mercoledì, 28 febbraio 2007
  
“Cioè, cioè amico, ti giuro, mi sono fottuto una cazzo di fica di cane! Era lì, quella cagna balorda, ed io ero arrapato e, cioè, me la sono sbattuta, cazzo! Amico, cioè, lì per lì sono rimasto shockato anch’io, ma ti giuro, la fica di cane è... cioè, è meglio di quella umana. E’ più stretta, ti fa raggiungere orgasmi che durano anche tre minuti. Amico, da allora non ho più smesso di scoparmi fiche di cane. Dovresti provare, cioè, la fica di cane è eccezionale. Ti giuro, prova amico, prova!”
Mi sta raccontando un tipo con barba lunga e cappello, che è sbucato all’improvviso sulla panchina del parco, proprio accanto a me. Parla lento, con voce cavernosa, mentre m’illustra le meraviglie della fica di cane, complete di gesti per delucidarmi meglio. Ha una cicatrice sul lato destro della bocca. O forse gliela vedo solo io.
Lo osservo cercando di prestare la minima attenzione possibile, ma è una cosa piuttosto laboriosa da fare, quando hai davanti uno che dice in continuazione “cioè”, “amico” e “fica di cane”. Ho una discreta botta nel cervello, prodotta da abbondante quantità d’erba. Sono venuto al parco per godermi in santa pace i suoi effetti, raramente esco di casa in questo periodo (tutti sanno che sono via per lavoro), ed invece questo fottutto cazzone me la sta facendo salire male, narrandomi per filo e per segno tutti i rapporti sessuali che ha avuto con stramaledette fiche di cane.
“Amico, per venti euro ti faccio vedere.”
“Come scusa?” chiedo io, sovrappensiero e particolarmente stordito. Vedo una donna con un cane a guinzaglio. La cosa m’inquieta, e anche parecchio.
“Mi sembri un tipo giusto, amico, cioè, di quelli che apprezzano, capisci? Se mi dai venti euro, ti faccio vedere come mi sbatto una fica di cane.”
Ci rifletto un attimo. Quanta voglia ho di vedere questo cazzone che si sbatte una fica di cane? E soprattutto, ho qualcosa di meglio da fare? Visto che la botta mi è ormai salita male, potrei riuscire a risollevarla vedendo qualcosa d’agghiacciante. Sì, potrebbe funzionare.
“Ok” gli rispondo “Fammi vedere come ti sbatti una fica di cane.”
“Cioè, fantastico, amico, fantastico!” Mi dice il tizio già tutto eccitato “Non te ne pentirai!”
“Speriamo...” Rispondo, ma so già che me ne pentirò.
“Amico, vieni in macchina con me, ti porto io?”
“Quanto è lontano?”
“Non tanto, ma la macchina ci vuole...”
“Ti seguo con la moto, l’ho parcheggiata qui vicino.”
“Cioè, ok amico, fantastico.”
Salgo sulla mia Ducati, m’infilo il casco e metto in moto, poi attendo il tipo che fotte fiche di cane.
Arriva con una vecchia macchina grigia, piena di ruggine, e mi fa segni plateali per farsi vedere.
Gli faccio un gesto e lui parte, un po’ a strattoni. Ha la guida più assurda della mia, che sono parecchio fatto.
Lo seguo per almeno dieci minuti, ad ogni semaforo mi fa qualche gesto, sembra arrapato come un maiale. Io invece inizio ad avere la nausea. Tra l’altro mi pare che in terra ci siano centinaia di ricci schiacciati. Vedo carne di riccio ovunque sulla strada, e la cosa non mi piace affatto, visto che siamo in città.
Entra in una zona industriale, e si dirige verso alcune baracche. Mi fa segno di parcheggiare.
Scendo dalla moto e il mondo appare lievemente distorto, percepisco i colori in modo più vivo e quello che vedo m’inquieta. L’erba si fa sempre più pressante nel mio cervello e, in questa situazione, non è proprio il massimo.
All’esterno di una baracca c’è uno strano macchinario azzurro tutto incrostato, formato da un pistone che si muove ritmicamente e che aspira brandelli di carne biancastri da un grosso contenitore. Riesco a leggere sul cartello verde attaccato sopra: “Categoria 3 – Non destinato al consumo umano”.
“Siamo arrivati...” mi dice il tipo, con gli occhi che brillano “Cioè amico, ora vedrai una cosa da sballo!”
Io sono in completa paranoia, sento sudore gelido che cola sulla fronte, penso che la mia mente non possa reggere a quello che mi verrà mostrato dentro quella fottuta baracca. Sono scosso da brividi.
“Pagamento anticipato” Mi dice il tipo, porgendomi la mano.
“Te ne do dieci ora, il resto dopo che avrò visto...” Rispondo io, porgendogli i soldi. Deglutisco in continuazione, ma non mi sento più saliva. Il tipo li afferra e si limita a fare un cenno d’assenso con il capo.
Lo seguo dentro la baracca. C’è puzza indefinita di piscio e merda, particolarmente raccapricciante. Un divano letto, probabilmente preso ad un bidone della spazzatura, occupa quasi interamente la stanza.
Ci sono due cani mal nutriti, straiati sul pavimento, legati con della corda. Appena entriamo se ne stanno a testa bassa, scodinzolando freneticamente. Un altro cane, un po’ più grosso, ma sempre un incrocio di chissà quali razze, se ne sta sul divano letto. Ha un fiocco verde legato al collare. Tutti hanno la museruola.
Deglutisco ancora. L’uomo sale sul letto ed inizia ad accarezzare il cane con il fiocco verde. La bestia non reagisce molto, si limita ad emettere dei lievi lamenti.
“Buona bella, buona... su sono io, buona bella buona...” Poi rivolgendosi a me “Amico, siediti, cioè, inizia lo spettacolo.”
Mi chiedo cosa cazzo ci faccio io, in questa cazzo di baracca malandata, a vedere uno che fotte fiche di cane. Non riesco a trovare una risposta plausibile. Avrei bisogno di un’altra po’ di erba, decisamente.
Preferisco rimanere in piedi, mentre il tizio inizia a baciare il cane sul pelo, ed inizia a strusciarsi contro. La scena è abbastanza disgustosa, ma non riesco a fare a meno di guardarla. Voglio vedere dove cazzo andrà a finire questa brutta storia.
“Cioè, amico, avvicinati se vuoi vedere meglio!”
“No, no, preferisco stare qui...” Rispondo.
Il cane continua ad emettere lamenti, ma non cerca né di mordere né di ribellarsi.
Adesso lo sta leccando sotto la coda, il culo penso, o la fica. Sono immobilizzato e guardo la scena con distacco, come fosse un fottuto film dove basta un click per spegnere tutto. Qui nessun click mi può salvare. Il rumore della sua lingua mi appare oscuro e disdicevole.
Si tira fuori il cazzo, rossiccio, storto e non molto grosso. Glielo struscia sul pelo, sulla testa. Poi gli si mette dietro, e nel momento in cui vedo sparire il suo stupido pene in quella fottuta fica di cane, capisco che l’esistenza è tutta uno scherzo, tutta un bizzarro scherzo del cazzo. Capisco che la felicità e la disperazione sono la stessa identica cosa. Capisco che tutto è maledettamente tetro intorno a me, fuori di me, dentro di me.
Il cane mugola leggermente, forse gradisce, mentre il tipo ci gode come un porco.
Sembra proprio un porco, mentre sbatte con occhi viziosi la sua amatissima fica di cane.
Poi afferra il cane con forza e stantuffa veloce, un ghigno di piacere gli distorce la faccia, ha gli occhi ribaltati, riesco a vedere solo la parte bianca. “Oh, sì, sei fantastica, oh sì, mi fai impazzire, oh sì, lurida cagna, godoooo gooodooooo!!! AAAAAAAH aaaaaah aah.” Grida, mentre viene.
Ed è allora che ho la rivelazione e comprendo tutto: questo stronzo si fa pagare per fottere fiche di cane. Questo stronzo gira per il parco, si siede accanto alle persone e cerca di convincerle a pagare per vederlo scopare fottututissime fiche di cane.
Lotto contro il disgusto e mi avvicino, mentre la rabbia mi sale dentro.
“Vuoi goderti la scena da più vicino eh?” Mi chiede il tipo, con voce affannata.
Lo afferro per la testa e lo trascino via, lontano dalla povera bestia. Il suo pisellino microscopico sguscia fuori tutto raggrinzito, tirandosi dietro qualche goccia di sperma.
“Nooo, lasciami, amico, cioè che cazzo fai?”
“Tu sei una sorta di puttana cosmica che fotte fiche di cane??? Oh mio dio, io ho pagato una fottuta puttana cosmica che fotte fiche di cane???” Ringhio, forse sbavo anche, sono diventato una bestia.
“Lasciami perdere, lasciami perdere!” grida il tipo, ma le ultime parole sono un gorgoglio incomprensibile, perché gli ho afferrato la gola stringendola forte con le mani.
“Cazzo no, non mi fare male, nooooo!” Riesce a dire, poi si piscia addosso, il porco, e comincia a piangere.
L’istinto omicida mi passa, gli tiro gli altri dieci euro e me ne vado. Poi ci ripenso, torno indietro. E’ sempre sul letto che frigna.
“Mi fai proprio schifo al cazzo, lurido fottitore di fiche di cane!” gli urlo contro, poi gli sputo addosso.
Salgo sulla moto e torno verso casa a tutta velocità. I ricci schiacciati sulla strada non ci sono più, per fortuna. Mentre guido rivedo le scene assurde del pomeriggio e penso che forse la mia esistenza non è poi tanto migliore di quella del logoro fottitore di fiche di cane. Forse nessuna esistenza è migliore della sua.
postato da: loboto alle ore 18:06 | Permalink | commenti (40)
categoria:richard
martedì, 27 febbraio 2007
 
