venerdì, 29 giugno 2007

 

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categoria:arte, disegni, quadri
giovedì, 28 giugno 2007
 
L’Uomo Pagliaccio mi tiene tra le braccia, mi culla. Sono un neonato, vedo le mie piccole braccia agitarsi. Ai piedi ho calzini con disegnati sopra teschietti rosa. Probabilmente sono stati scelti da mio padre. Sorrido. Sono nel giardino di una casa, forse dove abbiamo abitato quando ero piccolo. Il cielo ha venature violacee, e sento odore di seni sudati, leccati e palpati durante l’accoppiamento.
C’è una fontana al centro del giardino, raffigura un’entità demoniaca circondata da donne inginocchiate. Sembra antichissima, primordiale. L’acqua zampilla dal grosso pene dell’entità demoniaca e, prima di arrivare nella vasca, bagna tutte le statue raffiguranti donne inginocchiate. Tre delle cinque statue vengono fottute da cani, le altre due da piccole bestie scheletriche con corna incrociate, molto simili al simbolo dell’infinito. L’entità demoniaca stringe in mano una spada, ha il gladio a forma di teschio caprino, e sembra in procinto di decapitare una delle tre donne fottute da cani. Quella nel centro per l’esattezza.
Sento dei passi leggeri, mi volto. Arriva una giovane donna che indossa un abito bianco, sottile e trasparente. E’ scalza, e pare bellissima, ma non è mia madre, e nemmeno la mia matrigna. Mi vuole tenere tra la braccia, ma l’Uomo Pagliaccio sembra contrariato. Emette ringhi sommessi, mostrando denti aguzzi e gialli.
La ragazza è completamente nuda sotto, vedo tutte le forme del suo corpo in trasparenza, i seni, un piccolo ciuffo di peli all’altezza del pube, i fianchi stretti. E’ magrissima, e sono quasi convinto di vederle attraverso. Se la fisso più attentamente riesco a scorgere gli organi interni, il cuore che pulsa, il sangue che scorre nelle vene, il fegato, lo stomaco, l’intestino.
La ragazza si spoglia e s’inginocchia emettendo un sibilo straziante e fastidioso, talmente acuto che sembra quasi capace di farmi esplodere la testa. Arriva correndo un orso gigantesco senza pelliccia, con la pelle grigiastra e lucida deformata da grossi rigonfiamenti neri. Al posto degli occhi ha purpuree cicatrici. Annusa un po’ l’aria, individua la donna a pecora, le salta addosso e la fotte da dietro. Lei si lascia sbattere vogliosa, guaendo come una cagna. Io comincio a piangere mentre l’Uomo Pagliaccio la indica e ride. Si avvicina e mi mette davanti agli organi sessuali in fase d’accoppiamento. Vedo il grosso cazzo vermiglio della bestia che entra nella fica della donna, producendo rumori spiazzanti e sconosciuti.
Cavalli scheletrici con qualche brandello di pelle corrono sull’acqua di un lago di sangue putrido, miracolosamente sospeso a mezz’aria nel cielo.
L’Uomo Pagliaccio smette di ridere, si avvicina alla fontana e mi mette nell’acqua. E’ bassa e tiepida, sul fondo ci sono rosei pesci privi di pinne che si contorcono, impossibilitati a nuotare. Smetto di piangere, afferro un pesce e gli mordo con forza la testa, fino a staccargliela. Mi lascia in bocca un sapore acre e pestilenziale, ma con un retrogusto dolcissimo. Ne afferro un altro, ed un altro ancora, fino a che l’acqua della vasca assume un colore indefinibile, molto simile a quello che probabilmente avrebbe il cielo durante l’apocalisse.
Si allontana da me camminando a quattro zampe, con le movenze simili ad un ragno. E’ splendido e glorioso, con forme simili a qualche decadente divinità malvagia.
Stringe in una mano una mazza chiodata, nell’altra un pugnale. Si porta alle spalle dell’orso senza pelliccia, alza in alto la mazza, e lo colpisce con forza sulla schiena. La bestia si stacca dalla donna, bramisce sconvolto, e si volta. I chiodi della mazza strappano brandelli di pelle e carne, emettendo raccapriccianti rumori. L’orso grida di dolore e attacca l’Uomo Pagliaccio che si scansa e colpisce con forza la bestia alla base della testa. Il suono generato è agghiacciante, come carne maciullata gettata in una jacuzzi e pestata con un martello da guerra.
La giovane donna è a terra, ha gli occhi ribaltati e si masturba convulsamente. L’erba del prato, nel punto in cui stavano fottendo, è diventata di un blu cupo, e miriadi d’insetti volteggiano nell’aria come impazziti.
L’Uomo Pagliaccio colpisce ancora con forza l’orso, che cade a terra emettendo oscuri ululati. La furia espressa dalle movenze dell’uomo ricorda un’antica danza di morte, che, estrapolata dal contesto, appare bizzarra ed irremovibile. E’ tra le cose più simili alla Verità che io abbia mai visto in tutta la mia inutile vita. Si accanisce ancora, massacrando la parte superiore della bestia riversa al suolo. La giovane donna smette di masturbarsi, si alza in piedi di scatto, si guarda intorno inebetita ed inizia a succhiare il cazzo dell’orso, che è talmente grosso che quasi la soffoca.
L’Uomo Pagliaccio sogghigna, lasciando la mazza conficcata dove un tempo c’era il muso dell’animale, fa strane piroette su sé stesso mentre la donna ingoia la sborra dell’animale, gustandola famelicamente.
Poi l’allontana, e con il pugnale inizia a sventrare la bestia. Ride come un pazzo l’Uomo Pagliaccio, senza emettere alcun suono.
