sabato, 31 marzo 2007

Ciò che esce dalla nostra mente non è altro che delirio.

Clicca per vedere la foto

Clicca qui per vedere l'unica foto esistente del gatto del Pederast, FIPILI

A volte non ascolto le persone. Parlano parlano, ma io niente, passa un attimo e mi sono già dimenticato quello che mi è stato detto.
Solitamente perché, mentre le persone mi parlano, io penso ad altro. Per esempio a dipingere a mano coniglietti rosa, oppure a rotolarmi in un’enorme vasca piena di guano di piccione.
Ho appena finito di vedere Sin City e sono in botta sul letto.
Ad un certo punto sento delle voci giù nel giardino. Mi alzo di soppiatto epenso: “Devi essere veloce come un ninja, cazzo, come un ninja!”
Apro lo scuretto della finestra e mi sposto di lato guardingo, con il cuore che continua a martellare nel petto.
Individuo i due uomini, ma mi defilo subito dalla finestra per non essere visto.
I due parlano in una lingua che non comprendo, probabilmente sono stranieri, oppure stanno parlando in codice. Entrambi stringono un sacchetto in mano, forse stanno raccogliendo l’immondizia.
Si avvicinano al gazebo e leggono il biglietto che ho lasciato davanti alla porta d’ingresso in modo che non pensino che io sia su a scopare. C’è scritto, in stampatello: SONO SU A DORMICCHIARE. Di fianco alla scritta ho disegnato una freccia verso l’alto. Il foglio è retto da una bottiglia di acqua della coop.
Parlottano tra di loro, ma non capisco una fottuta parola.
Dopo sento dei colpi, come se bussassero, ma sulla pietra. Tum... tum... tum... tum.
Ascolto ancora quello che stanno dicendo e mi sembra di capire: “Qui ci vogliono i coltelli...”.
Adesso ho veramente paura.
Mi sembra di sentir aprire la porta. Mi avvicino alla porta della camera, e tra me e me penso che ci sarà da combattere. L’adrenalina fluisce con gioia nel mio corpo, la sento impossessarsi di me. Le campane suonano le sei in punto del pomeriggio.
Si apre lo sportello di una macchina, forse i due loschi figuri se ne stanno andando, così mi rilasso un attimo.
Ma sento sbattere uno sportello di troppo, come se fossero entrati in macchina e usciti di nuovo.
“Cazzo, hanno preso i coltelli...” penso, mentre la paura torna a farsi spazio in me.
Sono indeciso se sorprenderli scendendo subito le scale, oppure aspettarli nascosto dietro la porta.
Ma la macchina si mette in moto, tutto torna tranquillo e finalmente capisco che erano in tre, non avevano sbattuto uno sportello in più, un uomo non l’avevo visto.
Torno a dormire e scopro che spesso, nei momenti di paura, mi vengono in mente le più grandi realtà: il coito interrotto è l’unica alternativa a dio.

 

Clicca qui per vedere la foto

Sento arrivare la macchina di quei ragazzi, scendono, leggono il biglietto davanti alla porta e si mettono a ridere.
Apro gli occhi, ma è inutile, sono immerso nelle tenebre.
Qualcuno sale le scale, forse con l’intenzione di venirmi a svegliare. Allora io velocemente esco dalle coperte e mi nascondo dietro la porta. Lui apre, ed io immagino la scena: accende la luce con il sorriso sulle labbra, ma vede una stanza vuota con un quaderno aperto sul letto. “Qualcosa non quadra in questa stanza...” starà pensando, mentre il sorriso gli si spegne sul volto.
All’improvviso un pazzo esce urlando da dietro la porta, sono io.
Il ragazzo fa un salto all’indietro, poi ride e mi manda a cagare.
La sua realtà era una stanza vuota. La realtà assoluta, invece, era una stanza vuota con un pazzo nascosto dietro la porta. E la fica non è altro che una fottuta fetta di manzo.

 

Clicca qui per vedere la foto

La seconda parte del racconto è stata una specie di visione nel dormiveglia. In realtà un ragazzo è arrivato, ha salito le scale con l’intenzione di aprire la porta, ma poi non l’ha fatto. Questa è stata una quasi premonizione.

Clicca qui per vedere la foto

Clicca qui per vedere la foto

martedì, 27 marzo 2007

Clicca qui per godere come un riccio di questa splendida opera

Ecco una foto decente del mio ultimo quadro, quello che parteciperà al Premio Italia 2007...