Quando sei fatto, vivi in uno splendido mondo distorto, dove la squallida quotidianità ti regala scorci di sé inaspettati e meravigliosi, come a me oggi pomeriggio, mentre pensavo di essere a Misano con la mia F430 ed invece mi ero scaraventato contro il muro di casa dove ho sgasato e sgommato per almeno un quarto d’ora distruggendo un’aiuola di fiori giapponesi lavorati come fossero due carpe che si contendono una perla, nonché tutto il frontale sinistro della Ferrari, prima che Richard venisse a soccorrermi.
Mentre rientravo in casa mi è parso di vedere mio padre al terrazzo scuotere una tovaglia gialla a quadri. Alquanto bizzarro direi, visto che non ho il minimo contatto con quell’appiccicoso tocco di merda da almeno due anni, credo.
Mi sto intrippando alla tv guardando uno stupido sergente ranocchio che, a mio avviso, è anche ermafrodita, riflettendo pacatamente sul fatto che, se avessi una pistola, in questo preciso istante mi sparerei in bocca. BAM e tanti saluti. Fanculo. Invece la mia attenzione è attratta dalla punta dei miei texani, finché alla tv non comincia Spongebob che si suona il naso come fosse un piffero e allora passa tutto, tutto torna normale.
Mi viene voglia di un succo di papaya, ma non di quelli fottuti pieni di merda che trovi ai supermarchet, io ne voglio uno fatto con papaya fresca.
“Richard” grido.
Dopo qualche secondo d’attesa sento dei passi poi “Sì, signore?”
“Mi prepareresti un succo alla papapya?”
“Le papaye sono... ecco... finite, signore. Sono desolato.”
“Tu sei cosa? Oh mio fottuto dio, tu sei COSA???”
“Desolato signore... glielo preparo... al mango...”
“Se avessi avuto voglia di un cazzo di succo al mango, non pensi che ti avrei chiesto un cazzo di succo al mango, Richard? Eh?”
“Sono veramente desolato, se ha la pazienza di aspettare qualche minuto, me lo faccio portare dal negozio...”
“Ok, fattelo portare dal negozio, ma in fretta, cristo santo!”
“Certo signore...”
E sparisce. Lo sento comporre il numero, chiedere della papaya. Bla bla bla, bla bla bla.
Ricompare nella stanza “Tra quarantacinque minuti arriva la papaya, signore.”
“Perfetto dico io, ma adesso fammi un succo di mango, la papaya la berrò un’altra volta.”
“Come desidera, signore.” Dice, ma mi pare di scorgere nel tono una leggera mancanza di rispetto.
Dopo poco torna con il mio succo.
“Credi in dio, Richard?” Gli chiedo.
“Sì, signore, vengo da una famiglia molto religiosa.”
“Ah, e quindi tu credi in dio, Richard? Tu pensi che se ci fosse uno stramaledetto dio, manderebbe un uomo che lo adora qui, a fare lo sguattero a me?”
“Ma... io... io... non faccio lo sguattero, signore...”
“Guardami in questi fottuti occhi Richard, guardami bene cazzo! Tu...” E lo strattono un po’ per le spalle “Tu non sei niente Richard, tu non sei un cazzo di niente. Dio non esiste, ma se esistesse un dio, quello sarei io!”
Mi guarda imbarazzato, vedo che sta lottando tra la voglia di rispondermi a tono, e la servilità di cui ha impregnato ogni fottuto gene del DNA.
“E’ per questo che non scopi, Richard, dovresti chiavare di più cazzo!”
“Sei un frocione Richard, eh, sei un frocione? Rispondimi, forza!”
“Signore... perché mi fa questo?” Sta quasi per mettersi a piangere.
“Oh, il maggiordomino inglese frigna adesso? La checchina inglese sta per frignare, eh???”
“Mi permetta di ritirarmi nella mia stanza, signore...”
“Sai cosa ti dico Richard? Vai affanculo, tu e il tuo dio, cazzo!!!” Gli grido mentre se ne sta andando.
Poi continuo: “Vattene, vattene frocione inglese, vai a piangere dalla cazzo di mammina! Lo sai che quando non ci sei entro nel tuo bagno e lecco lo sperma che rimane nel bidè dopo che hai stretto la mano al bisciolino, lo sai eh???”
Sono sicuro che mi abbia sentito. Sorrido compiaciuto.
Lo chiamo al citofono.
“Mi dica signore...” il tono è veramente stizzito, e penso proprio che abbia pianto o che stia ancora piangendo.
“Stavo scherzando...” Gli dico, e senza che dall’altra parte venga detta un’altra parola, sento il rumore dell’interruzione di comunicazione.
Adesso sto urinando con il sorriso sulle labbra. Mentre lo faccio mi guardo i piedi, guardo attraverso la mia urina e scopro che questa è la cosa più gratificante che io abbia fatto in tutta la mia merda di vita.
postato da: loboto alle ore 19:39 | Permalink | commenti (5)
categoria:richard
lunedì, 26 febbraio 2007
 
