L’unico effimero gioco d’assensi.)
categoria:poesie, poesia, minchiate, baffanculo
“L’olocausto è stato voluto da Cristo” Leggo nel cesso, sul muro davanti a me, mentre lo sperma cola filante dalla bocca di Giulia, lungo il mio uccello, in quello che è la conclusione geometricamente perfetta di un glorioso pompino a fontana. Lo sperma scende giù in egual misura da ogni lato, rivestendo alla perfezione il mio cazzo, ed imbracandolo in una specie di tutina spaziale fatta di seme fresco. Quella scritta procura una forte contrazione al mio scroto ed io continuo a schizzare con arroganza nella bocca di Giulia.
“Io non ingoio...” dice lei una volta finito di colare lo sperma, e sembra vergognarsene.
“Non ti preoccupare” dico io “Il pompino a fontana ha un fascino arcaico... è come se l’uccello fosse pervaso esternamente dalla propria anima, e tornasse così in contatto con il vero sé stesso...”
“Torniamo di là?” domanda la ragazza, che non presta molta attenzione alle mie parole, oppure le teme.
Io faccio un cenno con la testa, e mi sciacquo il cazzo nel lavabo. La mia rosea cappella si staglia implacabile sul candore decaduto del marmo.
Guardo lo specchio. Vedo il riflesso di un uomo non del tutto maturo con l’uccello di fuori, e una specie di elfo alieno con la pelle grigiastra e l’alito che sa di sperma. Penso che la fine del mondo si stia avvicinando in modo inesorabile. E per fortuna, cazzo!
Apro le tende rosse ed esco dal cesso. C’è un uomo che batte ripetutamente la testa contro uno specchio. Appena usciti si precipita dentro e riesco a vederlo, un attimo prima che chiuda la porta, mentre si appresta a leccare il lavandino dove, con tutta probabilità, sta colando il mio sperma misto a quello di chi ci ha sborrato prima di me.
Mentre torno verso la sala, ho un giramento di testa. A volte sto talmente male che il mio corpo sembra divorato da centinaia di criceti malati di tifo, con la passione per la necrofagia, che si accaniscono sulla mia carcassa bramosi di letizia.
Chissà cosa starà facendo Landford, forse si starà scopando la sua ex dopo averla imbottita in ogni buco, oppure, magari, si starà masturbando su una vecchia foto in bianco e nero di Liza Minnelli di quelle dove le si vedono opulente tette tutte da leccare, oppure, ancora, potrebbe anche essere a rimuginare sulle catastrofiche conseguenze di un’eventuale impotenza di massa.
Fatto sta che io avrei voglia di leccare la fica di Giulia, ma non qui, non in questo stato di confusione mentale. Sul modo di leccare la fica si basa, a mio avviso, tutta la simbologia iconoclastica dell’universo. Succhiare il luogo dal quale proveniamo, in una sorta d’adorazione religiosa, può dilatare la percezione dello spazio-tempo fino al raggiungimento della catarsi cosmica. Questo significa che l’uomo è alla costante ricerca delle proprie origini e, per potersi dare un senso, è disposto a leccare anche il luogo dal quale pisciamo, pur di trovare dio. Probabilmente la fica è dio, o forse è solo voglia di scopare, ed io filosofeggio troppo sulla passera, chi può dirlo...
“Cazzo dobbiamo andare via!” è Landford, sembra in stato quasi confusionale.
“Cosa cazzo ti sei fumato? Non vedi che HO DA FARE?” gli dico, scandendo bene le ultime parole ed indicando, con la testa, il mezzo elfo che sta in piedi accanto a me. Spero che capisca che me la voglio sbattere questa tipa e che deve smettere di fare il cazzone.
“Tu non capisci, dobbiamo andare, cazzo!” mentre dice così ci passa accanto una ragazza che si copre il volto con le mani. Sta piangendo, e mi sembra di averle visto le mani sporche di sangue.