postato da: loboto alle ore 20:20 | Permalink | commenti (15)
categoria:arte, pittura, merda sciolta, vomito di cane
lunedì, 26 marzo 2007
Se frughi nella tua fottuta mente, in modo molto accurato, allora forse potrai comprendere il delirio dell’esistenza, volta ad un unico, maledetto scopo.
In questo giovedì d’aprile la noia mi sta fustigando i testicoli come una vecchia lesbica acida, vestita sadomaso, tutta imbavagliata e unta, mentre un daino sciancato le lecca la fica angosciosamente arida.
L’ansimare veloce di scrupolose gabbie appese, ambiguamente ondeggianti, m’istiga a fottere ranocchie idrocefale, fino all’espiazione di ogni peccato.
L’arsura della fatiscenza occupa rare parti del mio spappolato encefalo, contribuendo ad uccidere i miei sogni e le mie aspirazioni. La digressione mentale che ne deriva è abbacinante, come quel mio amico che scolpisce solo vagine di marmo. Solo e soltanto fottutissime vagine di marmo. Da tutta la vita. Per tutta la vita.
L’evanescenza del mio corpo, soprattutto il lato sinistro interno, occupa molti dei miei pensieri, oggi. Devo assolutamente smettere di assumere droghe allucinogene. Mi rendono instabile, in via di decomposizione.
La luce che vedo sul fondo non è reale. Il bagliore plastico delle foglie di cedro rende l’empatia una tra le più grosse stronzate della storia dell’uomo.
Fuggiamo dai cliché, aspiriamo a pieni polmoni la milizia incandescente formata da cazzi rigonfi di sperma. Bevi tesoro, fino all’ultima goccia. Non lo sprecare, è prezioso.
Credere nelle altre persone mi è impossibile. Le vedo come figure prossime alla catarsi, con le quali non interagire.
I bulbi oculari, se visti in senso lato, sono piuttosto incantevoli. E la solitudine provocata dall’isolamento dovuto alla loro adorazione mi è del tutto incomprensibile.
Le tre in punto, quando l’acqua della piscina diventa, di colpo, rosso sangue. Ma non me ne frega assolutamente un cazzo.
Raggelanti escrementi galleggiano nell’acqua, ridotta ad una specie di discarica, come tutta la casa ed il giardino, da quando ho mandato, per qualche giorno, Richard in ferie. Ogni tanto se le merita quel piccolo fottutissimo uomo. Fa talmente tante cose per me, ed io non lo premio mai.
Il sole asciuga il mio seme filante, perduto chissà dove dopo una delle tante mie maturbazioni compulsive quotidiane.
Mi sembra di vedere, sul muro della casa, un geco gigante dai colori psichedelici.
Cerco di aizzargli contro il gatto egiziano, con pearcing all’orecchio che sto accarezzando. Si chiama Satana. Ma non accenna minimamente a muoversi, è più stronzo di me.
Una figura spettrale mi volteggia intorno, avvolta da nebbia a profumo di fiori. Sembra che stia cercando di dirmi qualcosa.
“Chi sei?” chiedo.
“Sono Gesù di Nazareth.”
“Ah, ecco. Mmmh... e cosa cazzo vorresti da me?”
“Vorrei mostrarti una cosa...”
“Ma proprio ora? Non vedi che ho da fare?”
“E’ una cosa importante...”
“No, no, lasciami perdere, non mi piacciono i rompicoglioni... se voglio... hem... qualcosa... vengo io... da te... non preoccuparti...”
“Ma...”
“Ma un cazzo! Allora sei proprio un coglione, cosa si deve fare per stare in pace, eh? Me lo vuoi dire, cazzo, cosa si deve fare per stare in pace???”
La figura si allontana da me piangendo, fino a svanire nel nulla.
“Che stronzo!” penso, e mi rilasso disteso al sole.
Da circa un’ora, una ragazza magrissima, completamente nuda e calva, mi sta succhiando il cazzo sul bordo della piscina. Lei ci va giù di gusto, ma io sono immerso nei miei pensieri. La mia mente è fertile come una puledra, sento le poche cellule del cervello rimaste lavorare senza posa. Non so quanto tempo è che non mangio, forse giorni. Mi sto nutrendo solo ed esclusivamente di droghe e, forse, di qualche insetto che si aggira per il giardino.
Probabilmente la ragazza magrissima e calva è frutto della mia immaginazione. Eppure pare così reale. Se mi concentro un pochino, riesco addirittura a sentire un lieve piacere provenire dal mio succoso pene.
 “Cose è successo qui, signore?” Mi sento chiedere da dietro.
Mi giro, con molta difficoltà. E’ Richard. “Oh, Richard, finalmente sei tornato! Mi sei mancato tantissimo!!! Dove sei stato, eh? Racconta, racconta, vecchio trombone!” Gli dico, con un’espressione da ebete sorridente sul volto, mentre provo ad afferrargli i testicoli, ma senza risultato.
“Beh... signore... sono stato via per poco più di un’ora, mancavano le spezie per cucinare la cena...”
La ragazza è scomparsa, e gocce di sperma che si stanno seccando appiccicate al gatto egiziano.
“Brutta puttana” Penso “Quando succhi un cazzo, almeno lascialo pulito!”
Richard mi guarda storto, forse ho pensato ad alta voce.
“Poco più di un’ora? Mi sembrava di averti mandato in ferie...”
“No signore...”
“E allora, cazzo, pulisci, non vedi che questa casa è diventata una merda?!?!”
“Ma signore...”
“Ma signore un cazzo, Richard, vai subito a pulire, non ti pago mica per farti le pugnette!!!”
“Vado signore...” e se ne va con volto mesto.
Appena Richard è rientrato in casa, la ragazza calva, per fortuna, è ricomparsa per finire di pulire tutto il succo che aveva lasciato.
“Brava bimba” le dico.
Ma l’unico essere che può sentirmi è il mio gatto Satana.
postato da: loboto alle ore 17:15 | Permalink | commenti (3)
categoria:richard
lunedì, 26 marzo 2007
“Quello mi sembra un pene, un grosso e rigonfio pene...” dice una signora anziana a quella che, presumibilmente, è una sua amica. Ha i capelli di un viola spettrale, ed occhiali con montatura color oro.
“A me sembra più Hitler... un Hitler che si gratta le natiche con accanimento...” risponde l’amica, leggermente perplessa, inclinando la testa per osservare meglio l’opera. Lei indossa un vestito a fiori che riesce a smuovere le paure più profonde conficcate nella mia anima.
Da almeno un quarto d’ora stanno fissando un quadro di un artista che non conosco e non ho nessuna intenzione di conoscere.
Mi avvicino alle spalle delle due anziane, e con voce affabile dico:
“Sarebbe bello riempire una donna di sperma fino a tramutarla in una spugna e poi picchiarla con un bastone gridando: sei lercia, sei schifosa, sei una spugna piena di sborra!!! Lei emetterebbe così strani rumori trasudandola e singhiozzando costernazione a tratti...”
Sì voltano a guardarmi e io sfoggio un sorriso smagliante, dopodiché, nel panico totale, si allontanano di fretta e furia, lasciandomi libero di osservare il quadro. Lo ammiro qualche istante e mi sembra di scorgerci il feto di un bambino-pappagallo ammutolito, con le ali ricoperte di sterco, che prega inginocchiato di fronte alla statua del diavolo, circoncidendo casualmente diversi cazzi che sbucano dal pavimento cosparso di benzina.
“Fa proprio cagare...” dico a voce alta, sperando che l’autore mi senta. Poi guardo attraverso una vetrata e noto un uomo vecchio, con cappello militare ed occhiali scuri (che lo fanno sembrare quasi cieco), che osserva il tramonto all’orizzonte. Ha un cane al guinzaglio, nero, vecchissimo. Il cane ha il pelo bianco sul muso, un collare rosso, e l’uomo lo tiene vicino a sé con un cordone blu quasi fluorescente. Forse quel vecchio è veramente cieco. O forse è soltanto la reincarnazione dell’angoscia. Si volta verso di me e, sorridendo, mi fa il gesto di pollice su. Io rimango fermo qualche attimo, poi ricambio il gesto. Allora il vecchio mi fa un cenno con la testa, strattona il cane per il collo, e se ne va. Sul muro dietro di lui c’è una macchia d’urina.
