Sto guardando, su un canale satellitare, un documentario sperimentale sui delfini bulimici, coprofaghi ed omosessuali. La cosa mi lascia senza parole, in un misto di disgusto ed attrazione.
Si stanno ingozzando con foga di ogni pesce che capita loro a tiro, poi, quello più grande che si chiama Cinzia, benché sia un maschio, monta su quello più piccolo, un Beluga bianco (definito dal regista Raimondo), ed inizia ad incularlo. Appena principiano l’amplesso, sono scossi da urti di vomito, dopodiché rigurgitano teste di pesce parzialmente digerite. Il regista zooma sul pene del delfino che penetra l’ano dell’altro, indugiandoci per un bel po’. Di seguito quello più grande inizia a defecare. Il regista inquadra l’ano che si dilata e si contrae, emettendo una strana merda filacciosa e quasi inconsistente.
Si allarga l’inquadratura, e si vede il piccolo Raimondo che percepisce la merda dell’altro nell’acqua. Si vedono gli occhi famelici del Beluga speranzoso di banchettare con feci di delfino appena prodotte.
Nel momento in cui la corrente porta alla bocca di Raimondo la merda di Cinzia, e la ingurgita di gusto, entrambi i delfini vengono scossi da tremori, e raggiungono l’orgasmo.
“Signore le è arrivato questo pacco anonimo...” interrompe l’idillio Richard.
“Dammi qua!” gli dico, piuttosto incazzato perché mi ha interrotto la visione. Tra l’altro mi era diventato anche duro.
Spengo la TV molto stizzito, ed apro il pacco. Dentro c’è un libro, rivestito con pelle di animale. La copertina è lavorata con intarsi d’argento e silicio, raffiguranti organi genitali astratti.
“Arcani Poemetti” è il titolo. Sulla copertina non c’è scritto altro.
Il pacco contiene anche un dvd masterizzato, senza nessuna scritta sopra.
Vado a leggere subito il primo poemetto, molto incuriosito:
“Frantumato Sfintere”
PRELUDIO
Sto
Con lo sfintere rotto
E un sacco di melagrane
Arrotolato di sotto.
Cammino sull’acqua talvolta,
Come una specie
Di Cristo corrotto,
Da ciabatte e calzini condotto.
Se non fosse per lo sfintere
Rotto
L’eguaglierei per smisurata natura
Ma la mia nerchia matura,
Di sicuro è più grossa,
Dell’eterea fava rossa,
Di un Cristo in censura.
Se osservo allo specchio
Il mio sfintere rotto,
Sembra un lampredotto
Appena bollito.
L’ho abbellito talvolta
Con ghirlande di rose,
Con ciclamini arrostiti
E leccornie pasciute,
Ma sono a me per natura
Sconosciute
Mirabili doti.
Se anch’io fossi nato
Nell’anno zero
Gliel’avrei rotto con cura,
Al Cristo in censura,
Quell’ultraterreno sfintere.
Avrebbe recitato meno preghiere
E le sue doti terrene sarebbero state.
Avrei camminato io sopra le acque,
E sarei riuscito a fottere vacche
Dalla fica smisuratamente lanosa.
Non avrei disdegnato
Neppure un secondo
Di riporlo nel ventre
Alla Madre Gloriosa.
Avrei leccato la fica
Sicuramente pelosa
Di colei
Che del falegname era sposa,
E con abile mossa
L’avrei insinuato nel retto
Della deprecabile rossa.
E il Cristo Piangente
Sarebbe fuggito
Spaurito e cadente,
L’avrebbe schernito la gente
E con arroventati bastoni
In ogni fessura
L’avrebbe infilzato.
Ma lui è nato
Nell’anno zero
E con lo sfintere intatto
Mentre io adesso mi attacco
A questo cazzo enorme e smanioso.
POSTFAZIONE
Mi dispero e mi cruccio
Con lo sfintere rotto,
Con lo sfintere rotto
AAAAAAAAH
Piango pene assurde e geniali
E vorrei scopare maiali
Per sottrarmi al tormento.
AAAAAAAAH
AAAAAAAAH
Delirio paura,
Ho lo sfintere rotto
Adesso sbotto, adesso sbotto
AAAAAAAAH
Salvami Cristo Penitente
Con il cazzo pendente
Dall’innominabile croce.
Salvami osannando il mio retto,
A colpo d’occhio un po’ stretto,
Ma in verità fracassata fessura.
Il poemetto è firmato da Gonzo. Non sapevo si dilettasse nella composizione di arcane scritture.
Incuriosito vado nella sala del plasma, e metto il dvd nel lettore.
Si vede Linda che accende la telecamera, e si distende tutta nuda sul letto, dove non c’è nessun serpente piumato.
Mi tornano alla mente alcune scene distorte di quella sera, che avevo rimosso. Ricordo che ad un certo punto mi sentivo scuotere dalla musica, voci infernali mi entravano nel cervello e fausti demoni mi venivano incontro muovendo la testa ed agitando le chiappe. I demoni erano insopportabili, tanto che, per difendermi, fui costretto a prendere una sedia formata da bisce di mare e a fracassarla contro il primo bastardo capitato a tiro.