Nubi cariche d’urina s’addensano in un cielo spigolosamente interrotto. Confido solo nell’arcobaleno. Nell’arcobaleno nero.
Apro gli occhi. Ci metto qualche istante per rendermi conto di dove sono. Ho percezioni attutite. Indosso una maglietta sporca dei Rancid che non ricordo di aver mai avuto, e boxer bianchi. Sono disteso per terra in un bosco, quasi interamente ricoperto di foglie. Ho sapore di terra in bocca. Non riesco a muovermi. La luce tende al verdastro, un verdastro malato.
Sento rumore di passi. Si avvicina un cerbiatto. Cazzo, un fottuto cerbiatto con gli occhi rossi!
“Oh merda!” penso “Dove cazzo sono finito?!?”
Il cerbiatto è sempre più vicino. Cerco di muovermi, ma non ci riesco. Quel dannato cerbiatto mi annusa la pancia. Cerco di gridare, ma la mia bocca non emette alcun suono.
Il cerbiatto apre le fauci, ha canini enormi, sporchi di sangue. “Oh merda” penso, mentre li affonda nel mio ventre, strappando brandelli di carne. Guardo la scena terrorizzato, ma non provo alcun dolore. Quel fottuto cerbiatto mi osserva con gusto, intanto che mastica i miei fradici intestini.
“NOOOOOOOO!!!” Riesco a gridare, afferro la testa del cerbiatto e la strattono con forza, gliela stacco senza difficoltà, poi la scruto tenendola ferma davanti ai miei occhi. Continua a masticare i miei intestini, nonostante sia spiccata dal corpo. Mi alzo e la getto lontano nel bosco. Mi guardo intorno, è salita una strana nebbia che mi avvolge minacciosamente.
Arrivo nel centro di una radura dove un cane completamente nero, immobile come una statua, spruzza liquido azzurro dal buco del culo, ad intervalli regolari. Poco dopo sbuca un enorme rapace che lo infilza con gli artigli e lo porta via. Nel becco stringe con forza la testa sorridente di un piccolo feto.
Continuo a camminare senza una meta precisa, senza capire un cazzo di quello che sta succedendo.
Vermi grandi come scoiattoli percorrono il terreno. Si arrampicano, si nutrono, si accoppiano affannosamente. Pulsano come membri prossimi all’eiaculazione. Stanno divorando la carcassa di babbo natale.
Gli alberi hanno strane foglie, sembrano calde, umide e carnivore. Ogni tanto vedo qualche lettera verniciata in rosso sui tronchi, una P, una A, una Q. Forse una F, ma non riesco a dare una logica a tutto questo.
“Ho preso un acido ieri?” mi chiedo. Ma non riesco a ricordare. “Devo smettere con quella merda!” penso, dopodiché intravedo qualcosa appeso ad un albero.
Mi ci vuole qualche passo affinché riconosca la sagoma sfuocata. E’ Richard, impiccato ad un albero. Qualcuno (o qualcosa) gli ha mutilato gli arti, lasciandogli solo il braccio destro, che indica una direzione nel bosco. La pelle è grigiastra e rigonfia. Ha il cazzo eretto dal quale gocciola qualcosa di giallognolo e denso.
Senza farmi troppe domande seguo la direzione da lui indicata. “Beveva troppo...” mi dico, cercando di dare una spiegazione logica alla sua morte, senza riuscirci un gran ché.
Arrivo in un'alttra radura, che sembra una discarica abusiva. Una vecchia lavatrice emette un ronzio regolare, l’acqua all’interno è una poltiglia nerastra. Su un materasso logoro ci sono due vecchie lesbiche raggrinzite, tutte truccate, che si leccano vicendevolmente la fica. Quella sotto smette per un attimo e mi fissa. L’occhio sinistro è grigio, senza pupilla.
“L’orgasmo ti porta a dio.” dice. “E dio ti porta alla morte.”
Senza dire altro ricomincia a leccare la fica dell’altra, che sembra apprezzare. Lo sciacquio prodotto dalle loro lingue che scorrono sull’anziano clitoride è nauseabondo.
Mi allontano sconcertato e mi ritrovo nel giardino di casa, davanti alla piscina vuota. “Chi cazzo l’ha svuotata?” penso, ma mi rendo subito conto che non ha nessuna importanza.
Nella piscina c’è un delfino. Ha la bocca cucita con ago e filo a regola d’arte, come fosse un fottuto cappottino vintage. Una strana figura gli sta versando del liquido nello sfiatatoio. Il delfino è vivo, gli escono lacrime di sangue dagli occhi, ma è stremato, non ha neppure la forza di scuotersi.
La figura mi guarda e ghigna, è l’uomo-pagliaccio. Non parla, ma telepaticamente mi grida: “L’IFERNO E’ QUI, L’IFERNO E’ QUIIIIIIIIII!!!!!”
“AAAAAAAAAH, cazzo, NOOOOOOOO!”
Ululo io, quando vedo che sta gettando uno straccio incendiato nello sfiatatoio.
Poi un’esplosione di brandelli di carne e sangue incandescente m’invade, mi sento bruciare la pelle, mi sento scarnificare. Infine il silenzio.
Apro gli occhi. Ci metto qualche istante per rendermi conto di dove sono. Ho percezioni attutite. Indosso una maglietta sporca dei Rancid che non ricordo di aver mai avuto e boxer bianchi. Sono madido di sudore. Per fortuna sono nel mio letto.
Chiamo Richard e mi faccio annullare tutti gli impegni di oggi, anche se non penso di averne.
Poi vado in bagno, riempio la vasca d'acqua tiepida, mi immergo dentro e mi tiro la più immensa sega di tutti i tempi.
postato da: loboto alle ore 12:45 | Permalink | commenti (11)
categoria:richard
sabato, 24 febbraio 2007
 La disperazione ci dorme a fianco e noi la lecchiamo come lucertole avide di seme.
“Fantastico” si limita a dire Malaika, dopo che l’ho sbattuta per quasi tre ore sotto effetto coca.
“Sì, fantastico...” dico io, sfilandomi da lei e fissando il soffitto.
Se chiudo gli occhi vedo demoni che si nascondono nell’ombra della camera. Sembrano maledetti gargoyle.
Siamo avvolti in coperte di un colore paradossale, un rosso talmente vivo che mi dà l’impressione di dormire in una pozza di sangue, oppure in una vagina infiammata.
Un minuto di silenzio, poi dice “Certo che è proprio sconvolgente quello che è successo oggi al maneggio...”
“Sconvolgente...” ripeto lentamente, senza nessuna voglia di affrontare l’argomento. Fino a stamani il nome Malaika mi sembrava bello, esotico. Adesso mi fa proprio cagare. Ma che razza di nome è?
Poi ripenso al pagliaccio, alla scatola d’avorio e alla strana giornata di oggi.
 