Proseguo il giro all’interno della mostra. Mi soffermo un attimo su un quadro eseguito con uno stile a me noto. E’ monocromatico, rosso scuro, leggermente acquerellato. Mi pare di vederci un’orgia ambientata in un paesaggio lunare. Leggo le specifiche: Paesaggio Lunare Metabolico, 50x70cm, mestruo su seta. Cazzo, è un quadro di Dafne, la ex ragazza di Landford!
Cerco con lo sguardo in giro, ma non riesco a vederla. Dopo un po’ che girello senza meta, arrivo nelle vicinanze del mio quadro dove un gruppo di persone lo sta osservando.
“E’ uno scandalo!” qualcuno dice indignato.
“A me sembra rappresentativo del disagio moderno” dice qualcun altro.
“Rappresentativo?!” dice lo stesso di prima “Questa è pornografia, non arte!”
Nel quadro, in pratica, è raffigurato il primo piano del mio cazzo, con la cappella piegata all’ingiù, come se avessi l’uccello rotto, mentre una goccia di sperma cade ed una ragazza senza occhi lecca la goccia con espressione goduriosa. Si chiama “Rubinetto”, è grande 100x150 cm, rigorosamente olio su tela.
“Geniale” penso tra me e me, sorridendo, e mi avvicino al capannello di persone.
“C’è qualcosa che non vi gusta nel mio cazzo?” domando.
Tutti si girano verso di me, qualcuno un po’ imbarazzato. Io continuo a sorridere, forse a causa dell’erba che mi sono fumato prima di entrare.
“E’ lei l’autore?”
“Certamente, miei cari signori...”
“E non si vergogna di sporcare una galleria d’arte con la sua spazzatura?”
“L’arte è merda, e noi tutti siamo famelici coprofaghi del cazzo!” Rispondo, sempre sorridendo. Nessuno dice nulla, quindi proseguo:
“Se riusciste a liberare la vostra mente, corrosa dalla pedofilia, almeno per un attimo, forse vi sarebbe più semplice avvicinarvi alla purezza assoluta rappresentata dalla prostituzione. La prostituzione eguaglia dio.”
“Ma cosa sta dicendo?”
“L’assenza di ciò che desideri è un conato oscuro. Il luogo dell’anima in cui si estende il viscido senso d’inadempienza risulta tracciato con foglie d’acacia, inumidite di saliva.” Rispondo io, a casaccio. O forse no.
“Ma non ha senso quello che sta dicendo!”
“Ma andate tutti a fare in culo, vecchi stronzi!” Grido io, adesso alterato, poi con voce stridula continuo: “AAAAAAH AAAAAAAAH vi mangio la testa, vi mangio la testa!!! AAAAAAAAAH AAAAAAAH, fuggite da me, FUGGITEEEEEE, SONO IL DEMONIO, IL DEMONIOOOO, AAAAAAAAAH!!!!”
Finalmente i vecchi si levano dalle palle, e io rimango lì, ansimante, davanti al mio dipinto.
“Guarda guarda chi si vede!” sento dire dietro di me, dopo due minuti passati a fissare il vuoto. Mi giro, è Dafne. Capelli rossi, incarnato chiaro, bel sorriso e un paio di tette che fanno impressione. Manca solo che si volti e mi permetta così apprezzare il culo, poi sono a posto.
“Dafne, che bella sorpresa” rispondo io, l’abbraccio un secondo per baciarle le guance, ma quando faccio per allontanarmi sento che mi trattiene un attimo a sé.
“Sei un po’ cambiato dal liceo!”
“Mah... sai com’è, scopare in continuazione bagasce cingalesi farebbe cambiare chiunque!” rispondo io, serio.
Lei ride e dice: “La tua ironia non è cambiata per niente, però!”
Rido anch’io, ma non riesco a capire di quale cazzo d’ironia stia parlando.
“Molto significativo il tuo quadro...” dice, e sembra sincera. “Quel senso d’angosciosa fatalità è sempre presente.”
“Cerco di mantenermi in forma... cerco... ecco... di rapprensetare l’essenza inesistente dell’anima. E, cerco... hem, soprattutto, di godere della mia vita... appieno...” dico, farfugliando frasi a caso.
“Sei proprio come ti ricordavo. Facciamo un giro insieme?” mi chiede, sempre sorridendo, poi mi prende la mano e si avvia per il corridoio.
“Molto volentieri!” rispondo, e finalmente riesco a vederle il culo, stretto nei jeans: una favola. La immagino a pecora, mentre la sculaccio cantando qualche inno clericale, e non riesco a pensare ad altro.
“Ho... visto, hem... ho visto il tuo quadro...” le dico.
“E?”
“E... mi sembra... come dire... splendido. Ho molto apprezzato il fattore metabolico di quell’orgia lunare...”
Lei mi sorride, ma non aggiunge altro.
Allora continuo io: “Quel susseguirsi di azioni rituali che portano alla secrezione delle stesse sostanze... un po’ come il mestruo con cui sono raffigurate...”
“Una bella interpretazione...” dice lei, e nello sguardo noto qualcosa di strano, quasi elettrico.
Passeggiamo per la mostra commentando varie opere, tra cui un albero con i rami pieni di bambini impiccati, intitolato “Il massacro dei colpevoli”, e altri, che però non mi hanno colpito molto. Sento un calore particolare sprigionato dal corpo di questa ragazza dai capelli rossi.
Passeggiando per il cortile, tra sculture prettamente falliche, Dafne si ferma di fronte ad una grande porta di legno, molto vecchia, che sembra l’entrata di un rimessaggio.
“Entriamo lì” dice Dafne.
“Lì dove?” ma prima che finisca la frase ha già aperto la porta e mi ha trascinato dentro.
Mi tira subito fuori l’uccello, e inizia a succhiarlo. Poi prende un telo, lo metter per terra e mi dice: “Adesso sdraiati e scopami!”
Mi distendo sul telo, lei mi monta sopra di schiena, sto per metterglielo dentro, ma mi ferma.
“No, nella fica no!” Mi dice, poi si sputa in una mano, si passa il dito sull’ano, mi sputa sul cazzo e, tenendolo ben saldo, se lo infila in culo. Dopo qualche stantuffata si sfila il cazzo dal culo e lo succhia smaniosamente, poi se lo rimette in culo per un po’, ci dà sopra un paio di colpi di bacino, dopodiché lo sfila e lo succhia ancora, ingorda di piacere e sapore di merda. Poi se lo rimette nel culo. Mentre fa così emette strani squittii di piacere, e ripete continuamente “Ah, sì, fottimi Cristopher!”. Chissà chi cazzo sarà questo Cristopher.
Adesso ogni mia capacità motoria è annullata, e me ne sto lì, con una rossa psicopatica che mi fotte in modo bizzarro, senza nessuna minima possibilità di reazione. Osservo la polvere che mi svolazza d’intorno, percepisco in modo esteso ogni suono, ogni rumore che mi circonda. La cosa è anche simpatica, da un certo punto di vista, se non fosse che tutto questo potrebbe procurarmi alla mente delle ferite che probabilmente non si rimargineranno mai.
Davanti a me, accantonato per terra, c’è un quadro con un pagliaccio che mi guarda e sorride.
“Il mio mondo è perfettamente oscuro” penso, alienato in me stesso “Una fottuta sfera di luce nera.”
Poi le sfilo il cazzo dal culo, glielo metto in bocca, le tengo con forza la testa ed infine sborro gioioso.
postato da: loboto alle ore 12:40 | Permalink | commenti (4)
categoria:richard
giovedì, 22 marzo 2007
postato da: loboto alle ore 10:00 | Permalink | commenti (3)
categoria:south park
mercoledì, 21 marzo 2007
postato da: loboto alle ore 09:06 | Permalink | commenti (6)
categoria:
lunedì, 19 marzo 2007