“Ma quella non è la tua ex?”
“Sì, ed è per questo che dobbiamo andare.” Risponde lui, sempre agitato. “Le ho spaccato quella cazzo di faccia!”
Non posso far altro che ridere. “Scusa Lan, ma non ci volevi parlare e poi, forse, scopare? E’ una cazzo di masochista o robe del genere?”
“No, non è una cazzo di masochista! Ed ora andiamo, porca troia!”
“Ma io voglio scopare, cazzo, che vuoi che sia se hai spaccato la faccia a quella stronza della tua ex! Ma perché poi?”
Giulia sta sentendo tutta la conversazione, e non ha la faccia molto serena. Comunque sia io me ne sbatto.
“Mi ci sono messo a parlare, poi, come ai vecchi tempi, la conversazione è degenerata, lei si è incazzata e mi ha messo le mani addosso, ed io le ho spaccato la faccia!”
“Cazzo, hai fatto bene! Quando una donna ti tocca, non è più una donna, ma diventa il tuo fottuto nemico!”
“Possiamo parlarne un’altra volta, cazzo?!? Andiamo!”
“Tesoro devo andare, chiamami!” Dico a Giulia, che cerca di dire qualcosa, ma non capisco. Mi sento il cazzo come fosse un cobra ubriaco alle soglie dell’inverno nucleare.
Mentre cammino, vedo per terra una scia di minuscole gocce di sangue.
Vicino all’entrata c’è parecchio trambusto, la ex di Landford è una maschera di sangue e grida offese che non riesco nemmeno a comprendere. Ci sono diversi buttafuori, ma noi siamo piuttosto intoccabili in questo posto. Non faranno storie per farci uscire.
Le mancano i due incisivi superiori, così conciata ha proprio un aspetto comico, sembra una vampira succhiacazzi all’ultimo stadio di smarrimento.
“Cazzo!” penso “Non ho dato il numero all’elfa, come faccio a scoparla?”
“Devo tornare indietro, Lan!” dico, in preda al panico. L’unico scopo della mia vita, in questo preciso istante, è fottere la tipa dei pompini a fontana in qualche modo eccentrico e stravagante. Che so, magari mettendole in testa la maschera di Pinocchio ed io quella di Geppetto, oppure facendole cantare filastrocche del cazzo con un vibratore piantato in culo, oppure, perché no, fotterle le ascelle mentre io, vestito da donna e con i guanti bianchi, bevo succo alla pera e scorreggio felice.
“Sei pazzo, andiamo!”
“Aspettami fuori, faccio in un attimo!” grido io, e torno velocemente indietro.
Vedo Giulia, sta parlando con altre ragazze, con tutta probabilità sono le sue amiche.
Sono vicino all’acquario dove, adesso, c’è un tipo con cappello da cowboy e baffi lunghissimi che si è arrotolato le maniche della camicia e sta cercando di catturare i pesci morti. Non sembra avere molto successo.
“Giulia, ecco il mio numero, chiamami!” le dico, giungendole alle spalle e dandole il biglietto da visita. Come sfondo c’è un mio quadro, sopra c’è scritto il mio nome, e sotto “Artista Fallito”. Un’ottima presentazione, a mio avviso. Lei lo guarda leggermente stranita, poi si volta verso me che sfoggio un sorriso a mille denti.
“Ok, ci vediamo” dice.
“Chiamami baby!” le dico, allontanandomi “Che ti voglio sfondare la fica!” ma, purtroppo, mi sa che quest’ultima frase non sia riuscita a sentirla.
Intanto il tipo con il cappello è riuscito a prendere un pesce, e se lo sta mangiando reggendolo per la coda. Sembra soddisfatto della sua impresa.
“Dov’è quello stronzo del tuo amico?” ringhia una voce incazzosa, dietro di me.
E’ la ex di Landford, mi guarda con espressione ricolma d’odio e, grazie all’assenza degli incisivi, il tutto assume un tono tragicomico da B movies anni ’80. Se non fosse per il ghigno diabolico quasi quasi un pompino me lo farei pure fare.