Il corpo dell’orso inizia a muoversi, come se qualcosa volesse uscire. Dallo squarcio emerge un uomo che indossa abito elegante e cravatta. E’ completamente sporco di sangue. Sorride e guarda tutti i partecipanti alla scena. Lo riconosco, è mio padre. Da non so dove sbuca Richard, che sembra più giovane di com’è adesso, e pulisce velocemente i suoi abiti, facendolo tornare perfettamente lindo. Gli porge anche un sigaro già acceso, s’inginocchia di fronte a lui ed inizia a piangere.
L’Uomo Pagliaccio, interamente coperto di schizzi di sangue, viene verso di me, mi prende in braccio e mi porge a mio padre, che mi tiene in alto per la testa. La donna, con ancora il rivolo di sperma giallastro che cola da un angolo della bocca, si avvicina a mio padre, e cerca di prendermi.
C’è un forte odore di vongole e merda nell’aria, per certi versi nauseabondo, per altri quasi intrigante.
Un nano, con una motosega in mano, passa per il giardino rincorrendo un uomo sulla sedia a rotelle. Quest’ultimo è bendato e cerca di scappare. Il nano, che indossa una maglietta verde militare con sopra scritto “Dio è a mia immagine e somiglianza”, raggiunge il disabile e lo fa a pezzi in pochissimo tempo. Ha le cuffie alle orecchie e, mentre raccoglie i pezzi dell’uomo e li mette in uno scrigno argentato, sculetta e canticchia spensieratamente. Nessuno, tranne me, sembra interessato alla scena.
Intanto la carne dell’orso è già imputridita, e larve dalle dimensioni di un piccolo pene sono intente a banchettare con ingordigia.
Mio padre respinge la donna, la chiama continuamente puttana, la deride. Richard continua a frignare inginocchiato al suo cospetto.
Allora la donna inizia a mordersi le braccia all’attaccatura delle spalle, con furia incredibile. Si morde fino a staccarsele completamente, poi, con un’agilità fuori dal comune, si arrampica, utilizzando solo le gambe, sulla fontana, poi ancora più in su, fino alla cima della spada. Guarda verso il cielo, dopodiché si spinge con forza la spada in culo, fino ad impalarsi completamente. Rimane lì, immobile e con un sorriso distorto e sanguinante sul volto, finché non arriva un piccolo falco e le strappa gli occhi con gli artigli e con il becco. Sembra sorridere anche lui, mentre si volta a guardarci prima di volare lontano. Osservandola attentamente pare l’emblema della Cosmica Inutilità.
“Non lo faccia, non lo faccia...” continua a ripetere Richard frignante.
Mio padre mi mette a terra, estrae una pistola e me la punta alla testa. Ma io non tremo, non ho paura. La morte è il fottuto problema di chi resta in vita. La morte ci carezza con ambigua sensualità materna, compiendo ellittiche evoluzioni nella cultura del timore. Ma io mi rilasso e sorrido a mio padre dagli occhi celesti sgranati, poiché le persone malvagie non hanno proprio nulla da temere.
Poi un’esplosione senza dolore, ed infine buio glaciale.
Mi sveglio disteso per terra, in un giardino molto simile a quello del sogno. C’è una villa in rovina poco distante. Rimango a terra frastornato, mi guardo le sottili cicatrici sui polsi, regalo di un tentato suicidio, non tanto convinto, per la verità. Pulsano e si squarciano, dilatandosi come vagine sanguinolente. Si aprono altri tagli nelle mie braccia, paralleli ai primi, e sbucano occhi da questi tagli-vagina, tutti intenti a fissarmi. Ma non ne rimango particolarmente turbato e faccio finta di niente.
Riesco ad alzarmi in piedi, e a mettermi alla guida della Lamborghini, parcheggiata sull’erba poco distante da me. Ho la vista un po’ distorta, ma sto abbastanza bene, tutto sommato.
Torno verso casa, sono circa le tre di notte, e vado piuttosto lento. Passo un cimitero, poi una chiesa. Dopo ancora una casa con le persiane blu. Sul ciglio della strada c’è qualcosa che si muove, rallento ancora cercando di capire cosa sia.
D’un tratto una bambina vestita di celeste entra nella strada. E’ scalza, e ha i piedi tutti sporchi di sangue.
Si ferma nel mezzo, e si volta a guardarmi. Ha gli occhi completamente rossi. Emette uno strano ringhio con la bocca, prima di scomparire nella vegetazione dall’altro lato della strada.
“Porca troia!” Penso tra me e me. “Quella ragazzina del cazzo è più strafatta di me!”
Prendo il telefono, chiamo Richard, che dopo un po’ di squilli risponde con voce assonnata.
“Richard?”
“Sì signore?”
“Ti piacerebbe se portassi a casa una ragazza calva, la legassi al letto e, mentre la sto inchiappettando, tu ci riprendessi con la telecamera masturbandoti indomitamente?”
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categoria:richard
giovedì, 28 giugno 2007
L’allodola trilla
L’ape bombisce
L’aquila grida
L’asino raglia
La balena canta
Il bue mugghia
Il calabrone ronza
Il canarino canta
Il cane abbaia
La capinera cinguetta
La capra bela
La cavalletta frinisce
Il cavallo nitrisce
Il cervo bramisce
La cicala frinisce
Il cinghiale grugnisce
La civetta stridisce
Il colombo tuba
Il coniglio ziga
La cornacchia gracchia
L’elefante barrisce
Il fringuello chioccola
La gallina chioccia
Il gallo canta
Il gatto miagola
Il grillo frinisce
La iena ride
Il leone ruggisce
Il lupo ulula
Il maiale grugnisce
Il merlo fischia
La mosca ronza
La mucca muggisce
L’oca starnazza
L’orso bramisce
Il pappagallo parla
Il passero cinguetta
Il pavone paupula
La pecora bela
Il pettirosso chiccola
Il pipistrello stridisce
Il pulcino pigola
La rana gracida
La rondine garrisce
Lo sciacallo ulula
La scimmia grida
Il serpente sibila
Il tacchino goglotta
Il topo squittisce
Il tordo zirla
La tortora tuba
L’usignolo gorgheggia
La volpe guaiola
La zanzara ronza
 