Cazzo ragazzi, ma lo sapete che sogno spesso la mia morte?
Tutti mi guardano in modo torvo, come se avessi detto chissà cosa. Solo Malaika accenna un lieve sorriso.
Piuttosto incazzato mi alieno dalla conversazione e mi osservo intorno, cercando di scacciare l’effetto dell’erba che ho fumato in macchina, mentre venivamo qui.
Sento gridolini, risatine, brandelli di frasi scalpitanti nell'etere "...lo sai che mi ha rotto il..." oppure "... è enorme cazzo, ti dico che è enorme!" oppure ancora "...ho girato l'angolo e ho visto, cazzo, una figa alta tre metri... tre metri di figa cazzo!!!"
C’è molto movimento nel ristorante del maneggio, sembra che stiano festeggiano il compleanno di una bambina.
La vedo al centro del tavolo, tutta vestita di rosa. Dal modo in cui si rivolge alle persone sembra anche piuttosto viziata. La osservo nei suoi gesti innocenti già corrotti dai genitori. Prima ride, poi fa le bizze per la torta, dice che le fa schifo. La madre chiama un cameriere, gliene fa portare un'altra. Le fa schifo pure quella.
“Non esiste purezza, neppure in un bambino.” Penso, e finalmente decidiamo di andare a cavalcare. Rimanere un altro minuto a questo tavolo, con queste persone del cazzo, mi avrebbe sicuramente ucciso. O, perlomeno, sgretolato i testicoli.
L’istruttore che ci sella i cavalli è un bel ragazzo che mi sorride in continuazione, sembra quasi ci stia provando con me. Lo fisso brutalmente, ma poi riesco a vedergli il cranio e devo distogliere lo sguardo immediatamente.
Mentre cavalchiamo lentamente verso l’uscita del maneggio mi accorgo che il gruppo del compleanno si sta dirigendo verso la stalla in disparte.
Rimango in fondo alla fila e rallento l’andatura, non posso fare a meno di osservare morbosamente la scena. Nel mentre non disdegno neppure qualche occhiata al culetto di Malaika, che sembra decisamente accogliente.
Quello che presumibilmente è il padre della felice famigliola apre la porta e tutti gridano in coro: “SORPRESA!!!!”
Posso vedere l’attimo esatto in cui la crudeltà dell’esistenza recide e strappa via l’innocenza di una bambina di 8 anni. Vestita di rosa confetto. Riesco a vederle quasi completamente i bulbi oculari. Penso che le potrebbero cadere da un momento all’altro. La bocca spalancata in un ghigno d’incredula disperazione. La madre corre a tappargli gli occhi, la prende in collo. Il padre guarda dentro la stalla, cerca di lottare contro un conato di vomito, ma poi si accascia riversando tutto il pranzo in un abbeveratoio.
Gli invitati sono agghiacciati. Alcuni piangono, altri non possono staccare gli occhi dalla scena.
Stiamo arrivando all’uscita del cancello, quando ci dicono che per un problema non è possibile andare fuori a cavalcare.
Arriva il responsabile del maneggio, le persone vengono fatte sgomberare, viene chiamata la polizia.
“Cazzo, ho ancora la scatola d’avorio...” Penso. “Sono nella merda!”
Mi frugo con foga nelle tasche, ma della scatola non c’è traccia. Chissà dove cazzo sarà andata a finire. Mi sento evanescente, mentre penso che mi potrebbe essere caduta quando guardavo il culo alle ragazze, oppure potrebbe avermela rubata quel logoro frocio d’un istruttore di merda.
Poco dopo arriva la polizia, mette i sigilli alla stalla e si prepara ad interrogare i presenti. Il cane della polizia mi punta fisso mostrando i denti. Non mi stacca gli occhi di dosso e ringhia. Forse sente che io, in senso lato, potrei essere il male assoluto.
Per fortuna Malaika ha buone conoscenze in questo posto e riusciamo ad andarcene senza problemi. Ne ho abbastanza di cavalli, maneggi e cazzi vari. Richard ci sta aspettando con la macchina già accesa.
“Esiste un solo tipo di uomo...” Dico, mentre guardo fuori dal finestrino fumé con una canna d’erba tra le labbra. “L’uomo-pagliaccio.”
Dopodiché mi accascio sul sedile della macchina e, un attimo prima di collassare, sento qualcuno che mi stringe forte la mano. Riesco a socchiudere leggermente gli occhi e, per un attimo, nello specchietto, mi sembra d’intravedere la faccia di Richard tutta truccata di bianco.
postato da: loboto alle ore 14:19 | Permalink | commenti (10)
categoria:richard
giovedì, 22 febbraio 2007
Sogno spesso la mia morte.
Una ragazza dal nome esotico mi ha convinto ad andare ad un maneggio per una cavalcata. Credo si chiami Malaika.
L’ho conosciuta ad un corso di latino che ho frequentato per due sole lezioni, però sono riuscito ugualmente a farmi dare il numero di telefono, dopo una discussione sul Mestruo Cosmico (quadro da me dipinto) e la sua correlazione con la velocità della luce.
Lei sostiene che il Mestuo Cosmico sia alla base d’ogni essenza e che, riuscendo a superare la velocità della luce grazie all’incorporeità di cui è pseudo-composto, torna per questo indietro nel tempo fino ai primordi dell’esistenza.
Io invece ritengo che tra il Mestruo Cosmico e il superamento della velocità della luce s’interponga l’Atavico Pelo di Pube che impedisce il raggiungimento di tale velocità e di conseguenza il ritorno ai primordi.
E’ rimasta notevolmente affascinata da questa mia variante, tanto che, entro la serata, penso proprio di sbattermela di gusto.
Mentre le cammino a fianco ogni tanto rallento l’andatura per osservarle il grazioso culetto spettacolarmente contenuto nei pantaloni da cavallerizza che indossa per l’occasione.
“Lo sai, un po’ di tempo fa avevo un cavallo...”
Dico, rendendomi subito conto di essere entrato in un argomento di merda, e maledicendomi a denti stretti per questo.
Tra l’altro, da quando Richard ci ha fatti scendere dalla macchina, sono un po’ preoccupato, perché ho l’impressione che uno strano personaggio mi stia fissando continuamente.
“Veramente?” Chiede lei, con un sorriso meraviglioso sul volto. E’ decisamente molto carina. E ha anche uno splendido paio di tette.
Però poi il volto le si rabbuia, e mi chiede:
“Come mai hai detto ‘avevi’? Che gli è successo?”
“Porca di quella puttana zozza rabbiosa malata di lebbra!” penso.
Ma le dico:
“Eh, è una brutta storia...”
Chino la testa, fingendo di essere commosso.
“Si chiamava Bucefalo, ma è morto”.
Faccio finta di asciugarmi una lacrima.
“Oh, mi dispiace tantissimo...” Dice lei.
“C’ero veramente affezionato, preferirei non parlarne”.
“Perdonami” dice lei, e mi abbraccia forte.
Ricambio l’abbraccio, e ne approfitto per palparle con soddisfazione le sode chiappe.
Sento che s’irrigidisce un attimo, ma poi si lascia andare.
“Stasera potresti provare le sue stesse emozioni”.
Penso tra me e me, e sorrido compiaciuto. Poi alzo lo sguardo e vedo che lo strano personaggio continua a fissarmi, e mi fa cenno di seguirlo, indicando una stalla ai margini del terreno. Potrebbe anche essere solo la mia immaginazione. Guardandolo meglio sembra addirittura che abbia il viso truccato da pagliaccio.
Mentre andiamo verso il bar del maneggio, dove lei ha fissato (contro la mia volontà e sarà punita per questo) con acluni suoi amici, le dico:
“Vai prima tu, io devo... ho visto... sì ho visto un cavallo che mi ricorda... Bucefalo... vorrei proprio... ecco... stare un po’ da solo con lui, se non ti dispiace... arrivo tra un attimo...”
Dolcemente mi risponde “Ok, non c’è problema, fai con calma... mi dispiace ancora...”
“Non ti preoccupare, ci metto poco” Le dico con espressione affranta.
Vado verso la stalla indicata dall’uomo-pagliaccio e mi affaccio alla porta. L’uomo è di fronte ad un bel cavallo marrone, con la lucente criniera tutta agghindata di fiocchi rosa.
Il cavallo è immobilizzato con delle corde. L’uomo-pagliaccio tira fuori una specie di bisturi e con decisione recide pezzi di carne dal muscolo della zampa posteriore.
Il cavallo inizia a scalpitare ed emette strani versi.
Il pagliaccio, sorridente, tira fuori quello che mi pare un cavetto d’acciaio.
Io sono impietrito davanti a questa scena, ma non posso fare a meno di osservare affascinato.
Questa strana figura mi guarda un attimo, poi apre la bocca del cavallo ed inizia a segargliela in due con il cavetto.
“Oh cazzo, fottuto lurido cazzo... oh cazzo.... oh cazzo oh cazzo oh cazzo!” Continuo a ripetermi nella mente.
Il cavallo sembra impazzire adesso, si dimena con foga, però non può sfuggire alla malvagità dell’uomo-pagliaccio. Nessuno può sfuggire. Il pagliaccio è una specie di divinità ancestrale. Mi sembra addirittura che abbia un’aura di luce intorno, mentre continua ad affondare il cavetto metallico nella bocca dell’animale, fino a che, con un colpo secco, gli stacca completamente la mascella.
“Oh fottuto cazzo di una mignotta assassina, o fottuto cazzo...” continuo.
E’ una scena raccapricciante, la bestia ha gli occhi sgranati dalla disperazione, tutta la parte sotto della bocca è completamente staccata, gli si vede solo la grande lingua che penzola e si muove spasmodicamente, tutta sporca di sangue. Sembra la reincarnazione dell’apocalisse, rivista in chiave pop.
Il pagliaccio mi guarda ancora e poi inizia a sfregare la faccia sulla lingua del cavallo, si volta, e mi sorride con un ghigno malvagio, tutto imbrattato di sangue.
Poi si avvicina al pene del cavallo ed inizia a masturbarlo e d’un tratto, con un colpo secco del bisturi, stacca il glande, lo lecca avidamente e lo mette in una scatola. Fatto questo si avvicina e me la porge con mani sanguinose. E’ una piccola scatola d’avorio intarsiata con una croce capovolta e il pentacolo. Riesco a comunicare con questo essere in modo telepatico, sento che mi sta dicendo che tutto questo mi renderà immortale.
Poi mi fa cenno di andare ed io, senza batter ciglio, mi volto e torno lentamente dalla ragazza e dai suoi amici.
Sono ancora piuttosto sconvolto, Malaika se ne accorge e mi prende la mano, pensa che sia per il ricordo di Bucefalo.
Io le faccio cenno di stare tranquilla.
“Sai che al mondo ci sono persone che potrebbero insegnarti un sacco di cose?”
Le dico, e senza darle il tempo di rispondere mi presento ai suoi amici. Naturalmente dopo un secondo non ricordo neppure un nome.
Li lascio per un po’ alle loro conversazioni d’affari, mentre penso che non sarebbe poi così male staccare la mascella a Malaika e donarla all’uomo-pagliaccio per ricompensarlo del dono.
Dopo, mostrando un sorriso a trentadue denti, me ne esco fuori così:
“Cazzo ragazzi, ma lo sapete che sogno spesso la mia morte?”
 