“Guarda, non lo so, lasciamo perdere la faccenda...” dico io, cercando di rabbonire la situazione.
“Dimmi dove cazzo è quel pezzo di merda del tuo amico!”
“Ti ho detto di lasciar perdere!” grido, sulla via dell’incazzamento, mentre cerco di allontanarmi da questa rompipalle sdentata.
La vacca però mi si attacca al braccio, è la seconda oggi, e la cosa mi fa girare parecchio i coglioni.
“Non mi devi toccare, troia del cazzo!” le grido, continuando a strattonare per andare via.
Poi un dolore lancinante al braccio riesce a far svanire l’effetto d’ogni droga che si trova nel mio organismo. Forse qualche rimasuglio di coca mi dà la forza di afferrarle i capelli, alzarle leggermente la testa ed assestarle un sinistro devastante in bocca. Il pugno è partito più forte del previsto, e la ragazza cade in ginocchio, sputando sangue dalla bocca.
“Fanculo stronza!” le dico, guardandomi i segni dei denti sul braccio e le ferite sulle nocche.
Mi defilo velocemente verso l’uscita, canticchiando la sigla di alcuni cartoni animati in cui i protagonisti sono animaletti felici che muoiono tranciati a pezzi nei peggiori modi.
“Che serata del cazzo!” Sibilo trai denti, mentre cerco con lo sguardo Landford.
E’ a testa bassa vicino alla mia macchina. Io lo raggiungo sorridendo e gli dico: “Cazzo, non sai cosa ho fatto, ho appena spacc...”
“E’ colpa mia.” Mi accorgo solo adesso che sta piangendo.
“Che cazzo dici?”
“E’ colpa mia, le ho spaccato la faccia per la storia di quello del wrestling. Non ha cominciato lei.”
“La storia dello storpio del cazzo? Oh, merda, le ho spaccato la faccia anch’io e non ti aveva fatto niente?”
Landford non risponde, è affranto dai suoi pensieri.
“Ma chi se ne fotte, andiamocene via...” dico io.
“Le hai spaccato la faccia pure tu?” accenna un sorriso.
“Cazzo, quella lurida vacca mi ha morso un braccio! E’ già tanto che non le abbia spaccato il culo, altro che faccia!”
Adesso sembra tranquillo anche lui.
“E’ ancora presto, andiamo e vedere due troie in un night?” domando io.
“Non ci sono mai stato...”
“Dai, cazzo, ho voglia di gnocca stasera!”
“Ok, ok, andiamo...” adesso sorride.
Entriamo in macchina, parto a tutta velocità sgommando nel vialetto. Dalle casse pompano a tutto volume gli Impaled Nazarene ed entrambi gridiamo a squarciagola come degli psicopatici, intanto che si prospetta una serata a base di passera. La fica è la cosa più religiosa che ci sia, per quale cazzo di motivo degli stronzi impotenti predicheranno con tanto accanimento la castità? Se non fosse per la stronzata della castità andrei a messa ogni fottutissimo giorno del cazzo!
Vorrei condividere questo pensiero con Landford ma, siccome penso che probabilmente non gliene fregherebbe un cazzo, preferisco ruttare garbatamente e guardare la strada, mentre la Lamborghini sfreccia, in questa cazzo di notte, a tutta velocità.
(Come interpretate voi questa affermazione?)
AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAH
AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAH
E' la fine, cazzo, è la fine!!!






Guardarli in botta non ha prezzo.

Un micio sul panorama...

Glicine che uccide...

Due falli in pietra...

Una porta verso l'oscurità...

Un altro fallo in pietra...

Fiori anali...

Una grondaia scopereccia...

Un simpatico cartello di benvenuto...

Un orsacchiotto gigante abbandonato davanti all'arci caccia...

Dei fottuti panni stesi, che da gonfio rendevano di più...
Un tempo riuscivo a vedere il cranio di chi mi circondava e questo mi spaventava. Ora mi manca angosciosamente.