Il cazzo che verso fa secondo voi? Secondo me annaspa e gronchia.
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categoria:stronzate, cultura anale, brandire un badile
mercoledì, 27 giugno 2007
Piango talvolta la notte stringendo in mano consunti laccini di seta. E’ bello sperare nel niente ricredendosi subito dopo. Se una donna scopa con un nano può essere considerata un’esperienza circense? E se un uomo scopa con una nana, è amore interspecie?
Continuo a piangere la notte, ascoltando i lamenti di un cane infossato, con il naso appuntito e gli occhi celesti. Migro le mani, inscatolando parti di cervello chirurgicamente divise in cassetti dai disparati colori. Annusando l’aria pare talvolta che il colore celeste esageri nella sua voluttà. Tengo un braccio meccanico nel forno, che adopro mensilmente per grattarmi le natiche. Faccio scorrere liquidi vischiosi sulla lingua, giocando a nascondino con l’inutilità.
Tengo, sulla credenza, una collezione di bottigliette immerse nel sangue d’agnello, sulle quali, con un pennarello dorato appositamente comprato, ho scritto le iniziali dei numeri fino a mille, saltando a dovere il numero centotrentasei.
Guardando muovere le mie mani capisco l’amplesso del decesso, cui fa seguito l’elaborato orgasmo svilente. Ma non mi perdo d’animo, e continuo a piangere brandendo collanine fatte con testicoli essiccati, decantandone le mirabili doti. Qualcuno si appresta all’acquisto, fuggendo indispettito subito dopo.
Tengo a guinzaglio uno smeraldo a forma d’ippopotamo arancione, ma ha una zampa mancante, dunque mi segue a fatica. Gli ho apportato una modifica sostanziale, ma è stato sleale farlo al tramonto. Adesso mi segue, ma non fedelmente come vorrei, e, dalla zampa restaurata, emette un fastidioso stridio che, abbassando le tapparelle del bagno, mi pare cambi di tono.
Mi sono lavato la testa nel cesso, dopo aver defecato. E’ stato bello, ma anche spossante. Mi sono rimesso le mutande al contrario, raffigurando la divinazione estatica dell’assenza religiosa.
Ora vado via, camminando sugli occhi, ma senza collirio. Ho un mostro robotico che mi vive nel retto, procurandomi indicibili noie. Fanculo.
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mercoledì, 27 giugno 2007