 
 
 
L’ambientazione del maneggio e la descrizione delle torture eseguite sul cavallo sono tratte dal suggerimento di Namuamidabutsu di ieri sera, mentre eravamo gonfi persi al Pederast Cave.
 
postato da: loboto alle ore 12:44 | Permalink | commenti (11)
categoria:ricahrd
mercoledì, 21 febbraio 2007
Il risveglio è sempre un’esperienza traumatica per me, è come se tornassi alla vita dopo milioni di anni d’ibernazione. Ed è difficile che ricordi qualcosa di quello che ho combinato la sera prima. E’ come rinascere ogni volta, ad ogni risveglio, come sgusciare fuori da un lurido utero liquefatto.
Riconosco i Prodigy di sottofonto, forse li ha messi Richard per fare il burlone. Ma pensandoci meglio mi sa proprio di no.
 “You're the victim... Come play my game... Exhale exhale exhale”
Tu sei la vittima. Vieni a giocare il mio gioco. Esala esala esala.
Tu sei la vittima.
Non posso fare a meno di lasciami fottere la mente da queste parole. Le sento trasformarsi in un grosso cazzo fatto di musica, ed il mio cervello diventa un’accogliente rosea passerina che non vede l’ora di essere sbattuta a dovere. Tu sei la vittima. Tu sei la vittima.
Ascolto le parole, la musica, mi alzo in piedi sul letto e accenno un balletto, guardando la mia carcassa riflessa nell’enorme specchio di fronte al letto. Per terra c’è un frustino nero, non ricordo perché sia li.
Mentre mi pavoneggio noto qualcosa di strano, ho il cazzo macchiato di sangue.
“Oh porca puttana!!!” dico a bassa voce.
Tu sei la vittima.
Mi ricordo della morettina, penso: “cazzo... forse l’avrò scopata... in un buco che prima non aveva!”
Questo pensiero mi fa ridere come uno scemo, ma subito dopo sono preso da sconcerto, nausea, mi fiondo a vomitare nel bagno.
Vomito qualcosa di verdastro, dalla strana consistenza, un po’ come la bambina dell’esorcista, ma con meno spruzzo.
Mi alzo dolorante e guardo nell’enorme vasca piena d’acqua di un colore strano, tendente all’arancio-verdastro e vedo qualcosa che galleggia. Ha la forma simile ad una ragazza con i capelli biondi.
Mi avvicino, e mi accorgo che è una bambola gonfiabile. Ha la faccia di Britney Spears.
La osservo meglio, ha delle siringhe infilate negli occhi, e un vibratore, gigantesco, nero, piantato in quella che dovrebbe essere la sua stupida fica. La ributto nella vasca.
Ripenso al mio cazzo macchiato e alla luce vedo che non è sangue, è qualcosa di più appiccicoso che sta seccando. Provo ad assaggiarlo e mi accorgo che è vernice rossa.
Mi rimetto un attimo in ordine e vado verso la sala in cerca di Richard.
“Scusami Richard...”
“Sì signore...”
Sta spolverando.
“Sai dove potrei essermi macchiato con della vernice rossa?”
“Si signore. Mi ha chiamato ieri notte, mi ha chiesto di filmarla mentre faceva... hem... mentre faceva sesso con una tela rossa appena dipinta. Ha detto che era l’opera più geniale dell’universo, l’avrebbe intitolata “Fottere il mestruo Cosmico” se non erro...”
“E tu mi hai ripreso, Richard?”
“Hem signore... veramente no... la telecamera...”
“TU NON MI HAI RIPRESO??? CAZZO RICHARD CAZZO!!!! COME HAI POTUTO? AAAAAAAAAAH CAZZO CAZZO!!!!! AAAAAAAAAAAAAAAAAH!!!!!”
“Hem signore... la telecamera... è rotta...”
“La telecamera è rotta gni gni gni” ripeto scimmiottando l’accento inglese.
“E chi cazzo l’ha rotta la telecamera eh??? Voglio proprio sapere chi cazzo l’ha rotta!”
“Signore, l’ha rotta lei l’altro giorno... tentando... ecco... tentando di fare una ripresa subacquea in piscina... con una telecamera normale...”
“E cosa stavo riprendendo Richard? Ora mi sfugge...”
“Stava riprendendo... uno scoiattolo morto... ha detto che voleva filmare... la fine di tutte le cose...”
“E perché non hai cercato di fermarmi?”
“Quando ho provato, signore, mi ha detto, più o meno: leva quella fottuta faccia inglese di merda da qui, Richard...”
“Capisco... capisco... Ah, Richard...”
“Sì signore?”
“Stavo scherzando... riguardo... alla faccia di merda inglese...” dico, con lentezza, cercando di sembrare il più sincero possibile, con un sorriso accennato ai lati della bocca.
“Se lo dice lei signore...”
Non sembra tanto convinto, ed ho l’impressione che, anche oggi, mi guardi leggermente storto. Comunque gli dico di ricomprare la telecamera.
Esco in giardino e mi corre incontro un pastore tedesco dal pelo lungo, splendido. Si chiama Adolph. Questo mi ricorda... cazzo della notte prima!!!
 
Arrapato come un gorilla idrofobo sto slinguazzando perbenino la morettina saccente, conficcandole la lingua più in profondità possibile, tanto per soffocarla un po’ a spregio e far vedere da subito chi comanda.
Le sono sopra, siamo avvolti da morbidissime lenzuola di seta nere.
Indossa baby doll e perizoma neri, con rifiniture fuxia.
La faccio mettere a pecora, la sculaccio un po’. La osservo. Le dico di zampettare come un cerbiatto, lei mi guarda per un attimo perplessa, poi cerca di imitare un cerbiatto, ma l’imitazione mi fa cagare, e le ordino di smettere.
Lei tira fuori un frustino, chissà da dove (forse se lo sfila dal culo?)... e, a sorpresa, mi frusta le chiappe.
“AH!” dico “Brutta lurida troietta... cosa credi di fare? No no no, non ci siamo!”
Le strappo il frustino di mano e le do una bella frustata sul culo, per punirla, e lo getto lontano nella stanza.
Lei sembra che ci goda. “Brutta troietta... brutta brutta troietta...” sento di avere uno strano ghigno di arrapamento sulla faccia, ho voglia di scopare come un animale.
La faccia sdraiare supina, con le gambe e le braccia il più possibile divaricate. Sembra crocifissa sulla croce di Sant’Andrea, avvolta nell’oscurità ancestrale della vita.
Le lecco le cosce, arrivando sempre più vicino al punto caldo.
Tolgo le mutandine e nella penombra vedo... la fica rasata in modo strano... guardo meglio, ancora non ci credo... cazzo, ha la fica rasata a svastica!!!
Mi scappa da ridere, mi si ammoscia l’uccello. “Dove cazzo ho trovato questa lurida zoccola?” penso.
Non me lo ricordo proprio. Non che me ne fotta un cazzo della fede politica, ma questo proprio non me l’aspettavo.
Mi torna voglia di scopare, anche se mi sono rotto i coglioni di questa situazione.
Le metto una mano sulla bocca, le tengo ferma la testa, le pianto il cazzo dentro ed inizio a pompare a tutta velocità, con forza, sgrano gli occhi e le grido guardandola in faccia:
“LURIDA TROIA, LA SENTI LA POTENZA DEL CAZZO DI MARX, EH LA SENTI?!?!?!?!”
“GODI LURIDA TROIA!!!”
Lei non cerca nemmeno di divincolarsi, respira soltanto un po’ a fatica dal naso.
Continuo così per due minuti, poi raggiungo l’orgasmo, decisamente fiacco.
Mentre vengo grido con voce gutturale: “UOOOOOOOOOH UOOOOOOOOOH OOOOOOOOOOOH”
Forse lei pensa che io stia godendo parecchio, e spinge la fica verso di me.
Ma io mi sfilo, e le dico di levarsi dal cazzo. Che non la voglio più vedere. Che tra noi è tutto finito. Finito cosa poi? Non lo so nemmeno io.
Non la lascio nemmeno rispondere e chiamo Richard al citofono:
“Richard, chiama un taxi per questa signorina. Anzi no, falla tornare a casa a piedi. No, via, chiamale un taxi.”
“Cosa devo fare signore?”
“Ok, chiamale un taxi. Dopo prendi la telecamera e vieni con me nello studio.”
“Per il taxi non c’è problema, ma la tel...”
Stacco la comunicazione. Butto letteralmente fuori di camera la morettina nazista, e tutto nudo mi dirigo verso lo studio con un sorrisetto sornione sulla faccia.
Mentre cammino ogni tanto saltello e grido: “GNAAAAAAAAK GNAAAAAAAAAAAAK!!!”
Ho in mente l’opera più geniale dell’universo.
 