 

 

Crea anche tu il tuo omino di south park, clicca qui!

postato da: loboto alle ore 18:19 | Permalink | commenti (1)
categoria:south park
lunedì, 19 marzo 2007
E’ arrivato sgommando sul vialetto, con dope show di marilyn manson a palla. E’ sceso, tutto eccitato, e ci ha detto:
“Oggi cago nel giardino.”
“Ti possiamo guardare?” gli abbiamo chiesto.
“Certo” ha risposto, ed è andato a prendere la carta igienica, ha saltato la staccionata e si è messo vicino ad un cespuglio con i pantaloni abbassati.
Ha scorreggiato un po’, poi ho visto uscire uno spruzzo di merda sciolta dal culo. Poi un altro ed un altro ancora.
Qualcuno si è allontanato con i conati di vomito, mentre io ed un altro ragazzo riprendevamo la scena con i cellulari, estasiati ed ipnotizzati. Non avevo mai visto nulla di più aulico e glorioso.
Si è pulito il culo ed ha risaltato la staccionata. A quel punto ci siamo abbracciati ed abbiamo pianto per la commozione.
Ma quando siamo andati a rivedere i filmati qualcosa non era andato per il verso giusto, il mio cellulare aveva ripreso solo bianco, mentre quello dell’altro ragazzo solo nero.
Forse aveva cagato qualche presenza demoniaca, tipo l’anticristo, che ci ha fottuto i cellulari, oppure era una scena talmente splendida ed eccelsa che non poteva essere ripresa, ma che dovrà rimanere solo e soltanto nella nostra mente, e nel nostro cuore.
Comunque non c’è nulla, e ripeto, nulla, di più puro e magnifico di un uomo che caga in un giardino.
Alla fine è arrivato un cane peloso, ha leccato la merda, ed è stato scosso da brividi.
 
 
Questa è una storia realmente accaduta al pederast. Alla fine sono riuscito a vedere il filmato sul computer, ma l’audio non funziona.
Penso proprio che questo spunto bellissimo verrà riutilizzato all’interno di un racconto.
Grazie per quello che ci hai fatto provare.
postato da: loboto alle ore 08:52 | Permalink | commenti (9)
categoria:pederast
mercoledì, 14 marzo 2007
 