non ricordo se l'avevo messo... comunque è vecchio...

 

gigantoscopizzalo!

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categoria:quadri
mercoledì, 27 giugno 2007
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categoria:aioc
mercoledì, 20 giugno 2007
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categoria:aioc
giovedì, 14 giugno 2007
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categoria:
giovedì, 14 giugno 2007
Necrosi
 
Assecondo
Il decesso
Zampillando
Sgomento
E sulle falangi
Infuoco
Piccoli ceri
Neri
Come ai tempi
Superbi,
Come ai tempi
D’insicure
Corolle mature.
 
Creo soffici
Abbagli
Di trame
Intricate,
Nascondendo
Impagliate
Creature,
Nascondendo
L’arrendevolezza
Servile,
Piangendo ombre
Di zucchero
Fuso.
 
Ricordi i sorrisi
Appesi
Sul volto
Come
Pendenti corpi
Al patibolo,
Come
Crocifissioni
D’ere remote
Nel moderno
Odorare
Petunie
Insistenti?
 
Oggi
Al mio risveglio
E’ defunta la luce.
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categoria:poesie, poesia, minchia
mercoledì, 13 giugno 2007
 
Sto guardando, su un canale satellitare, un documentario sperimentale sui delfini bulimici, coprofaghi ed omosessuali. La cosa mi lascia senza parole, in un misto di disgusto ed attrazione.
Si stanno ingozzando con foga di ogni pesce che capita loro a tiro, poi, quello più grande che si chiama Cinzia, benché sia un maschio, monta su quello più piccolo, un Beluga bianco (definito dal regista Raimondo), ed inizia ad incularlo. Appena principiano l’amplesso, sono scossi da urti di vomito, dopodiché rigurgitano teste di pesce parzialmente digerite. Il regista zooma sul pene del delfino che penetra l’ano dell’altro, indugiandoci per un bel po’. Di seguito quello più grande inizia a defecare. Il regista inquadra l’ano che si dilata e si contrae, emettendo una strana merda filacciosa e quasi inconsistente.
Si allarga l’inquadratura, e si vede il piccolo Raimondo che percepisce la merda dell’altro nell’acqua. Si vedono gli occhi famelici del Beluga speranzoso di banchettare con feci di delfino appena prodotte.
Nel momento in cui la corrente porta alla bocca di Raimondo la merda di Cinzia, e la ingurgita di gusto, entrambi i delfini vengono scossi da tremori, e raggiungono l’orgasmo.
“Signore le è arrivato questo pacco anonimo...” interrompe l’idillio Richard.
“Dammi qua!” gli dico, piuttosto incazzato perché mi ha interrotto la visione. Tra l’altro mi era diventato anche duro.
Spengo la TV molto stizzito, ed apro il pacco. Dentro c’è un libro, rivestito con pelle di animale. La copertina è lavorata con intarsi d’argento e silicio, raffiguranti organi genitali astratti.
“Arcani Poemetti” è il titolo. Sulla copertina non c’è scritto altro.
Il pacco contiene anche un dvd masterizzato, senza nessuna scritta sopra.
Vado a leggere subito il primo poemetto, molto incuriosito:
 
“Frantumato Sfintere”
 