postato da: loboto alle ore 15:10 | Permalink | commenti (11)
categoria:richard
martedì, 20 febbraio 2007
Richard mi serve la cena, è tutto il giorno che mi guarda un po’ storto, mentre ciondolo per la casa senza un obiettivo preciso, senza nulla di particolare da fare. Probabilmente perché stanotte ho cercato di molestarlo sessualmente. Ero ubriaco fradicio e avevo un mix di varie droghette in corpo.
Mentre ci ripenso mi viene da ridere, soprattutto per la scena di me, a cazzo fuori, che lo rincorro gridando di assaggiare il nettare della disperazione. Comunque non ero l'unico nudo per la casa, c'erano anche altre persone, ma chissà che fine avranno fatto.
Lui si è limitato a dire: “Mi scusi signore, permetta che mi ritiri nella mia stanza, grazie.”
“He he he” rido, e si illuminano gli occhi della ragazza che ho di fronte, che sta parlando in continuazione, e pensa che rida di quello che dice lei. Chissà cosa cazzo sta dicendo.
E’ una ragazza mora, capelli a caschetto, occhi profondi come il culetto, immagino. Penso si sia laureata in pompinologia o qualcosa del genere. Ridacchio ancora, naturalmente da solo. Lei mi guarda con disappunto, presumibilmente mi stava raccontado qualcosa di serio, poi il viso le si rischiara, sorride anche lei, pensa che io stia giocando, forse si sta eccitando, in realtà mi sto annoiando e non me ne frega un cazzo di nulla. Non ricordo nemmeno dove l’ho conosciuta e come ha fatto ad arrivare qui.
“Una volta sono stato in Madagascar e ho visto dei bambini che mangiavano sterco di babbuino albino come fosse branzino al forno...” e rido. Sono particolarmente allegro oggi. E non sono mai stato in Madagascar.
“Cosa?” Mi chiede lei, troppo presa dal suo parlare per capirmi subito.
“No niente” Rispondo “ avrei proprio voglia di un branzino al forno!”
“Ma dai” dice lei “La cena è squisita!”
Guardo il mio piatto pieno di sushi e sashimi. Durante la cena ho disposto i filetti di pesce crudo dandogli la forma di un pene, poi di una vagina, poi di un ragazzino che tiene una testa in mano. Anche se adoro il sushi, mi è passata la fame e mi è venuta voglia di scopare questa saccente morettina. Me la immagino mentre succhia il mio cazzo inginocchiata, ed io, in piedi fiero, accenno il balletto di una stupidissima canzone dei Village People canticchiandola nella mente.
Mi viene duro all’istante.
“Richard, hai messo le lenzuola di seta nere?”
“Sì signore, come mi aveva chiesto.”
Sorrido compiaciuto e penso che sarà una lunga notte per quella fottuta morettina.
postato da: loboto alle ore 12:56 | Permalink | commenti (8)
categoria:
lunedì, 19 febbraio 2007

Clicca qui per GODERE DURO!!!

 

Ragazzi volevo fare la cartolina totale con tutti e 10 ma il computer dice che non ha memoria sufficiente...
Facciamo una colletta, cacciate 200 euro a testa, così ricompro il computer e fo la super cartolina ancestrale totale, non è una splendida idea???


hihihihih


A me piace!!!

postato da: loboto alle ore 19:25 | Permalink | commenti (3)
categoria:aioc, pederast cave
lunedì, 19 febbraio 2007
Attraverso il salone della mia casa, quel candore mi affascina sempre.
Ho conosciuto 4 persone in un club privato la notte scorsa e li ho portati a casa con me.
Non conosco i loro nomi, gli ho detto di fare come fossero a casa loro. Ho avvertito anche Richard, il mio maggiordomo inglese.
Uno strano uomo, decisamente affascinante, mi implora di fottere la sua ragazza davanti ai suoi occhi.
Io la guardo. E’ una creatura magrissima, ha tracce di lividi sparse sulla pelle.
Dico all’uomo: “Non ho nessuna intenzione di fotterla, mi fa cagare!”
Lui dice che non c’è nessun problema, poi mi sorride.
Li lascio alla loro conversazione, mentre noto due persone con la maschera tirata sulla testa che bevono Champagne e tirano coca. Li sento emettere risolini isterici, e mi sembra di riconoscere la maschera di Hitler e quella di Stalin.
Sento delle grida provenire dall’altra parte del salone: “Stupida puttana, non gli sei piaciuta, fai schifo, cazzo!!!”
E’ l’uomo di prima, rivolto alla ragazza magrissima piena di lividi.
Lo guarda con occhi assenti e singhiozza ritmicamente come una specie di orologio inceppato. Non emette parola. Lui la prende a schiaffi, lei cade di fianco, chiude gli occhi, rimane lì rannicchiata, in posizione fetale. Io osservo la scena indifferente ed affascinato allo stesso tempo.
L’uomo si alza, mi guarda con uno strano sorriso ed esce dalla porta. Lo osservo dalle grandi vetrate, mi sembra di vederlo camminare sull’acqua della piscina, prima di sparire trai cespugli, come una sorta di cristo demoniaco del nuovo millennio.
Forse dovrei coprire la ragazza, ma mi sono ricordato che ho qualcosa d’importantissimo da fare, quindi me ne vado lasciandola lì rannicchiata nel suo vuoto dolore, non sono mica un cazzo di volontario della Crocerossa io!
 