 “Fatti fottere da Van Hopen, fatti fottere da Van Hopen” Da stamani, nella testa, mi rimbomba questa canzoncina, non riesco a ricordarmi dove l’ho sentita, né riesco a togliermela di mente.
Sto camminando per strada, di notte, da solo. Il cielo si screzia grigio, violento ed inutile, come l’eleganza di un completo Armani.
La paura di essere seguito mi avvolge a tratti, sembra quasi una sontuosa sciarpa di lana dalle maglie dilatate e filacciose.
Per strada, di fianco a me, un pazzo grida esagitato frasi sconnesse. Forse qualcuno ha trovato un neonato in un bidone dell’immondizia, o qualcosa di simile.
Su di una parete grigia, proprio davanti a delle panchine semicircolari, qualcuno ha scritto con la bomboletta rossa: “amo violare l’ano di viola”. Sotto c’è scritto: “Cristo è mio amico”
Entro nel primo pub che trovo, per farmi una birra. Ho bisogno di rilassarmi un attimo. Non ricordo neppure il motivo che mi ha spinto a passeggiare a piedi.
Mi sistemo ad un tavolo libero, un po’ defilato. Ordino una birra rossa e qualche stuzzichino. Mi sembra che un tipo con barba e capelli lunghi, seduto al bancone, mi stia fissando da quando sono entrato, ma potrebbe essere anche una mia impressione.
“Cosa cazzo vorrà lo stronzo?” mi chiedo tra me e me, alzandomi per andare a pisciare.
La tazza del cesso è incrostata di merda, il bagno ha le pareti viola, tutte graffiate, come se qualcuno fosse impazzito lì dentro e l’avesse prese ad unghiate.
Mentre urino osservo la tazza del cesso, di marmo nero, e il mio pene, che sembra in splendida forma. D’un tratto, da una parete, si stacca una falena, volteggia un po’ in aria e poi mi si posa proprio sulla cappella. Mi tentenno l’uccello, ma la farfalla, brutta stronza, non si stacca, e va a finire che piscio di fuori alla tazza, un po’ anche sulle scarpe. “Merda!” Impreco, poi riesco a pisciarle sulle ali, e la farfalla cade nel cesso. Le faccio un saluto con la mano, mentre tiro lo sciacquone.
Torno verso il tavolo e, per fortuna, il tipo losco sembra sparito nel nulla.
Mentre sono assorto nei miei pensieri sento una voce familiare che mi dice: “Non ci posso credere, sei veramente tu?”
Mi giro, è il tipo losco di prima “E tu chi cazzo sei?” gli chiedo, un po’ alterato.
“Non mi riconosci? Sono Landford”
“Landford? Oh cazzo, vecchio frocio, è una vita che non ci vediamo!!! Ma che ti è successo, sei cambiato tantissimo!”
“E tu, invece, sei sempre la solita bagascia?”
“Cazzo se sono sempre la solita bagascia!” Rispondo ridendo “Sono la bagascia più gigantoscopica dell’universo, cazzo! Quasi quanto tua madre, Landford!
Ridiamo entrambi come scemi, e ci scambiamo pacche sulle spalle. Lui indossa una maglietta con sopra disegnato buddha. Sotto c’è la scritta: I believe in god. “Splendida” penso.
“Ma Chiara l’hai più sentita?” Mi chiede sedendosi al tavolo.Era la mia ragazza al liceo artistico.
 “No, dopo che è stata ricoverata in psichiatria non ne ho saputo più niente... probabilmente l’hanno ricoverata per colpa mia! Che troia! Ah Ah Ah” ghigno da solo.
“E invece... come si chiamava... quella ragazza con i capelli rossi che usciva con te?” gli chiedo.
“Ma chi, Dafne? Mmmh, non so che fine abbia fatto... mi ricordo solo che le puzzava la fica di merda. Le leccavo la fica e, cristo, mi sembrava di pomiciare con un fottutissimo buco di culo!”
"Dai, era un genio" dico io "Dipingeva solo ed esclusivamente con mestruo su seta!"
"Anche i suoi quadri allora sapevano di merda!" ribatte lui, mentre ci pieghiamo in due dalle risate sguaiate, ormai ubriachi fradici.
“Ma tu hai sempre l’ossessione per lo sperma di topo?”
“No, no ora sono cambiato, faccio tutt’altro.” Risponde, diventando serio per un attimo “Però, se fossi in te, starei molto attento allo sperma di topo. Può attaccare un sacco di malattie quella roba!”
Ridiamo entrambi. Landford ha il padre di origini inglesi.
“E cosa fai adesso?”
“Vivo la mia vita ‘sentendola’. Sono stato per diverso tempo impegnato alla ricerca di me stesso...”
“E cosa cazzo vuol dire?”
“Se apri tutti gli orifizi del tuo corpo, il mondo ti scorre attraverso!”
“Porca troia, la cosa sembra plausibile.” Dico, esterrefatto. “E fottere, fottere, cosa fa?”
“Avere rapporti sessuali normali poco... dovresti avere rapporti sessuali DI...LA...TA...TI” dice, scandendo bene l’ultima parola.
“E cosa significa?”
“Ti spiego meglio. Ho vissuto per sei anni con una tribù del centro america che, come rituale d’iniziazione, usa farsi penetrare l’ano da un bisonte sacro affetto da idrofobia.
“Oh cazzo!” ribatto io, preoccupato, adesso. “Sul serio?”
“Certamente. Questo permette di avere l’orifizio dell’accondiscendenza aperto, ed è da lì che escono tutte le tensioni nervose che altrimenti si accumulerebbero nel corpo.”
“Farsi sbattere da un bisonte con la rabbia è la chiave della vita...” ripeto pensieroso.
“Esattamente...”
“Ed io che pensavo fosse fottere bambi. Ma dimmi... ti sei fatto montare da un bisonte infuriato?”
“Ci puoi scommettere, amico!” risponde lui sorridente.
“Cazzo, mi hai quasi convinto... Ma dimmi una cosa... si sente male?”
“Quasi niente. Devi assumere un miscuglio particolare di droghe, poi viene appositamente creato un unguento lubrificante. Il rituale dura un giorno. C’è una cerimonia tutta particolare, che inizia la mattina. Il percorso da seguire comprende, tra l’altro, la scelta di una donna del villaggio con la quale avere rapporti sessuali ripetuti.”
“Qualsiasi donna?”
“Qualsiasi.”
“Fantastico...”
“Insomma, avere rapporti sessuali DILATATI significa essere penetrati in ogni orifizio del corpo. Contemporaneamente.” Continua lui.
“Contemporaneamente...” ripeto, gustandomi il suono esotico di questa parola.
“Da quando ho fatto l’iniziazione godo come un riccio, come un riccio, cazzo! Ma perché non vieni al seminario che terrò a Firenze, il prossimo mese?”
“E di cosa parla?”
“L’argomento principale è la vulva.”
“Un seminario sulla fica... interessante, penso proprio di venire! He he he”
“La vulva intesa come passaggio celeste per il raggiungimento dell’assoluzione.”  Mi dice Landford ridendo anche lui “Dovresti proprio venire! Tieni il volantino.”
“Grazie. Quando si parla di fica, non posso certo mancare!” Gli dico, mettendomi il volantino in tasca.
“Tu invece, cosa mi racconti?” Mi chiede Landford.
“Mah, sempre la solita merda. C’è un uomo-pagliaccio che mi dà qualche preoccupazione. E il mio pene. Lo vorrei di qualche centimetro più lungo.”
“Rapporti sessuali DI...LA...TA...TI” ribadisce Landford “Sono la risposta ad ogni male dell’uomo.” Forse non mi sta neppure ad ascoltare. O forse sì.
“Mi hai quasi convinto cazzo!”
Ormai siamo piuttosto ubriachi e parlare di rapporti DILATATI mi ha particolarmente arrapato, ho bisogno di sbattermi qualche rovente passerina.
“E’ stato un vero piacere incontrarti, così per caso, Landford. Teniamoci in contatto! Ora mi dispiace ma devo proprio andare.”
“Questioni di vulva eh?” E ride.
Rido anch’io, poi ci salutiamo ed esco dal pub. M’incammino fuori, estraggo il volantino e leggo il contenuto: “Triturare carne di capra, far rosolare bene con aglio, olio e merda, sostenere alambicchi di sperma in equilibrio sulla testa, da aggiungere poi lentamente all’impasto. Urinare sopra un daino, mozzargli la testa e soffriggerla con cipolla e lingua di cristiano affetto da gonorrea. Sbriciolare e cospargere l’impasto, facendo ben attenzione a non lasciare scoperto niente. Mettere in forno a 1000°C e cuocere per 10 ore. Allungare con secrezioni vaginali ed applicare sul pene 2 volte al giorno.”
“Cosa cazzo è?” mi chiedo, dopodiché alzo lo sguardo e leggo, scritto con bomboletta verde sul muro: “Stroncatevi grossi cazzi su per il buco del culo. Il resto non ha importanza.”
“Casualità?” Mi chiedo, continuando a camminare, dopo aver riposto il volantino.
Intanto mando qualche messaggio per vedere se c’è modo di scopare, stasera.