PRELUDIO
 
Sto
Con lo sfintere rotto
E un sacco di melagrane
Arrotolato di sotto.
Cammino sull’acqua talvolta,
Come una specie
Di Cristo corrotto,
Da ciabatte e calzini condotto.
Se non fosse per lo sfintere
Rotto
L’eguaglierei per smisurata natura
Ma la mia nerchia matura,
Di sicuro è più grossa,
Dell’eterea fava rossa,
Di un Cristo in censura.
Se osservo allo specchio
Il mio sfintere rotto,
Sembra un lampredotto
Appena bollito.
L’ho abbellito talvolta
Con ghirlande di rose,
Con ciclamini arrostiti
E leccornie pasciute,
Ma sono a me per natura
Sconosciute
Mirabili doti.
Se anch’io fossi nato
Nell’anno zero
Gliel’avrei rotto con cura,
Al Cristo in censura,
Quell’ultraterreno sfintere.
Avrebbe recitato meno preghiere
E le sue doti terrene sarebbero state.
Avrei camminato io sopra le acque,
E sarei riuscito a fottere vacche
Dalla fica smisuratamente lanosa.
Non avrei disdegnato
Neppure un secondo
Di riporlo nel ventre
Alla Madre Gloriosa.
Avrei leccato la fica
Sicuramente pelosa
Di colei
Che del falegname era sposa,
E con abile mossa
L’avrei insinuato nel retto
Della deprecabile rossa.
E il Cristo Piangente
Sarebbe fuggito
Spaurito e cadente,
L’avrebbe schernito la gente
E con arroventati bastoni
In ogni fessura
L’avrebbe infilzato.
Ma lui è nato
Nell’anno zero
E con lo sfintere intatto
Mentre io adesso mi attacco
A questo cazzo enorme e smanioso.
 
POSTFAZIONE
 
Mi dispero e mi cruccio
Con lo sfintere rotto,
Con lo sfintere rotto
AAAAAAAAH
Piango pene assurde e geniali
E vorrei scopare maiali
Per sottrarmi al tormento.
AAAAAAAAH
AAAAAAAAH
Delirio paura,
Ho lo sfintere rotto
Adesso sbotto, adesso sbotto
AAAAAAAAH
Salvami Cristo Penitente
Con il cazzo pendente
Dall’innominabile croce.
Salvami osannando il mio retto,
A colpo d’occhio un po’ stretto,
Ma in verità fracassata fessura.
 
Il poemetto è firmato da Gonzo. Non sapevo si dilettasse nella composizione di arcane scritture.
Incuriosito vado nella sala del plasma, e metto il dvd nel lettore.
Si vede Linda che accende la telecamera, e si distende tutta nuda sul letto, dove non c’è nessun serpente piumato.
Mi tornano alla mente alcune scene distorte di quella sera, che avevo rimosso. Ricordo che ad un certo punto mi sentivo scuotere dalla musica, voci infernali mi entravano nel cervello e fausti demoni mi venivano incontro muovendo la testa ed agitando le chiappe. I demoni erano insopportabili, tanto che, per difendermi, fui costretto a prendere una sedia formata da bisce di mare e a fracassarla contro il primo bastardo capitato a tiro.
Per terra c’erano curiosi gnomi che circondavano il letto, con in testa un cappello arancione. Ce n’era anche uno seduto sul comodino, più grande degli altri, e con la pelle grigiastra. Era completamente nudo tranne per un cappello blu scuro, e con entrambe le mani stringeva il suo cazzo spropositato, masturbandosi lentamente vicino all’ennesima fica di Linda, per l’occasione sbucata in mezzo alla fronte.
Il demone, ferito dalla sedia, era caduto a terra emettendo strani grugniti, ed era stato morso a lungo dalle serpi di mare, prima che queste fuggissero sotto il letto. Ricordo anche un rumore assordante, e delle vespe giganti che volavano per la stanza.
Continuo a guardare il filmato. Linda sembra scossa da strane visioni, mentre si masturba con un coscio d’agnello crudo. Ha una sola vagina e non tre, come mi era sembrato quella sera.
Si mette in ginocchio e sembra che cerchi di scacciare qualcosa d’inesistente con una mano, mentre s’infila il coscio d’agnello nel buco del culo. Emette sommessi gridolini, ma non dice niente.
Il suo viso si contrae in smorfie di piacere, poi si sfila il coscio d’agnello dal retto e lo divora crudo, con grandi morsi voraci.
Getta l’osso sotto il letto, si distende nuovamente, a cosce aperte, e qualche secondo dopo entriamo tutti e tre nella stanza. Landford non ha la testa di cavallo, ha soltanto il labbro inferiore piegato un po’ all’ingiù, e si muove come se lottasse contro la distruzione di sé stesso. Gonzo non è un demone gigantesco come mi era sembrato, ma scalpita e freme con una strana bava giallognola alla bocca. Indossa sempre occhiali da sole. Ridiamo e facciamo incomprensibili versi, mentre ci apprestiamo sul letto. Nella finestra non si sta schiantando nessun uccello dalla testa di pesce.
Lanford si avvicina alla telecamera e zoomma sulla fica di Linda che, effettivamente, è una sola. Adesso la stiamo fottendo nello stesso buco io e Gonzo, poi arriva anche Lan, e, sempre nello stesso buco, la fotte anche lui.
Landford tira fuori una valigetta piena di vibratori, frustini ed altri strumenti, che probabilmente appartiene a Linda, oppure a Gonzo.
Iniziamo a giocare con quegl’ammennicoli, introducendoli nel corpo della ragazza, a turno, mentre gli altri continuano a fotterla.
Io e Landford ci sfiliamo dalla fica ed infiliamo i nostri cazzi nella bocca di Linda, dolcemente, guardandoci negli occhi. Io sto sorridendo, lui ha uno strano ghigno sulla faccia. D’un tratto afferra la testa di Linda e le infila con forza il cazzo in gola. Io guardo verso la telecamera, ho gli occhi ribaltati ed emetto sinistri gorgoglii. Mi volto e prendo anch’io la testa della ragazza, spingendo il cazzo giù in profondità nella sua gola. Intanto Gonzo le sta fottendo il culo da una posizione assurda, quasi comica. Sembra stia nuotando nel mare, e ripete continuamente la parola riccio. Riccio... Riccio... Riccio...
La ragazza è scossa da forti conati, ed emette un enorme spruzzo di vomito, che in gran parte colpisce Gonzo. Per fortuna io e Lan ci scansiamo in tempo. Gonzo continua a muoversi come se stesse nuotando in un mare di vomito, adesso, e la severità del suo volto è attenuata da un insolito sorriso. Lecca un po’ di vomito, si alza di scatto e mi viene incontro.
Io sono fuori di testa, mi stacco da Linda, prendo una sedia di legno, e gliela spacco sulla schiena. Lui cade a terra, tormentato da dolori inconsulti ed incomprensibili.
Si alza a fatica, apre il comodino, estrae una grossa pistola con silenziatore e la punta alla testa di Linda, farfugliando qualcosa che non riesco a capire.
Landford sibila e si batte le mani sulle guance. Gonzo spara due colpi. La testa della ragazza schizza letteralmente sul letto, e sulla parete dietro, dove dipinge un macabro tramonto.
Continuiamo a fottere il cadavere, ridendo e stridendo, tutti sporchi di sangue.
Ad un certo punto mi alzo in piedi sul letto, gridando “STERMINIO! STERMINIO!!!” e cerco di infilare un braccio in culo a Linda.
All’inizio entra a fatica, ma, spingendo con forza, riesco a farglielo entrare dentro fino al gomito.
Estraggo il braccio pieno di merda e tutti e tre la fottiamo nell’enorme voragine che ho creato in quell’esile corpo.
I movimenti si fanno sempre più lenti, fino a che nella stanza tutto diviene stasi, una stasi sporca di merda, vomito e sangue.
Mando avanti il dvd, finché la luce della stanza non aumenta per l’avvicinarsi dell’alba e Lan si sveglia. Si guarda attorno sconcertato, vede il sangue, il vomito, la merda.
Ripete in continuazione cazzo, cazzo, cazzo, agitandosi avanti e indietro per la stanza. Si accorge della telecamera e corre a spegnerla.
Il filmato finisce così, e mi distraggo da questa visione pensando all’accoppiamento di rosei elefantini omosessuali, mentre tolgo il dvd dal lettore e mi accendo l’ennesima canna.
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categoria:richard
martedì, 12 giugno 2007

Non è pubblicità occulta, ma mi ha intrippasto sto coso, dategli uno sguardo se vi va...

Permette di costruirsi le scarpe della puma come ci pare...

https://www.puma.com/secure/mbbq/main.jsp?ip=IT

 Questa è venuta a me

gigantoscopizzala

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venerdì, 08 giugno 2007

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

postato da: loboto alle ore 12:57 | Permalink | commenti (5)
categoria:afterhours
giovedì, 07 giugno 2007
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categoria:aioc