Sono in ginocchio, davanti alla piscina, ansimo dalla fatica, dalla rabbia, dalla disperazione. C’è poca luce, ho in bocca sapore di sperma, forse il mio. Sono scalzo, ho i piedi doloranti, il nulla che ho di fronte sembra scontato.
Probabilmente sono fuori come un cammello, ma non ci giurerei.
Ho il viso rigato di liquido sconosciuto, non penso siano lacrime. A volte mi capita di piangere, ma stasera credo di non averlo fatto.
Davanti a me, immobilizzato nella piscina, con l’acqua che gli arriva appena sotto la bocca, rantola e cerca di dimenarsi quello che fino ad oggi pomeriggio era uno splendido cavallo di razza. Nero. Si chiama Bucefalo. O almeno è così che lo voglio chiamare io.
Penso “stupido cavallo, stupido fottuto cavallo!!! ”
Mi sono trascinato dietro le mazze da golf, pagate una fortuna, mai utilizzate.
Penso “assaggerai la disperazione stupido fottuto cavallo”
Lo guardo. Mi riguarda con occhi ricolmi di paura. Gli ringhio contro: “Cosa cazzo guardi stupido fottuto cavallo??? Eh, cosa cazzo hai da guardare???”
Cerca di dimenarsi, ma l’ho ben legato.
Prendo la prima mazza da golf, è un ferro della Cobra, mi pare. Un bagliore metallico in una notte senza speranza.
Cerco di raggiungere il lurido buco di culo del cavallo, quello stronzo si irrigidisce, si dibatte.
Io impreco “stai tranquillo fottuto cavallo, ti piacerà! Hai capito fottuto cavallo che devi stare calmo, eh??? EEEEH???”
Finalmente centro il buco del culo, spingo un po’, il cavallo emette strani versi, l’acqua esce a piccole onde dalla piscina, ma la mazza entra senza troppi problemi.
Sono euforico, salto grido, sbeffeggio il cavallo.
“Hahahaha stupido fottuto cavallo godi eh? GODI???”
Non emette più strani versi, né cerca di liberarsi, è solo scosso da tremiti.
Vado davanti ai suoi occhi sgranati, imploranti, troppo umani.
Lo accarezzo sul muso e con voce rassicurante gli dico “Buono bel cavallo, buono... bravo cavallo, bravo...”
Poi alzo il tono di voce, fino a ringhiare “BRAVO STUPIDO FOTTUTO CAVALLO, BRAVO ADESSO TI FACCIO GODERE IO!!!!”
Mentre il cavallo ricomincia a scuotersi prendo un altro ferro della Cobra, mi avvicino e cerco di conficcarlo nel suo culo, mentre la bestia scalpita più di prima.
Gli sono sopra, tutto molle, ma il fottuto cavallo si muove in continuazione, io perdo l’equilibrio, cado nell’acqua, un dolore lancinante mi annebbia la vista.
Mi sembra di essere in un liquido nero, oleoso, invece è solo l’acqua della piscina, ci sto per non so quanto tempo, finché mi sento afferrare e trascinare fuori.
E’ Richard. Siamo entrambi bagnati fradici, io penso di aver bevuto molta acqua, probabilmente mista ad urina di cavallo.
Mi chiede: “Signore, perché sta facendo questo?”
Io rispondo, in un breve attimo di lucidità: “E’ colpa di dio, dio è malvagio!” “Nessuno tocchi quel fottuto cavallo fino a quando non lo dirò io!!!”
Nella mia mente appare l’immagine di una vagina con i denti e penso: “Cazzo, sono proprio felice, quasi quanto qualche anno fa, quando mio padre pensava fossi gay.”
Dopodiché perdo i sensi, o cado in coma, oppure muoio, ma nessuno lo può sapere...
postato da: loboto alle ore 12:35 | Permalink | commenti (9)
categoria:
venerdì, 16 febbraio 2007
Versando il tè sulla scrivania generai il Caos.

 
                                 A. Bellucci
                               (memorie di uno psicolabile –
                               Coprofago Editore - 2007 )
postato da: loboto alle ore 11:57 | Permalink | commenti (7)
categoria:
venerdì, 16 febbraio 2007
Pubblico emblema
 
Lama di luce trafigge l’essenza
Presenza d’acrobati e pescatori
Sull’ampie rive, dissidi malvagi
Colare di luna, plastica assenza.
 
Segui la notte di sperma e di sangue
Col volto rigato, dita bagnate,
Segnate reti sugl’occhi decisi
Baciate cosce, dischiuse a dovere.
 
Su lastre imbandite trova la noia,
Divisa nel corpo, acuta nel senso,
Appiattite forme d’inabili cuori.
 
Divora lo sterco, bevi l’urina,
Sulle ginocchia ho versato il mio sangue,
Sulle ginocchia ho lasciato l’amore.
postato da: loboto alle ore 11:35 | Permalink | commenti (7)
categoria:poesie, poesia
venerdì, 16 febbraio 2007
Stessa Specie
 
L’energia necessaria
Sempre più modesta
Della luce per produrre
Verde agli organismi
 
Non assorbono albore
Dai più semplici ai più complessi
Forme più piccole e più snelle
Fenotipi e genotipi
 
La foresta di sclerofille
Nelle scimmie antropomorfe
Il cuore è triloculare
 
Questo è solo uno
L’uomo fin dall’antichità
Collassa l’involuzione
postato da: loboto alle ore 10:54 | Permalink | commenti
categoria:poesie, cut up
venerdì, 16 febbraio 2007

"QUALSIASI MONDO ASCOLTATE LE MIE ULTIME PAROLE. ASCOLTATE TUTTI VOI CONSIGLI DIRETTIVI SINDACATI GOVERNI DELLA TERRA. E VOI POTENZE DI POTERE DIETRO QUELLE LURIDE TRATTATIVE FATTE IN QUELLE LATRINE ALLO SCOPO DI IMPADRONIRVI DI CIO' CHE NON VI APPARTIENE. PER VENDERE IL TERRENO DI SOTTO I PIEDI NON NATI. ASCOLTATE. CIO' CHE HO DA DIRE VALE PER TUTTI GLI UOMINI IN QUALSIASI LUOGO. RIPETO PER TUTTI NESSUNO ESCLUSO. GRATIS PER TUTTI COLORO CHE PAGANO. GRATIS PER TUTTI COLORO CHE PAGANO IN DOLORE.
CHE COSA VI HA TANTO SPAVENTATO TUTTI DA FARVI ENTRARE NEL TEMPO? CHE COSA VI HANNO TANTO SPAVENTATO TUTTI DA FARVI ENTRARE NEI VOSTRI CORPI? PER SEMPRE NELLA MERDA? VOLETE RESTARCI PER SEMPRE? ALLORA ASCOLTATE LE ULTIME PAROLE DI HASSAN SABBAH. ASCOLTATE GUARDATE O CAGATE PER SEMPRE. CHE COSA VI HA TANTO SPAVENTATO DA FARVI ENTRARE NEL TEMPO? NEL CORPO? NELLA MERDA? VE LO DIRO' IO. LA PAROLA. LA PAROLA IL-TU. IN PRINCIPIO ERA LA PAROLA. VI HA SPAVENTATO TUTTI NELLA MERDA PER SEMPRE. USCITENE FUORI PER SEMPRE. USCITE PER SEMPRE FUORI DALLA PAROLA TEMPORALE IL. USCITE PER SEMPRE DALLA PAROLA CORPOREA TU. USCITE PER SEMPRE DALLA PAROLA MERDOSA IL. TUTTI FUORI DAL TEMPO E NELLO SPAZIO. PER SEMPRE. NON C'E' NIENTE DA TEMERE NELLO SPAZIO.
QUESTO E' TUTTO TUTTO TUTTO HASSAN SABBAH. NON C'E' NESSUNA PAROLA DA TEMERE. NON C'E' NESSUNA PAROLA. QUESTO E' TUTTO TUTTO TUTTO HASSAN SABBAH. SE VOI IO CANCELLIAMO TUTTE LE VOSTRE PAROLE PER SEMPRE. E LE PAROLE DI HASSAN IO PURE CANCELLO. ATTRAVERSO TUTTI I VOSTRI CIELI GUARDATE LA SCRITTURA SILENZIOSA DI BRION GYSIN HASSAN SABBAH. LA SCRITTURA DELLO SPAZIO. LA SCRITTURA DEL SILENZIO. GUARDATE GUARDATE GUARDATE"

(William S. Burroughs - Allen Ginsberg, , Milano, Sugar, 1967; pp. 100-101).Lettere dello Yage

postato da: loboto alle ore 08:10 | Permalink | commenti (2)
categoria:cut up
giovedì, 15 febbraio 2007
Iron Maiden
The Reincarnation Of Benjamin Breeg
 

Lascia che ti dica della mia vita
lascia che ti dica dei miei sogni
lascia che ti dica delle cose che
succedono, tutto è reale per me
lascia che ti dica della mia speranza,
del mio bisogno di raggiungere il cielo
lascia che te lo dica in un viaggio scomodo
lascia che ti dica perchè.
lascia che ti dica perchè.

perchè queste sventure
dovrebbero trovarsi su di me
non sarò perdonato finché potrò scappare
cosa ho fatto per meritare tutta questa colpa
pagare per i miei peccati,
per svendere la mia anima

i demoni sono intrappolati
tutti dentro la mia testa
le mie speranze di Dio,
raggiungono il Paradiso dall'Inferno
i miei peccati sono molti,
la mia colpa è troppo pesante
la questione di sapere, cosa so?

sono capace di vedere le cose,
le cose che non voglio vedere
le bugie di un migliaio di anime
pesa tanto su di me

so che stanno piangendo in cerca di aiuto
il loro peso mi butta giù come fosse mio
il peccato di migliaia di anime bussa in vano
la reincarnazione di me vive di nuovo

qualcuno che mi salvi
qualcosa mi salvi da me stesso
per portare salvezza,
per esorcizzare questo inferno (x2)

qualcuno che mi salvi
qualcosa mi salvi dal mio inferno
che la nostra destinazione
sia lontana da questo inferno
qualcuno che mi salvi
qualcosa mi salvi da me stesso
per portare salvezza,
per esorcizzare questo inferno
postato da: loboto alle ore 09:15 | Permalink | commenti (7)
categoria:
mercoledì, 14 febbraio 2007

...Alla donna disse:

"Moltiplicherò
i tuoi dolori e le tue gravidanze,
con dolore partorirai figli.
Verso tuo marito sarà il tuo istinto,
ma egli ti dominerà".