Poco più in giù, in mezzo alla strada, c’è una donna enorme, con capelli biondi slavati e pelliccia nera. Ha il labbro leporino. Per quanto ne so potrebbe benissimo essere la reincarnazione del male. Parla animatamente al telefono. Per terra sta appassendo una rosa blu. Chissà chi l’avrà perduta. Non riesco a smettere di fissare la donna grossa, è più forte di me. D’un tratto esce dalla curva una macchina a tutta velocità che la prende in pieno amputandole le gambe. La sua carcassa urlante finisce sul tetto dove zampilla sangue dai moncherini come la fontana dell’Orrore Ancestrale, prima di stramazzare al suolo, tra grida di dolore e disperazione quasi fastidiose, direi.
L’auto continua la sua corsa, senza nemmeno rallentare. Accorrono le prime persone in aiuto, sembrano disperate, ma io non capisco proprio il perché.
“Sono cose che succedono...” penso distrattamente tornando verso casa “...quando si è fottutamente ciccioni.”
postato da: loboto alle ore 18:53 | Permalink | commenti (13)
categoria:richard
lunedì, 12 marzo 2007
“Vagina Cosmica... Vagina Cosmica...” geme una voce nell’oscurità.
Apro gli occhi. Il buio m’avvolge, ombre frastagliate circondano il mio corpo.
Mi sento tutto appiccicato, le lenzuola hanno una strana consistenza.
“Tu comprenderai l’oscuro senso della Vagina Cosmica...” dice sempre la stessa voce.
“Chi sei?” chiedo, in preda al panico. Cerco di divincolarmi dalle lenzuola, ma sono viscide, mi rimane molto difficile muovermi. C’è uno strano odore nella stanza. Alcune mosche mi ronzano attorno alla testa.
“Sono l’entità dal significato compiuto...”
“E cosa cazzo vuoi da me?” grido, in preda al terrore.
Le lenzuola sembrano brulicare, faccio uno sforzo disumano per liberarmi. Finalmente ho i piedi sul pavimento. Mi sento tutto bagnato, lascio impronte mentre mi sposto, in cerca dell’interruttore della luce, che non trovo.
“Eh, cosa cazzo vuoi da me???”
D’un tratto si accende la televisione. Ci sono le immagini dell’incidente, organizzato da mio padre, per uccidere la mia matrigna ed ereditare i suoi averi. Vedo i corpi carbonizzati. Mio padre mi aveva programmato un viaggio a Londra, per non far ricadere sospetti su me. Ricordo ancora il giorno in cui mi hanno chiamato ad identificare i corpi, ed io, senza esitazioni né emozioni, ho riconosciuto in un barbone carbonizzato il cadavere di mio padre. Gli aveva impiantato perfino i suoi denti d’oro. Ho dovuto subire molti interrogatori, ma mio padre aveva architettato tutto a regola d’arte, sfruttando soldi e conoscenze. Ora lui vive da qualche parte sotto falso nome, con una piccola parte dell’eredità. Il resto me lo sto godendo io.
“Tu sai cosa voglio...” Sussurra la voce.
Finalmente riesco ad accendere la luce. Sono ricoperto di sangue, ci sono le mie impronte sparse sul pavimento. Poi guardo il letto. Ha le lenzuola fatte di carne. Fottute lenzuola fatte di carne.
“Oh cazzo...”
Ci sono centinaia di mosche nella stanza, e nella carne vermi che banchettano allegramente.
Sono scosso da conati, ma non riesco a vomitare. Cado in ginocchio. Comincio a piangere.
“Richard, cazzo Richard!” Gemo tra i singhiozzi, ma non giunge risposta.
“Fanculo stronzo!” grido, rialzandomi.
Appesi al soffitto ci sono ganci da macellaio dai quali pendono pezzi di carne. Guardandoli meglio sembrano tutti cazzi. Piccoli cazzi appesi al soffitto, come macabro orpello di desolazione.
Alla tv ci sono ancora immagini dell’incidente, poi seguono immagini di me all’obitorio. Indosso una camicia rosa ed occhiali da sole. Noto solo adesso che nell’inquadratura compare, un po’ defilato, l’uomo-pagliaccio. Addirittura mentre sto riconoscendo il corpo di mio padre, l’uomo-pagliaccio mi sta di fianco con una mano sulla spalla.
Esco dalla camera, in cerca di Richard. Nel corridoio ci sono, agganciate al soffitto, donne nude, senza testa, crocifisse. Tutte hanno enormi seni penzoloni.
“Non puoi fuggire...” Dice la solita voce del cazzo.
“Se ti prendo ti spacco il culo, stronzo!” Grido, disperato.
Da sotto la porta di uno dei bagni filtra sangue.
“Dove cazzo sei, Richard?”
Apro una porta di legno, consumata, che non ricordo di aver mai visto in casa.
Ci sono due cavalli che si divorano a vicenda le viscere, in quello che mi sembra il più funebre sessantanove mai visto.
Nella stanza riconosco Malaika. Si sta facendo scopare da un nano con la testa d’elefante, che sibila in continuazione “I fuck your ass, I fuck your ass” con voce stridula.
Lei si gira e mi guarda, ha la bocca sporca di sangue. Emette degli strani gorgoglii, mentre rigurgita quello che sembra il cazzo di un cavallo.
“Lo sapevo che eri una troia!” le dico, sbattendo la porta e continuando la ricerca di Richard.
Esco in giardino.
Richard è disteso nell’erba, gli mancano le gambe, ha il corpo segato all’altezza del ventre. Indossa un cappellino rosa da festa e ha una trombetta in bocca. Appena mi vede mi tira dei coriandoli. Il gatto gli sta leccando le interiora.
“Mio figlio è morto...” mi dice. “Sto dando una festa, ora non dipendo più da te.”
“Cosa cazzo dici, Richard?”
“Sai benissimo cosa sto dicendo. Ora non dipendo più da te.”
Sento degli strani gemiti provenire da un’altra parte del giardino.
“Fanculo anche a te, Richard” gli grido, e mi dirigo verso la fonte dei rumori.
C’è mio padre, non riesco a vederlo bene in viso, ma so che è lui. Sta picchiando a sangue, con un bastone, un’enorme scrofa gravida.
“Lurida scrofa! Lurida scrofa!” Grida, mentre la bastona con violenza. Il maiale emette grugniti di dolore, ma non si sposta.
Mio padre indossa un impermeabile marrone con colletto grandissimo, anni ‘70. Mi avvicino a lui, ma non mi guarda. Continua a bastonare la scrofa. Da sotto le maniche dell’impermeabile vedo luccicare i gemelli d’oro della camicia, a forma di teschio.
“Cosa stai facendo?” gli chiedo. Lui mi guarda, ma non risponde. La sua testa rimane stranamente in ombra. Sembra stia sorridendo.
“Sto picchiando tua madre” dice dopo un po’. “Sta per dare alla luce tuo fratello.”
“Ma non è mia madre quella...” ribatto io. Mia madre non l’ho mai conosciuta.
“E’ tua madre, credimi.”
“E perché dovrei crederti?”
“Perché non avrebbe senso il contrario.” Dopo queste sue parole la scrofa cade di fianco, ed emette grugniti ancora più forti.
“Ci siamo” dice lui.
“Noooooooooo!” grido, ma non posso far altro che fissare la scena.
La pancia dell’animale è scossa da convulsioni fortissime, poi, dalla sua vagina, spruzza copiosi fiotti di sangue.
“Scopri il significato della Vagina Cosmica” dice mio padre.
“E come?” chiedo io. La scena è piuttosto orribile, ma anche meravigliosa, allo stesso tempo.
Dall’angolo della casa, camminando accucciato come un ragno, si avvicina l’uomo-pagliaccio. E’ vestito da infermiera. Fa un cenno a mio padre, e si avventa con la bocca sulla vagina della scrofa, strappandola a morsi. Poi alza la testa e mi guarda sorridente. Ha pezzi di carne tra i denti, e la faccia sporca di sangue.
“Distruggi i tuoi simili, la vacuità dell’esistenza è inattesa e sconcertante.” Mi dice con il pensiero.
La scrofa adesso emette lamenti disconnessi e fortissimi, sembrano quasi grida umane.
Mio padre pronuncia incomprensibili parole, e comincia a danzarci intorno.
L’uomo-pagliaccio infila un braccio nella fica della bestia, glielo vedo sparire tutto. La scrofa non si muove più. Strattona un po’ e ne tira fuori qualcosa che sembra la testa mozzata di un animale.
Mio padre intanto prende la scrofa a bastonate in testa, vedo cervello di maiale sparso per gran parte del giardino.
L’uomo-pagliaccio si avvicina a me, è ridicolo con il cappello da infermiera, con la croce rossa davanti, ma in questo momento non ha molta importanza.
Mi mette di fronte agli occhi la testa mozzata, sembra quella di un lupo bianco.
“Questo è tuo fratello” mi dice l’uomo-pagliaccio telepaticamente. “Sarà colui che segnerà la tua fine. E’ questo il senso della Vagina Cosmica.”
“Non è possibile!” grido io.
Di colpo il lupo apre gli occhi color ghiaccio e mi guarda ringhiando. Con uno scatto mi azzanna al volto, sento il suono del mio cranio mentre si sfonda.
 