Per terra c’erano curiosi gnomi che circondavano il letto, con in testa un cappello arancione. Ce n’era anche uno seduto sul comodino, più grande degli altri, e con la pelle grigiastra. Era completamente nudo tranne per un cappello blu scuro, e con entrambe le mani stringeva il suo cazzo spropositato, masturbandosi lentamente vicino all’ennesima fica di Linda, per l’occasione sbucata in mezzo alla fronte.
Il demone, ferito dalla sedia, era caduto a terra emettendo strani grugniti, ed era stato morso a lungo dalle serpi di mare, prima che queste fuggissero sotto il letto. Ricordo anche un rumore assordante, e delle vespe giganti che volavano per la stanza.
Continuo a guardare il filmato. Linda sembra scossa da strane visioni, mentre si masturba con un coscio d’agnello crudo. Ha una sola vagina e non tre, come mi era sembrato quella sera.
Si mette in ginocchio e sembra che cerchi di scacciare qualcosa d’inesistente con una mano, mentre s’infila il coscio d’agnello nel buco del culo. Emette sommessi gridolini, ma non dice niente.
Il suo viso si contrae in smorfie di piacere, poi si sfila il coscio d’agnello dal retto e lo divora crudo, con grandi morsi voraci.
Getta l’osso sotto il letto, si distende nuovamente, a cosce aperte, e qualche secondo dopo entriamo tutti e tre nella stanza. Landford non ha la testa di cavallo, ha soltanto il labbro inferiore piegato un po’ all’ingiù, e si muove come se lottasse contro la distruzione di sé stesso. Gonzo non è un demone gigantesco come mi era sembrato, ma scalpita e freme con una strana bava giallognola alla bocca. Indossa sempre occhiali da sole. Ridiamo e facciamo incomprensibili versi, mentre ci apprestiamo sul letto. Nella finestra non si sta schiantando nessun uccello dalla testa di pesce.
Lanford si avvicina alla telecamera e zoomma sulla fica di Linda che, effettivamente, è una sola. Adesso la stiamo fottendo nello stesso buco io e Gonzo, poi arriva anche Lan, e, sempre nello stesso buco, la fotte anche lui.
Landford tira fuori una valigetta piena di vibratori, frustini ed altri strumenti, che probabilmente appartiene a Linda, oppure a Gonzo.
Iniziamo a giocare con quegl’ammennicoli, introducendoli nel corpo della ragazza, a turno, mentre gli altri continuano a fotterla.
Io e Landford ci sfiliamo dalla fica ed infiliamo i nostri cazzi nella bocca di Linda, dolcemente, guardandoci negli occhi. Io sto sorridendo, lui ha uno strano ghigno sulla faccia. D’un tratto afferra la testa di Linda e le infila con forza il cazzo in gola. Io guardo verso la telecamera, ho gli occhi ribaltati ed emetto sinistri gorgoglii. Mi volto e prendo anch’io la testa della ragazza, spingendo il cazzo giù in profondità nella sua gola. Intanto Gonzo le sta fottendo il culo da una posizione assurda, quasi comica. Sembra stia nuotando nel mare, e ripete continuamente la parola riccio. Riccio... Riccio... Riccio...
La ragazza è scossa da forti conati, ed emette un enorme spruzzo di vomito, che in gran parte colpisce Gonzo. Per fortuna io e Lan ci scansiamo in tempo. Gonzo continua a muoversi come se stesse nuotando in un mare di vomito, adesso, e la severità del suo volto è attenuata da un insolito sorriso. Lecca un po’ di vomito, si alza di scatto e mi viene incontro.
Io sono fuori di testa, mi stacco da Linda, prendo una sedia di legno, e gliela spacco sulla schiena. Lui cade a terra, tormentato da dolori inconsulti ed incomprensibili.
Si alza a fatica, apre il comodino, estrae una grossa pistola con silenziatore e la punta alla testa di Linda, farfugliando qualcosa che non riesco a capire.
Landford sibila e si batte le mani sulle guance. Gonzo spara due colpi. La testa della ragazza schizza letteralmente sul letto, e sulla parete dietro, dove dipinge un macabro tramonto.
Continuiamo a fottere il cadavere, ridendo e stridendo, tutti sporchi di sangue.
Ad un certo punto mi alzo in piedi sul letto, gridando “STERMINIO! STERMINIO!!!” e cerco di infilare un braccio in culo a Linda.
All’inizio entra a fatica, ma, spingendo con forza, riesco a farglielo entrare dentro fino al gomito.
Estraggo il braccio pieno di merda e tutti e tre la fottiamo nell’enorme voragine che ho creato in quell’esile corpo.
I movimenti si fanno sempre più lenti, fino a che nella stanza tutto diviene stasi, una stasi sporca di merda, vomito e sangue.
Mando avanti il dvd, finché la luce della stanza non aumenta per l’avvicinarsi dell’alba e Lan si sveglia. Si guarda attorno sconcertato, vede il sangue, il vomito, la merda.
Ripete in continuazione cazzo, cazzo, cazzo, agitandosi avanti e indietro per la stanza. Si accorge della telecamera e corre a spegnerla.
Il filmato finisce così, e mi distraggo da questa visione pensando all’accoppiamento di rosei elefantini omosessuali, mentre tolgo il dvd dal lettore e mi accendo l’ennesima canna.