All'uomo disse: "Poiché hai ascoltato la voce di tua moglie e hai mangiato dell'albero, di cui ti avevo comandato: Non ne devi mangiare,

maledetto sia il suolo per causa tua!
Con dolore ne trarrai il cibo
per tutti i giorni della tua vita.
Spine e cardi produrrà per te
e mangerai l'erba campestre.
Con il sudore del tuo volto mangerai il pane;
finché tornerai alla terra,
perché da essa sei stato tratto:
polvere tu sei e in polvere tornerai!".

 

Cazzo, meno male che dio è buono!!!

(cmq è sempre colpa delle donne...)

postato da: loboto alle ore 08:44 | Permalink | commenti (17)
categoria:bibbia
lunedì, 12 febbraio 2007

Persone sospette...

Clicca qui per il massimo splendore

 

 

Persone ancora più sospette...

Clicca qui per il massimo splendore

 

 

Il mio lato migliore, che tra l'altro è uguale alla faccia...

Clicca qui per il massimo splendore

 

 

Nuova AIOC Card, Pederast 2

Clicca qui per il massimo splendore

 

postato da: loboto alle ore 22:53 | Permalink | commenti (11)
categoria:foto
sabato, 10 febbraio 2007

Pigia qui per vedere la foto nel suo massimo splendore


Mi mancano un po' di foto per fare tutti i membri della casa, devo fare un fottuto servizio fotografico!!!

postato da: loboto alle ore 12:01 | Permalink | commenti (5)
categoria:aioc, pederast cave
venerdì, 09 febbraio 2007
Ecco cosa ha proiettato la mia mente nel dormiveglia di ieri mattina, dalle 6.00 alle 7.00 circa...
 
 
Mi alzo per fare colazione, sono circa le otto di sera, mi sento particolarmente distrutto, ho vuoti di memoria, la testa a pezzi.
Attraverso il salone di un candore verginale mai visto, ci sono quadri di arman alle pareti, accumulazioni di pennelli, accumulazioni di tubetti di vernice, un violino infranto, una sedia infranta.
Mi siedo sullo sgabello davanti al bancone e arriva subito il mio maggiordomo inglese, che io mi ostino a chiamare Richard perché mi piace così, ma non è il suo vero nome.
“Buon giorno signore, ecco il suo sushi di delfino e il carpaccio di panda reale, come aveva richiesto.”
Non ricordo di averlo chiesto, comunque rispondo “Grazie Richard.”
Guardo i piatti di fronte a me, tutti lavorati, ma non ho assolutamente fame.
Mi guardo un attimo attorno e vedo due persone mascherate, un uomo ed una donna (almeno così mi sembra), che stanno scopando sopra ad un divano rosso.
“Hem Richard...”
“Sì signore?”
“Cosa ci fanno quelle persone sul divano?”
“Li ha portati ieri sera, signore, ha detto di lasciar fare loro tutto quello che vogliono...”
“Ah ok, pefettto...” Sposto lo sguardo e noto una ragazza magrissima, nuda, piena di lividi seduta in un angolo che tenta di farsi in vena, ma non ha la forza di muoversi. Evito di chiedere spiegazioni.
“Richard, hai pulito i cerchi alla F430?”
“Sì signore, come aveva richiesto”
“Bravo richard, è molto importante per me.”
Sarà un mese che la ferrari non esce dal garage, ma tutti i giorni gli chiedo di pulire quei fottuti cerchi. Alcune volte mi diverto a sporcarli con sangue o sperma, per vedere se effettivamente li pulisce. Lo fa tutti i giorni, regolarmente.
Guardo ancora i piatti che mi stanno davanti, assaggio qualcosa dal sapore nauseante, lascio tutto nel piatto.
“Richard...”
“Sì, signore...”
“Hai fatto il pieno alla mia ducati?”
“No, signore, mi scusi ma...”
Assumo un’espressione da psicopatico, tra l’altro sono le espressioni che mi vengono meglio, sgrano gli occhi, mi batto le mani in faccia e grido:
“Cazzo Richard, come è possibile, cazzo cazzo, come è fottutamente possibile, eh?”
“Ma signore mi scusi...”
“Cazzo, cazzo AAAAAAAHHH AAAAAAAAAh!! Calmo calmo, devo stare calmo, respira respira. Ok Richard, non c’è problema.”
“Provvederò appena possibile signore.”
Sono riuscito a calmarmi e, comunque, il fatto di non avere nessuna intenzione di uscire in moto mi ha aiutato molto a non perdere del tutto le staffe.
Lascio vagare lo sguardo fuori dalle grandi vetrate, verso la piscina, e noto una macchia scura che galleggia.
“Cos’è quella cosa in piscina, Richard?”
“E’ un cavallo signore...”
“Ah, capisco... E cosa ci fa lì?”
“E’ stato lei ieri sera, ha anche tentato di infilargli le sue mazze da golf nell’ano... quando le ho chiesto perché stava facendo una cosa del genere ha risposto che è tutta colpa di dio, dio è malvagio. Mi ha anche detto di non toglierlo da lì finché non l’avrebbe detto lei.
“Ah, ok richard, puoi farlo togliere. Dio è malvagio non pensi?”
“Sì, malvagio signore.” Non sembra tanto convinto mentre lo dice.
“Sei molto efficiente Richard...”
“Grazie signore.”
“Ti darò un aumento.”
“Grazie signore, è molto gentile lei.”
Io gli sorrido, lui ricambia con un sorriso titubante e quasi impercettibile.
Chiudo gli occhi un secondo e sogghignando tra me e me penso che l’aumento non glielo darò mai.
postato da: loboto alle ore 13:43 | Permalink | commenti (6)
categoria:filmati mentali
mercoledì, 07 febbraio 2007

 

Anch'io ho fatto 'sto test... sembra averci azzeccato...

postato da: loboto alle ore 10:40 | Permalink | commenti (8)
categoria:
martedì, 06 febbraio 2007
Ho visto dei colori talmente intensi da essere surreali, delle persone allucinanti (ho visto superman nero che mi correva incontro), degli animali mistici (ho visto un fottuto lupo bianco spettrale apparire su un prato verde), mi sono flashato nei musei su delle opere che sembravano incredibili, ho visto delle simmetrie, delle espressioni, degli scorci, delle luci che non avevo mai visto.
Sembra una città aliena percorsa da bruchi giganti che ti vogliono schiacciare ma che ti trasportano anche, ho avuto paura, ho riso, ho fatto l’amore, sono stato decisamente bene.

E’ un peccato che nessuna foto riesca a riprodurre quello che ha percepito la mia mente...

malefici piccioni-gabbiano che facevano versi allucinanti spiando la finestra del nostro hotel

Riflessi mistici dall'albergo

Ancora vista dall'hotel (oh mi era presa così quella mattina!!!)

Una papera-cigno che sguazza in riflessi allucinanti

Questo "cartello" dentro un museo mi ha flashato per tempo immemorabile, ma la foto non rende giustizia a quel colore giallo fluorescente che mi ha decimato le cellule cerebrali...

Qui ci ho visto 6 orgasmi anali...

Questo quadro non rende in foto ma mi ha intrippato troppo...

Chi non teme la bambina malvagia???

Questo mulino con bocca ed occhi E' il male assoluto...

postato da: loboto alle ore 17:45 | Permalink | commenti (12)
categoria:amsterdam
giovedì, 01 febbraio 2007
Vado qualche giorno
ad Amsterdam,
baciatemi allegramente
il nefasto scroto!!!!
 
Hihihi
 
CIAUZZZ
postato da: loboto alle ore 08:13 | Permalink | commenti (7)
categoria: