lunedì, 30 aprile 2007
Le scarpe scucite/ la rivolta del tempo
 
Non servono lacrime sulle tombe
Dei padri viventi, sulle colline
Dall’epidermide asciutta per bene,
Ecumenica pulizia del gelo.
 
Non servono tratti sciolti dal sole,
Come conati d’astratte parole,
Dell’esistenza violata in un velo.
Non serve, nell’inezia del dolore
 
Tremare di sacra pioggia indecisa,
Come precisa litania raccolta,
Come la volta di un cupo destino.
 
(Esalano vermi privi di sensi
L’unica effige dell’empio costato
L’unico effimero gioco d’assensi.)
 
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Si ringraziano, in ordine necroalfabetico:
Giorgio Fame.
Alessandro Morte.
Edoardo Pestilenza.
Giovanni Guerra.
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categoria:poesie, poesia, minchiate, baffanculo
venerdì, 27 aprile 2007
Esanime
 
Delle stelle cadute, simulacro
Di luce, rammento il buio distacco
Ed i famelici rami protesi,
Com’arterie tumescenti di sangue.
 
Del vile emblema d’orgoglio imbrattato,
Come costato sfregiato dagl’occhi,
Rammento l’ambivalenza dell’urna
E la diurna polluzione del sole.
 
Il colore dell’assioma ingegnoso,
Vanitoso d’aromi genitali,
Si staglia sull’eretico sfintere,
 
E tra braccia strenuamente foriere
Si denuda altisonante l’albore,
Reciso innanzi, suo ventre di rogo.
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lunedì, 23 aprile 2007
Annuncio ufficialmente la fine del Pederast, avvenuta ieri, domenica 22 aprile, nel tardo pomeriggio.
Voglio ricordare il Pederast più che altro come un luogo di scambio d’idee, in una condizione mentale “particolare” e non solo come un posto dove è stato possibile prenderla continuamente grossa.
E’ stato un rifugio, un luogo d’incontro, e anche un luogo tranquillo dove vedere qualche film (tra i più geniali che io abbia mai visto). E’ stato un albergo, un ristorante (una nota particolare va alla carne alla brace, sempre eccelsa), uno scannatoio. E’ stato delirio. E’ stato amicizia. E’ stato pace dei sensi. E’ stata una bella spesa. E’ stato divertimento e fatica. E’ stato una discarica ricolma d’ogni sorta di sporcizia. E' stato una sala giochi. E’stato un inceneritore. E’ stato motivo di discussione. E' stato motivo di gioia, e di goduria mentale.
E’ stato dieci entità maturate assieme, nell’arco di questi mesi.
 

Grazie Pederast e vaffanculo.
 
 
 
P.S.
Invito i miei ex compagni di Pederast ad aggiungere qualche loro impressione, se ne hanno voglia.
 
P.P.S.
Un saluto particolare va a quel gatto rompicoglioni particolarmente lezzo che ci ha sempre fatto compagnia, il grande, unico, inimitabile FIPILI.
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mercoledì, 18 aprile 2007

Capitolo 15

 

“L’olocausto è stato voluto da Cristo”  Leggo nel cesso, sul muro davanti a me, mentre lo sperma cola filante dalla bocca di Giulia, lungo il mio uccello, in quello che è la conclusione geometricamente perfetta di un glorioso pompino a fontana. Lo sperma scende giù in egual misura da ogni lato, rivestendo alla perfezione il mio cazzo, ed imbracandolo in una specie di tutina spaziale fatta di seme fresco. Quella scritta procura una forte contrazione al mio scroto ed io continuo a schizzare con arroganza nella bocca di Giulia.

“Io non ingoio...” dice lei una volta finito di colare lo sperma, e sembra vergognarsene.

“Non ti preoccupare” dico io “Il pompino a fontana ha un fascino arcaico... è come se l’uccello fosse pervaso esternamente dalla propria anima, e tornasse così in contatto con il vero sé stesso...”

“Torniamo di là?” domanda la ragazza, che non presta molta attenzione alle mie parole, oppure le teme.

Io faccio un cenno con la testa, e mi sciacquo il cazzo nel lavabo. La mia rosea cappella si staglia implacabile sul candore decaduto del marmo.

Guardo lo specchio. Vedo il riflesso di un uomo non del tutto maturo con l’uccello di fuori, e una specie di elfo alieno con la pelle grigiastra e l’alito che sa di sperma. Penso che la fine del mondo si stia avvicinando in modo inesorabile. E per fortuna, cazzo!

Apro le tende rosse ed esco dal cesso. C’è un uomo che batte ripetutamente la testa contro uno specchio.  Appena usciti si precipita dentro e riesco a vederlo, un attimo prima che chiuda la porta, mentre si appresta a leccare il lavandino dove, con tutta probabilità, sta colando il mio sperma misto a quello di chi ci ha sborrato prima di me.

Mentre torno verso la sala, ho un giramento di testa. A volte sto talmente male che il mio corpo sembra divorato da centinaia di criceti malati di tifo, con la passione per la necrofagia, che si accaniscono sulla mia carcassa bramosi di letizia.

Chissà cosa starà facendo Landford, forse si starà scopando la sua ex dopo averla imbottita in ogni buco, oppure, magari, si starà masturbando su una vecchia foto in bianco e nero di Liza Minnelli di quelle dove le si vedono opulente tette tutte da leccare, oppure, ancora, potrebbe anche essere a rimuginare sulle catastrofiche conseguenze di un’eventuale impotenza di massa.

Fatto sta che io avrei voglia di leccare la fica di Giulia, ma non qui, non in questo stato di confusione mentale. Sul modo di leccare la fica si basa, a mio avviso, tutta la simbologia iconoclastica dell’universo. Succhiare il luogo dal quale proveniamo, in una sorta d’adorazione religiosa, può dilatare la percezione dello spazio-tempo fino al raggiungimento della catarsi cosmica. Questo significa che l’uomo è alla costante ricerca delle proprie origini e, per potersi dare un senso, è disposto a leccare anche il luogo dal quale pisciamo, pur di trovare dio. Probabilmente la fica è dio, o forse è solo voglia di scopare, ed io filosofeggio troppo sulla passera, chi può dirlo...

“Cazzo dobbiamo andare via!” è Landford, sembra in stato quasi confusionale.

“Cosa cazzo ti sei fumato? Non vedi che HO DA FARE?” gli dico, scandendo bene le ultime parole ed indicando, con la testa, il mezzo elfo che sta in piedi accanto a me. Spero che capisca che me la voglio sbattere questa tipa e che deve smettere di fare il cazzone.

“Tu non capisci, dobbiamo andare, cazzo!” mentre dice così ci passa accanto una ragazza che si copre il volto con le mani. Sta piangendo, e mi sembra di averle visto le mani sporche di sangue.

“Ma quella non è la tua ex?”

“Sì, ed è per questo che dobbiamo andare.” Risponde lui, sempre agitato. “Le ho spaccato quella cazzo di faccia!”

Non posso far altro che ridere. “Scusa Lan, ma non ci volevi parlare e poi, forse, scopare? E’ una cazzo di masochista o robe del genere?”

“No, non è una cazzo di masochista! Ed ora andiamo, porca troia!”

“Ma io voglio scopare, cazzo, che vuoi che sia se hai spaccato la faccia a quella stronza della tua ex! Ma perché poi?”

Giulia sta sentendo tutta la conversazione, e non ha la faccia molto serena. Comunque sia io me ne sbatto.

“Mi ci sono messo a parlare, poi, come ai vecchi tempi, la conversazione è degenerata, lei si è incazzata e mi ha messo le mani addosso, ed io le ho spaccato la faccia!”

“Cazzo, hai fatto bene! Quando una donna ti tocca, non è più una donna, ma diventa il tuo fottuto nemico!”

“Possiamo parlarne un’altra volta, cazzo?!? Andiamo!”

“Tesoro devo andare, chiamami!” Dico a Giulia, che cerca di dire qualcosa, ma non capisco. Mi sento il cazzo come fosse un cobra ubriaco alle soglie dell’inverno nucleare.

Mentre cammino, vedo per terra una scia di minuscole gocce di sangue.

Vicino all’entrata c’è parecchio trambusto, la ex di Landford è una maschera di sangue e grida offese che non riesco nemmeno a comprendere. Ci sono diversi buttafuori, ma noi siamo piuttosto intoccabili in questo posto. Non faranno storie per farci uscire.

Le mancano i due incisivi superiori, così conciata ha proprio un aspetto comico, sembra una vampira succhiacazzi all’ultimo stadio di smarrimento.

“Cazzo!” penso “Non ho dato il numero all’elfa, come faccio a scoparla?”

“Devo tornare indietro, Lan!” dico, in preda al panico. L’unico scopo della mia vita, in questo preciso istante, è fottere la tipa dei pompini a fontana in qualche modo eccentrico e stravagante. Che so, magari mettendole in testa la maschera di Pinocchio ed io quella di Geppetto, oppure facendole cantare filastrocche del cazzo con un vibratore piantato in culo, oppure, perché no, fotterle le ascelle mentre io, vestito da donna e con i guanti bianchi, bevo succo alla pera e scorreggio felice.

“Sei pazzo, andiamo!”

“Aspettami fuori, faccio in un attimo!” grido io, e torno velocemente indietro.

Vedo Giulia, sta parlando con altre ragazze, con tutta probabilità sono le sue amiche.

Sono vicino all’acquario dove, adesso, c’è un tipo con cappello da cowboy e baffi lunghissimi che si è arrotolato le maniche della camicia e sta cercando di catturare i pesci morti. Non sembra avere molto successo.

“Giulia, ecco il mio numero, chiamami!” le dico, giungendole alle spalle e dandole il biglietto da visita. Come sfondo c’è un mio quadro, sopra c’è scritto il mio nome, e sotto “Artista Fallito”. Un’ottima presentazione, a mio avviso. Lei lo guarda leggermente stranita, poi si volta verso me che sfoggio un sorriso a mille denti.

“Ok, ci vediamo” dice.

“Chiamami baby!” le dico, allontanandomi “Che ti voglio sfondare la fica!” ma, purtroppo, mi sa che quest’ultima frase non sia riuscita a sentirla.

Intanto il tipo con il cappello è riuscito a prendere un pesce, e se lo sta mangiando reggendolo per la coda. Sembra soddisfatto della sua impresa.

“Dov’è quello stronzo del tuo amico?” ringhia una voce incazzosa, dietro di me.

E’ la ex di Landford, mi guarda con espressione ricolma d’odio e, grazie all’assenza degli incisivi, il tutto assume un tono tragicomico da B movies anni ’80.  Se non fosse per il ghigno diabolico quasi quasi un pompino me lo farei pure fare.

“Guarda, non lo so, lasciamo perdere la faccenda...” dico io, cercando di rabbonire la situazione.

“Dimmi dove cazzo è quel pezzo di merda del tuo amico!”

“Ti ho detto di lasciar perdere!” grido, sulla via dell’incazzamento, mentre cerco di allontanarmi da questa rompipalle sdentata.

La vacca però mi si attacca al braccio, è la seconda oggi, e la cosa mi fa girare parecchio i coglioni.

“Non mi devi toccare, troia del cazzo!” le grido, continuando a strattonare per andare via.

Poi un dolore lancinante al braccio riesce a far svanire l’effetto d’ogni droga che si trova nel mio organismo. Forse qualche rimasuglio di coca mi dà la forza di afferrarle i capelli, alzarle leggermente la testa ed assestarle un sinistro devastante in bocca. Il pugno è partito più forte del previsto, e la ragazza cade in ginocchio, sputando sangue dalla bocca.

“Fanculo stronza!” le dico, guardandomi i segni dei denti sul braccio e le ferite sulle nocche.

Mi defilo velocemente verso l’uscita, canticchiando la sigla di alcuni cartoni animati in cui i protagonisti sono animaletti felici che muoiono tranciati a pezzi nei peggiori modi.

“Che serata del cazzo!” Sibilo trai denti, mentre cerco con lo sguardo Landford.

E’ a testa bassa vicino alla mia macchina. Io lo raggiungo sorridendo e gli dico: “Cazzo, non sai cosa ho fatto, ho appena spacc...”

“E’ colpa mia.” Mi accorgo solo adesso che sta piangendo.

“Che cazzo dici?”

“E’ colpa mia, le ho spaccato la faccia per la storia di quello del wrestling. Non ha cominciato lei.”

“La storia dello storpio del cazzo? Oh, merda, le ho spaccato la faccia anch’io e non ti aveva fatto niente?”

Landford non risponde, è affranto dai suoi pensieri.

“Ma chi se ne fotte, andiamocene via...” dico io.

“Le hai spaccato la faccia pure tu?” accenna un sorriso.

“Cazzo, quella lurida vacca mi ha morso un braccio! E’ già tanto che non le abbia spaccato il culo, altro che faccia!”

Adesso sembra tranquillo anche lui.

“E’ ancora presto, andiamo e vedere due troie in un night?” domando io.

“Non ci sono mai stato...”

“Dai, cazzo, ho voglia di gnocca stasera!”

“Ok, ok, andiamo...” adesso sorride.

Entriamo in macchina, parto a tutta velocità sgommando nel vialetto. Dalle casse pompano a tutto volume gli Impaled Nazarene ed entrambi gridiamo a squarciagola come degli psicopatici, intanto che si prospetta una serata a base di passera. La fica è la cosa più religiosa che ci sia, per quale cazzo di motivo degli stronzi impotenti predicheranno con tanto accanimento la castità? Se non fosse per la stronzata della castità andrei a messa ogni fottutissimo giorno del cazzo!

Vorrei condividere questo pensiero con Landford ma, siccome penso che probabilmente non gliene fregherebbe un cazzo, preferisco ruttare garbatamente e guardare la strada, mentre la Lamborghini sfreccia, in questa cazzo di notte, a tutta velocità.

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martedì, 17 aprile 2007
Capitolo 14
 
Quello che noto, quando guido per la città, sono i particolari che stanno al di fuori del mio abitacolo, che sembrano distanti come fotogrammi di un film: gli occhi tristi di una donna che passeggia con aria mesta, con indosso scarpe da ginnastica bianche con lacci fluorescenti, i colori sgargianti di un cappello di lana, il bel culo di una ragazza di colore con ai piedi converse nere, un cartello di divieto d’accesso coperto di ruggine e messo di traverso, una donna enorme con i capelli che sembrano di legno, e un barboncino nero, con il pelo tutto lavorato a ciuffi, ricoperto di nastrini e treccine che cammina dinoccolato e fiero del proprio ribrezzo accanto al padrone.
Il motore della murcy romba in modo spettacolare, mentre parcheggio sotto casa di Landford.
Suono il campanello. “Sali vecchio finocchio!” sento dire al citofono. Sorrido e salgo le scale a piedi, fino all’attico. Evito gli ascensori da quando, in piena botta di acido, ho spaccato lo specchio perché ci ho visto riflessa, al mio posto, l’immagine di un enorme coniglio rosa che grondava sangue dagli occhi.
Il palazzo non è molto lussuoso, e, verso il terzo piano, una vecchia pazza farnetica qualcosa agitandomi contro un mestolo di legno. Mi sembra di capire “Sei Mario? Sei mario vero? Dammi i narcotici, aaaaaah, i narcotici!!!”
“No signora, non sono Mario...”
“Sì, sei Mario, ti riconosco!” e mi si attacca al braccio, non c’è modo di mandarla via.
Allora mi viene un colpo di genio per allontanare la dannata vecchia: mi slaccio i pantaloni e lo tiro fuori già barzotto, gli è bastato il contatto con l’aria.
“Oh, sì, Mario!” dice la vecchia che, invece di indietreggiare, si mette in ginocchio con un’agilità impensabile e me lo prende in mano spalancando le fauci prive di denti.
“Porca fottuta troia!” esclamo io, arretrando atterrito.
“Succhia quel cazzo, lurida vecchia, succhia succhia!!!” sento gridare da cima alle scale.
E’ quel cazzone di Landford, che ride e mi prende per il culo.
A quel punto le prendo la testa con una mano, la guardo negli occhi e le dico: “Non sono Mario, sono il demonio, cazzo, il fottuto demonio in persona!!!”
La vecchia sgrana gli occhi, si siede sugli scalini e singhiozza. Io arrivo alla porta della casa di Landford.
“Hai fatto amicizia con la signora del piano di sotto, eh?”
“Cazzo mi si era appiccicata come una prostituta cingalese malata di lebbra!”
Ridiamo entrambi, poi mi mette in mano un bicchiere che sa terribilmente di benzina. Io bevo, sento lo stomaco bruciare. La casa è arredata con semplicità, ma non è proprio male male. Ci sono un sacco di foto etniche incorniciate alle pareti, dove si vede Landford insieme a vari membri della tribù. Una addirittura mentre un bufalo se lo incula. E’ una scena agghiacciante e splendida.
“Sei pronto?”
Scolo il mio drink, e rispondo: “Cazzo, sono carico come una fottuta molla!”
Scendiamo le scale, la vecchia è ancora lì che singhiozza. Landford le carezza la testa e le dice di tornare in casa, e che presto Mario tornerà. La signora sorride, ringrazia e rientra in casa. Io me ne sbatto la minchia, pensando al perché la fica abbia quattro dannate labbra. Mah, non lo capirò mai..
Entriamo in macchina e ci dirigiamo verso il locale alla moda che fa l’inaugurazione stasera. Ci sarà pieno di gnocca, spero.
Parcheggiamo la Lamborghini in una zona riservata, ed entriamo scansando la fila.
Il locale è ben arredato, ci sono divani dal gusto retrò, dal soffitto pendono lampadari di cristallo.
Ad un certo punto Landford si fissa su una ragazza, sembra rapito, io vorrei andare a conoscere un po’ di gnocca, ma lui nulla non si schioda di lì.
“Cazzo Landford, ho voglia di fica io, cosa cazzo fai?”
“Vedi quella lì?”
“Quale, quella ragazza dall’aspetto coreano?”
“Sì, proprio lei, si chiama Linda, è stata la mia prima, vera ragazza. Con lei parlavo di tutto, era una persona speciale. Poi... poi mi ha lasciato.”
“Ti ha lasciato?”
“Sì, cazzo, per uno che faceva wrestling...”
“Per uno che faceva wrestling? E perché?”
“Beh... perché... ecco... lui... lui riusciva... riusciva a scoparla tenendola sollevata con una mano...”
“Cosa?”
“Sì, e lei godeva come una porca, e non è riuscita a farne a meno. Per questo mi ha mollato.”
“Cazzo, ti ha trattato come un coglione numero uno...”
“Porca puttana, però, ti giuro, mi ha fatto quello che mi ha fatto, ma lei è... lei è una delle poche persone con le quali mi fermo a parlare volentieri, senza il desiderio di farci sesso...”
“Una che ti ha lasciato... per uno che se la scopava tenendola sospesa con una sola mano? Ah ah ah ah ah ah scusami se rido, ma lo trovo quantomeno buffo.”
“E’ questo il problema, cazzo! Che sono buffo!”
“Che sei buffo?”
“Sì, porca troia, perché sono sempre stato un fottuto giullare del cazzo! E’ questo il problema!”
“Cioè, Landford, tu mi dici che lei ti ha lasciato per scopare come una biscia incazzosa con una specie di scimmione, solo e soltanto perché tu sei buffo?”
“E’ una visione del cazzo, ma sì, è proprio così... poi ho scoperto la via della DILATAZIONE, ed ora, con me, le donne sono sempre soddisfatte... tra l’altro mi sembra che gli abbiano amputato una gamba al tipo, per questo si sono lasciati...”
“E tu, cazzone, vuoi andare a consolarla con il tuo roseo pisellone?!”
“No, perché lei è una mia amica, ed io, cazzo, ci voglio solo parlare! Se poi me la dà, un colpo dilatato glielo rendo volentieri...” E ride, rido anch’io.
“Ok, ok fa’ pure... Ah, tra l’altro mi sembra di aver visto un wrestler combattere senza una gamba... faceva proprio schifo al cazzo!” gli dico, e lo lascio andare con la sua amichetta fottitrice.
Mi guardo intorno, adesso che sono solo. C’è una ragazza che sembra mezzo elfo e mezzo alieno che mi colpisce. Ha la pelle quasi grigia. Ai lati della pista ci sono angoli di solitudine e disperazione.
Lei se ne sta seduta sopra una poltrona.
Mi avvicino alle spalle, quasi di soppiatto, e le sussurro all’orecchio:
“Lo sai che ho conosciuto uno che si fotteva fiche di cane?”
“Come scusa?” Chiede lei, ridestandosi da una sorta di trance.
“Cosa ci fa una bella ragazza come te tutta sola?” Sfoggio una frase più fatta di me, che sono fumato come non mai.
“Non mi piace la musica, e le mie amiche sono a ballare, altre a parlare con alcuni ragazzi...”
Riesco a sentire a fatica, penso che questa musica mi stia facendo sanguinare le orecchie, ma, sentendomi rintanato nel profondo di me stesso, me ne sbatto altamente il cazzo.
C’è un acquario enorme lungo il corridoio, tutti i pesci galleggiano morti, ma nessuno sembra farci caso.
“Come ti chiami?”
“Mi chiamo Giulia.” Sorride, sembra molto carina. Io ho già voglia di leccarle la fica.
“E tu?”
“Il mio nome non ha importanza... i nomi sono solo una convenzione.”
“Sei proprio un tipo strano tu...”
Sorrido in modo ebete, ma ho assolutamente bisogno di un colpo di coca.
Qualcuno tira un calcio ad un tavolinetto e lo ribalta, con tutti i bicchieri sopra. I miei testicoli sono tesi come corde di violino.
Seduti su un divanetto ci sono una ragazza ed un ragazzo che stanno slinguazzando. Lui le infila un dito nel culo e poi glielo fa leccare. Lei lecca e ride. Chissà cosa cazzo avrà da ridere, forse ha la merda buffa, come Landford.
C’è una statua di legno che fa da lampada, in stile africano, tutta nuda, con enormi capezzoli. E’ raffigurata nell’atto di mangiare testicoli, mentre si fa penetrare dall’uomo serpente.
“Ti va di ballare un po’?” Le chiedo. E’ tutta una scusa per farla alzare.
“Volentieri!” risponde, e si alza dalla poltrona porgendomi la mano.
Andiamo in pista, non conosco la musica, mi muovo a caso e le tocco le chiappe, ma questo, stranamente, non mi procura particolare piacere. Lei ci sta. E’ venuta l’ora di offrirle da bere.
Al lato del bancone c’è una ragazza bionda con passata rossa, che lambisce in continuazione con la lingua una grossa candela accesa, e poi rabbrividisce.
Mentre beviamo mi racconta un po’ di sé, che lavora per un’azienda di grafica, che sono stati loro a scegliere il nuovo bambino della kinder e cazzate del genere.
Io rispondo in modo vago cercando di sorridere, ma ho solo bisogno di coca.
“Ti va di sballarti un po’?” le domando.
Lei sembra già ubriaca, e mi fa un cenno d’assenso con la testa.
Per entrare in bagno si deve passare da una tenda rossa. Aprirla per passare è come tornare ai primordi della vita, nella fica ancestrale. Stendo due strisce molto grosse sul lavandino di marmo. Dentro ci sono tracce di sperma che colano verso l’abisso. Lei tira mezza striscia con una narice e mezza con l’altra, io invece faccio in un colpo solo, senza cambiare narice. Mi guardo allo specchio mostrando le gengive. I miei occhi fanno paura. Quello che rappresento stasera è troppo oscuro per essere raccontato. Sono il brivido gelido che corre lungo la schiena nelle notti in cui la luna ha la forma di una falce rossa, appena prima di svanire all’orizzonte. Il senso di disagio che provo permea tutta la mia esistenza, lasciando spazio solo al dolore e al ribrezzo.
La rabbia e il disgusto sono le uniche mie emozioni stasera. Non c’è scampo. Nessun fottuto scampo.
In più, adesso, ho dannatamente voglia di sbattermi quest’elfa del cazzo.
“Tu invece cosa mi racconti?” domanda lei. Sembra interessata a me.
“Ma che vuoi che ti racconti...”
“Qualcosa di te, della tua famiglia...”
“Della mia famiglia? Mah... mio nonno si è suicidato perché mio padre fumava l’erba nel suo laboratorio...”
“Oh mio Dio, mi dispiace... non avrei dovuto chiedertelo... ma se ti va di parlarne ti ascolto volentieri...” sembra dispiaciuta, ma a me non importa un cazzo.
“Quando mio nonno ha smesso di lavorare, ha dato una stanza a mio padre, per poter dipingere. Poi, quando si è accorto che mio padre l’usava per andarci a fumare le canne, è impazzito, forse è tutta colpa della guerra. Aver combattuto la seconda guerra mondiale lo ha reso uno psicopatico del cazzo!”
“E cosa è successo?”
“Cosa è successo? E’ salito in casa, ha preso un fucile, e si è sparato dritto in bocca, davanti a mia nonna.”
“Oddio, ma è terribile...”
“Veramente terribile, il colpo ha ucciso anche il gatto.”
“Anche il gatto?”
“Sì, cazzo, per levare quella fottuta palla di pelo dalla parete c’è voluta un’impresa! Da non crederci!”
Giulia mi guarda senza saper cosa dire. Io ho voglia di fotterla.
“Ma non ti preoccupare, è acqua passata...”
“Se posso fare qualcosa per te chiedi pure, non ti peritare...” e mi abbraccia.
“Guarda, avrei giusto voglia di farmelo succhiare, non è che per caso la cosa t’interessa?”
Mi guardo intorno. Per terra ci sono tracce di sangue e negli angoli cataste di peli pubici.
“Ok” mi risponde, e mentre con una mano me lo ha già preso all’altezza delle palle, con l’altra chiude la porta del cesso.
Lo succhia in modo avido ed imperfetto, e la cosa mi piace un casino. Munge ben bene la cappella, e poi si sbatte il cazzo nel viso tirando fuori la lingua.
Mentre sto venendo le grido eccitato:
“Succhia la mia schiuma, succhia la mia schiuma! Lo so che sei ghiotta di schiuma!”
Poi leggo una scritta sul muro, proprio davanti a me, e l’orgasmo acquista tutto un altro sapore.
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categoria:richard
lunedì, 16 aprile 2007
Brutti CAZZONI, sparatevi questi CAZZO di film e godrete come CAZZI in culo!
 
 
Clerks - Commessi (Clerks.), (1994)
 
Generazione X (Mallrats), 1995
 
In cerca di Amy (Chasing Amy), 1997
 
Dogma (Dogma), 1999
 
Jay & Silent Bob... Fermate Hollywood! (Jay & Silent Bob Strike Back), 2001
 
Jersey Girl (Jersey Girl), 2004
 
Clerks II (Clerks II), 2006
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categoria:cinema, cazzate, regia, godere duro
venerdì, 13 aprile 2007
Cumuli
 
Quando cigni sensuali lambiscono
Del veleno dissepolto l’orrore,
Il fato dischiude scuro l’olezzo,
Ed il costato si smorza stracciato.
 
Nell’immense cattedrali di fango
Colgono rifugio vergini ambigue
Con vesti rosate e trucchi fanciulli,
Nella polvere del culmine estremo.
 
Laddove negli indolenti giacigli
Si tendono corpi di vezzi oleosi,
Voglie di piume sfinite inalano

Anime deboli accolte in inganni,
Cumuli d’ossa di sporca fattura
E tracce di cute, in lembi caduta.
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categoria:poesie, poesia, merda di cane
giovedì, 12 aprile 2007
La topa
è un po’
come
Buddha.
 

(Come interpretate voi questa affermazione?)

AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAH
AAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAH

E' la fine, cazzo, è la fine!!!

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categoria:
mercoledì, 11 aprile 2007

 

 

Guardarli in botta non ha prezzo.

martedì, 10 aprile 2007

Un micio sul panorama...

Glicine che uccide...

 

Due falli in pietra...

Una porta verso l'oscurità...

Un altro fallo in pietra...

Fiori anali...

 

Una grondaia scopereccia...

 

Un simpatico cartello di benvenuto...

Un orsacchiotto gigante abbandonato davanti all'arci caccia...

 

Dei fottuti panni stesi, che da gonfio rendevano di più...

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categoria:foto
venerdì, 06 aprile 2007
Quello che sono
 
Opera l’ora dei sogni fasulli
In ginocchio curvati, atti al massacro,
Delle distese di palpebre assenti,
Di lingue votate all’assoluzione.
 
Nei corpi stesi su fiori morenti,
Albore nero di nuvole insane,
S’annidano ombre d’insetti meschini,
S’affinano orli, riposti nel suolo.
 
E la progenie rappresa nel sangue
Lambisce stanca gli orrori consueti,
Del narcotico digiuno irrorato,
 
Dell’apparenza d'instabile vento,
Acuminando fameliche fauci
Arcuando costole e lombi dischiusi.
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categoria:poesie, poesia
venerdì, 06 aprile 2007

Un tempo riuscivo a vedere il cranio di chi mi circondava e questo mi spaventava. Ora mi manca angosciosamente.

giovedì, 05 aprile 2007
 
"foto pelo di figa"
Vabbè, a tutti piace il pelo di figa...
 
deforme
E’ il nome del mio blog...
 
"afferrargli i testicoli"
Qualcuno che vuol prendere qualcun altro per le palle?
 
"pene del cavallo
qualcuno che cerca la sofferenza di un cavallo, oppure il suo membro? Mah...
 
"pene" cm "mio amico"
Questa non l’ho capita
 
"sapore di merda"
Questa l’ho capita, ma chi è che cerca il sapore di merda?
 
//deforme.splinder.com/
Il mio blog...
 
amputazioni arte
Questo baldo giovine avrà cercato amputazioni artistiche oppure amputazione di arti?
 
assaggiare figa tua moglie
A qualcuno piace assaggiare la figa della moglie di qualcuno, no?
 
cavallo che fotte donna
Questa è vecchia...
 
figa rasata con mestruo
Questo è un intenditore...
 
foto di culi puniti con la frusta
Sadomaso?
 
la figa di mammina!
Qui si va sull’incesto, cazzo!
 
la provincia lecco suicidio ragazzo impiccato
Perché quando qualcuno cerca un suicidio giunge sul mio blog?
 
lebbra di figa enormi
Una fica immensamente malata di lebbra oppure hanno commesso un errore?
 
merda urina scopami cazzo culo
Altro? Fica, sborra, tette...
 
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Eh?
 
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Eh, figlio mio, son CAZZI amari!
 
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Stantuffa, stantuffa!
 
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Maiali!
 
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vulva con molto pelo nero
Quando la lecchi ti soffoca, cazzo!
postato da: loboto alle ore 09:17 | Permalink | commenti (2)
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mercoledì, 04 aprile 2007
Ventisette anni fa nacque uno stronzo di cui il mondo avrebbe potuto benissimo fare a meno.
Auguri!
Sì, auguri ‘sta minchia!