“AAAAAAAAAAAAAAAAH” urlo, svegliandomi di soprassalto. Ho il cuore che batte all’impazzata, sono tutto sudato, ma non ricordo niente di quello che ho sognato.
Chiamo Richard, mi faccio portare latte e biscotti, dopo accendo la televisione.
C’è un video di Justin Timberlake che picchia una donna, su MTV.
“L’ho sempre saputo che era cattivo...” mi dico. Poi spengo la tv e finalmente riprovo a dormire.
postato da: loboto alle ore 14:42 | Permalink | commenti (28)
categoria:richard
venerdì, 09 marzo 2007
 
Detergi le tue mani tremando nell’ombra, divora carne guasta d’agnello e temi il Clitoride, poiché esso è il Signore del Male.
Gocce bollenti scavano la mia essenza, mentre rifletto su come comportarmi stasera.
E’ una settimana che non vedo Malaika, le ho detto che sono a New York per lavoro. E’ solo una cazzata stratosferica, non ho più voglia di vederla e voglio chiudere alla grande.
Continuo a lavarmi sotto il getto caldo d’acqua, scansando accuratamente il sacchetto di nylon che ricopre il mio pene. E’ una settimana che evito di lavarlo, voglio che quella vacca ingurgiti il più bel boccone amaro della sua fottuta vita. Forse prenderò la malaria per questo, ma non importa. Esco dalla doccia, mi asciugo. Quando guardo il riflesso nello specchio, i miei occhi sanno di costernazione.
Vado in camera, apro l’armadio, “Oh cazzo!” esclamo, sconvolto, cercando di comprendere quello che sto vedendo. Mentre l’uomo-pagliaccio lo incula, tenendolo per il guinzaglio, Richard indossa collare, scarpe rosa shocking con tacco a spillo, autoreggenti nere e uno di quegli stupidi cappottini che le persone si ostinano a mettere ai cani sulla schiena, per renderli forse meno nudi. Cazzo hanno il pelo quei cosi!
Richiudo l’armadio con mani tremanti, faccio due passi indietro. Poi dopo una fase di riflessione più o meno lunga, provo a riaprire l’armadio che, questa volta, è pieno di vestiti e perfettamente normale.
Mi vesto velocemente, accendo la tv. Dopo un po’ di zapping la mia attenzione viene rapita da un programma sconcertante. E’ il wrestling, dove un uomo gigantesco sta affrontando un altro uomo gigantesco, a cui, però, manca una gamba. Dopo almeno un quarto d’ora in cui rimango ipnotizzato dalle movenze dei due, devo cambiare canale “Cazzo...” mi dico “Quell’uomo sta picchiando uno storpio!”
 
“Richard infilati gli stivali di gomma, quel cazzo di cesso è di nuovo intasato.” Grido, prima di uscire per andare a prendere Malaika. Dovrei smettere di buttare nello scarico teste di bambola mozzate.
Arrivo sotto casa sua con la mia Z4 Coupè, e strombazzo con il clacson. Mi sembra che fuori stia piovendo, invece non c’è traccia di nuvole.
Una vecchia con i capelli bianchi è affacciata alla finestra, mi sta osservando. Le mostro beffardo il dito medio, lei sparisce subito.
Mentre aspetto mi frugo nella tasca della camicia, dove trovo un biglietto che non ricordo di averci mai messo, scarabocchiato in una grafia infantile che non è la mia. “Quando il sesto giorno la femmina di maiale abortirà la testa mozzata di un lupo bianco sarà l’inizio della fine” c’è scritto sopra.
“Ciao carissimo” dice Malaika entrando in macchina “Dammi un bacio, è troppo che non ci vediamo!”
“Ciao baby” le dico, baciandola rapido, e riponendo in tasca lo strano biglietto “Sei veramente incantevole, cara!”. Dopodiché parto sgommando.
Arriviamo al ristorante, molto sciccoso direi. Ho prenotato una saletta privata, non voglio essere disturbato da nessuno.
Il cameriere ci accompagna al tavolo, dove, al centro, troneggia una splendida composizione di fiori. “Come sono belli...” dice lei.
“Veramente splendidi” rispondo io, sempre sorridendo come un ebete.
Ordiniamo. Io prendo ravioli di branzino con vellutata di scampi e verdure croccanti, di secondo nodino di vitella con sformatino di cavolfiore in manto di bietola. Lei invece prende Calamaretti con insalatina di finocchi, olive nere e concassè di pomodorini e per secondo petali di bresaola con mousse di caprino e noci in salsa di rucola. Non ho voglia di stare ad impazzire con i vini, mi faccio consigliare dal cameriere.
Durante la cena lei vuole sapere tutto quello che ho fatto a New York, ma io non ho assolutamente voglia di starmi ad inventare chissà cosa, quindi rimango sul vago. Parlo di pittori dai nomi improponibili, racconto aneddoti sconnessi.
“Vado un attimo in bagno...” dice lei.
“Fa’ con comodo” le rispondo amabilmente. Non riesco a smettere di sorridere, oggi.
Appena il cameriere ha finito di portare via i piatti me lo tiro fuori rapidissimo e piscio nel vaso di fiori, ma, siccome cerco fare troppo velocemente, l’ultima schizzata va a finire sul tavolo. “Cazzo” sibilo tra me e me a denti stretti. Poi mi ricompongo prima che torni Malaika.
Ricominciamo a parlare del più e del meno.
“Cos’è questo?” mi chiede, dopo un po’, indicando la riga d’urina giallastra che macchia la tovaglia.
“No, niente...” rispondo, nel panico “ho versato un po’ di vino...”
“Ma abbiamo preso vino rosso...” dice lei.
“Cazzo, questa la paghi brutta stronza” penso, poi le dico “Ne ho chiesto un bicchiere al cameriere mentre eri in bagno...” .
“Ah...” ma non sembra tanto convinta. Poi bagna il tovagliolo con un po’ d’acqua e cerca di ripulire la mia cazzo di urina. Dopo addirittura lecca la punta del tovagliolo. Io osservo la scena impietrito.
“Ma non sa di vino...” dice lei.
“Lascia stare dai, ora prendiamo il dolce e ce ne andiamo!” Dico io, prendendole la mano e carezzandola, più che altro cercando di distrarla da quella fottuta macchia di piscio, che comincia ad inquietarmi particolarmente.
Finalmente finisce la cena. “Cameriere, incarti questi splendidi fiori per questa fanciulla!” dico sorridendo.
“Oh grazie, sono veramente bellissimi” dice Malaika, estasiata. Io provo soltanto un leggero senso d’oppressione allo stomaco.
 
Arriviamo a casa, arrapati ed ubriachi fradici. Ci spogliamo praticamente nell’ingresso. Entriamo in camera, lei in un attimo è a pecora sul letto, mi guarda con aria veramente porca, si sculaccia e mi chiede:
“Perché adesso non fai sanguinare il mio fottuto culo?”
“No no no” le dico “Ora sorseggerai il mio cazzo, puttanella!”
Appena mi tolgo le mutande sento il fetore di morte emanato dal mio pene e sorridendo affabile glielo infilo senza troppi indugi in gola.
Vedo subito che, appena preso in bocca, fa espressioni di disgusto. Ho il cazzo rancido. Osservo la sua faccia nauseata che tenta di scostarsi.
“Vacca, succhia il mio rancido pene, succhia succhia!!!” Le grido, preso dall’euforia del momento.
Lei si vuol staccare, ha conati di vomito, ma io le tengo la testa e gliela spingo con forza contro il mio ventre. Continuo a gridare “Succhia il mio cazzo rancido, vacca, succhia SUCCHIA!!!!”
Smetto quando vedo sgorgare la quarta lacrima.
“Le emozioni più belle si provano nel dolore, dobbiamo imparare ad apprezzarle di più.” Le dico carezzandole la testa.
 “Vaffanculo stronzo!” Urla lei tossendo “Tu sei completamente pazzo! E pensare che mi stavo innamorando di te!!!” 
“Ma Malaika” le dico, cercando di fingermi affranto “Permetterti di ingoiare lo sperma è il mio modo per dirti ti amo”.
postato da: loboto alle ore 18:01 | Permalink | commenti (13)
categoria:richard
mercoledì, 07 marzo 2007
Amputazione
 
Libero sfogo alla danza del nulla,
Poggia i tuoi passi, cadenti sorrisi;
La notte dei pasti attenua gemendo
I rintocchi supini, atti incolmati,
 
L’effetto dei segni spenti bagnando.
Nel petto velato ho il nome dei regni,
Danzanti di vita, steli di grano,
Scontati ingombri per flebili gioie.
 
Frugo le spezie dei giorni passati,
L’effetto indicando ai segni sul volto
Delle vaghezze avventate sul collo,
 
Sapienti radure sparse di ghiaia,
Dell’avida fatiscenza ammassata,
Dei conati riversi, infimi amanti.


postato da: loboto alle ore 16:33 | Permalink | commenti (3)
categoria:poesie, poesia
lunedì, 05 marzo 2007
ss
postato da: loboto alle ore 15:04 | Permalink | commenti (2)
categoria:
lunedì, 05 marzo 2007
Chiave cercata
Visite
%
images
2
5,88%
 
chiederla è lecito, darla è cortesia
2
5,88%
 
deforme
2
5,88%
 
"pene del cavallo"
1
2,94%
 
cane fica frusta
1
2,94%
 
ciondolino capitolo 29
1
2,94%
 
dal buco della porta
1
2,94%
 
egon schiele rainboy
1
2,94%
 
fammi vedere come scopi tua moglie in casa
1
2,94%
 
fica assurda
1
2,94%
 
fica rasata
1
2,94%
 
foto di cavalli che la mette a una donna nel culo
1
2,94%
 
foto pelo di figa che esce dalle mutandine
1
2,94%
 
i due cazzi spinge nell'ano
1
2,94%
 
il pene del cavallo
1
2,94%
 
nazista tortura orgasmo
1
2,94%
 
pene deforme
1
2,94%
 
pene del cavallo
1
2,94%
 
pioggia cadente compagno
1
2,94%
 
punita con frusta racconto
1
2,94%
 
racconto la mia prima volta con un gay
1
2,94%
 
racconto la mia ragazza scopata e piena di sperma
1
2,94%
 
se penso a te continuamente mi capita di perdere la rotta
1
2,94%
 
significato malaika
1
2,94%
 
sperma di cane
1
2,94%
 
storia blog capitolo
1
2,94%
 
suicidio 31 agosto 2006
1
2,94%
 
te la do la figa
1
2,94%
 
test splinder
1
2,94%
 
vagine sfatte
1
2,94%
 
vagine socchiuse
1
2,94%
 
Totale
34
100,00%
 

 

Marzo è da poco iniziato... e guardate con che chiavi di ricerca viene trovato il mio blog...

postato da: loboto alle ore 09:39 | Permalink | commenti (7)
categoria:
lunedì, 05 marzo 2007
“La mancanza di purificazione espia la mia anima, annullando l’assenso del volere attutito.”
 
 
A. Bellucci
 
“Vagine spaccate in due”
Ingoio Editore™ - 3069 A.C.
postato da: loboto alle ore 09:33 | Permalink | commenti
categoria: , espiazione, cornetti alla crema, trippa per gatti