venerdì, 28 settembre 2007

 

 

 

postato da: loboto alle ore 20:17 | Permalink | commenti (8)
categoria:arte, pittura, minchiate, quadri
giovedì, 20 settembre 2007

Fase 1

 

 

Fase 2

 

 

Fase 3

postato da: loboto alle ore 19:44 | Permalink | commenti (5)
categoria:opere, quadri, quadro, olio su tela, chiappe fritte
mercoledì, 19 settembre 2007
postato da: loboto alle ore 09:09 | Permalink | commenti (7)
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lunedì, 17 settembre 2007
Ma ci pensi a Lucio Dalla che mentre ti incula canta “attenti al lupo”?
postato da: loboto alle ore 09:31 | Permalink | commenti (10)
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mercoledì, 12 settembre 2007
 
“... quella volta alla spiaggia di nudisti?” Sento questa frase ammezzata, provenire da fuori, mentre distrattamente inserisco un dvd masterizzato (che non avevo mai visto) nel lettore, ed inizio a guardarlo. Sul dvd non c’è scritto niente, c’è soltanto una farfallina stilizzata disegnata sopra.
Si vede una stanza tutta ricoperta di teli color porpora che ha qualcosa di familiare, ma non saprei dire il perché. Ci sono diversi secchi gialli per terra. Arrivano, camminando a quattro zampe, alcune ragazze vestite da barboncini ed iniziano a versarsi addosso il contenuto dei secchi, quasi sicuramente sperma rancido a giudicare dal colore, guaendo e scodinzolando allegramente.
Dal mio giardino giungono risate sguaiate, poi qualcuno continua: “Dopo cinque minuti l’avevo talmente duro che avrei inculato un babbuino!” Riconosco la voce di Landford.
“Non mi stupirei se tu l’avessi inculato veramente!”
Altre risate sguaiate.
“Ti ricordi, eravamo cinque o sei... e abbiamo iniziato a masturbarci furiosamente. Poco dopo, intorno a noi, c’era gente che gridava: EIACULO EIACULO! Emettendo strani grugniti di piacere...”
“Eh eh eh, altri gridavano PLIM! PLIM! ma non ne ricordo il motivo...”
Io continuo a guardare il film. Adesso un uomo enorme, vestito da orso, ha aperto la porta di una stanza dove c’è una piscina gonfiabile di colore rosa, piena di merda, e le ragazze ci si buttano dentro, rotolandosi e seguitando a guaire gioiose.
“E quando quella famiglia si è messa accanto a noi?”
“Ah Ah Ah! I bambini hanno cominciato a costruire castelli di sabbia dove stava seccando il nostro sperma, ignari della disperazione e del raccapriccio!!!”
Landford e Gonzo si sono fermati a chiacchierare fuori, e continuano a ridere come scemi. Io me ne sbatto, e seguito a guardare il film, che si sta facendo interessante. L’uomo vestito da orso, mentre osserva la scena della vasca, è al centro di un girotondo formato da sei piccole scimmie che si tengono per mano. Indossano vestitini da donna, alcuni gialli, alcuni celesti. Tre hanno anche un cappellino con un fiore al centro. Dopo un po’ le scimmie cominciano a succhiargli il cazzo, alternandosi nella pratica del fellatio. Il regista si sofferma sullo sguardo dell’uomo al di sotto della maschera, che è un misto d’ingordigia e sgomento.
“E quando siamo andati a pescare tonni?”
“Sì, la mattanza! Era veramente strano conficcare gli arpioni nella testa di quei pesci del cazzo... era possibile sentire l’istante preciso in cui si sfondava il cranio e l’arpione entrava nel cervello!”
“E poi il loro sguardo... impressionante... da come ci fissavano impietriti sembravano in grado di comprendere concetti per noi incomprensibili...”
“Sempre a raccontare storie!” Penso tra me e me, mentre l’uomo-orso interrompe il girotondo delle scimmie succhiatrici di cazzo, ne prende una in braccio e comincia a baciarla. La scimmia ci sta e ricambia i baci con la lingua. Intanto le ragazze continuano a sguazzare nella piscina rosa piena di merda, ne assaggiano piccoli sorsi, si leccano il sesso a vicenda, fanno artistiche evoluzioni totalmente ricoperte d’escrementi. Sembrano il ritratto della felicità.
Si sente bussare alla porta, l’uomo-orso smette di pomiciare con la scimmia ed apre la porta.
Entra nella stanza un altro uomo mascherato da cervo, con un enorme cazzo di fuori, e stringe a guinzaglio uno strano cane. Alcuni ricordi si smuovono nella mia mente, ma non riesco a metterli bene a fuoco.
Ancora le voci da fuori: “Ma l’hai sentito di Kakuei, quello che era nell’altra classe?”
“Il giapponese? No, che ha fatto?”
“L’hanno arrestato per pedofilia...”
“Mah... la pedofilia è una cosa strana... secondo me anche tutti questi cinesi che costruiscono giocattoli cancerogeni possono essere considerati pedofili...”
“In che senso?”
“Nel senso che, anche loro, lo mettono nel culo ai bambini!”
L’inquadratura si sposta in un’altra stanza, dove un immenso vitello è appeso al soffitto per una zampa. Ha gli zoccoli anteriori segati ed è scosso da tremiti quasi impercettibili. D’un tratto, camminando sul soffitto come un ragno, entra nella scena l’uomo-pagliaccio, si avvicina al grosso animale, ed incomincia a leccargli un occhio. Ha la lingua lunghissima, e lascia sulla pupilla della povera bestia una patina rossastra.
Fissa un attimo la telecamera, dopodiché si arrampica conficcando le unghie nell’animale, fino a raggiungergli il cazzo. Glielo succhia per un po’, poi glielo azzanna con furia, fino a staccarglielo di netto. Estrae una scatola lavorata d’avorio, identica a quella dell’altra volta, e lo ripone dentro. Guarda verso la telecamera e sibila incomprensibili parole, mentre il sangue gli cola dalla bocca su tutto il corpo.
“Colui il quale ingurgiterà il proprio eiaculato sarà ricolmo di letizia...”
Sembrano queste le parole uscite dalla sua bocca.
L’inquadratura ritorna nella stanza con la piscina rosa. Dalla porta entra anche un uomo vestito da coniglio giallo, che stringe in mano quello che sembra un agitatore elettrico, di quelli usati per montare il chiaro delle uova.
Il coniglio giallo e l’uomo-cervo (che nel frattempo ha liberato il cane dal guinzaglio), si dirigono verso la piscina gonfiabile. L’uomo cervo inizia a farsi succhiare il grosso cazzo da una delle ragazze totalmente ricoperte di merda, l’altro ne fa sedere un’altra, a gambe divaricate, sul bordo della piscina.
Il cane ha cominciato ad ingozzarsi degli escrementi, l’uomo-cervo fissa la telecamera con fare imbarazzante, mentre il coniglio giallo sta conficcando l’agitatore elettrico nella fica della ragazza. Quando l’accende, le piccole labbra si strappano, finché la fica diventa una fessura di carne macinata, indistinguibile. La ragazza urla, cade nella piscina, e il coniglio giallo la spinge nella merda, fino a farla soffocare.
Le altre ragazze sembrano fatte come biglie, e continuano a fottersi vicendevolmente, adesso con l’ausilio di falli in gomma.
L’uomo vestito da orso stringe in mano un’accetta, e sta decapitando, una per una, le sei scimmie succhiatrici di cazzi vestite da donna.
Il coniglio giallo fa uscire le ragazze dalla piscina rosa, e le manda via.
Entra un uomo mascherato da maiale, con guanti in lattice fuxia e stivali gialli. Dalle movenze effeminate sembrerebbe quasi Richard, se la cosa non fosse impossibile ed assurda.
Pulisce il sangue lasciato dalle piccole scimmie, utilizzando uno scopettone dal manico leopardato, poi prosegue pulendo la merda versata dalla piscina gonfiabile rosa.
Il cane dell’uomo-cervo annusa le scimmie decapitate che sono state ammassate in un angolo, e comincia a fotterle con rancore, masticandone alcuni pezzi.
Da dietro la telecamera esce un uomo nudo, con una maschera da teschio sul viso. Si pavoneggia un po’ davanti alla telecamera masturbandosi, dopodiché, preso dall’euforia, va verso le scimmie e il cane, cercando di sborrare un po’ su tutto.
Il filmato finisce così. Tolgo il dvd, spengo il tutto e vado verso la porta.
Grazie alla luce accecante del tramonto, quando appare davanti alla vetrata di casa mia, Gonzo, sembra proprio una sorta di divinità del cazzo.
Lan lo segue con un sorrisino beffardo sul volto.
“Cosa fate teste di cazzo?” chiedo io, sorridendo.
“Mah, sembravi occupato, ti abbiamo lasciato fare...” Risponde Lan.
Poi Gonzo inizia a parlare di Linda, di come ha fatto per farsi scagionare, del fatto che conosce gente importante nella polizia.
“E’ bastata una lettera di suicidio falsa e le impronte sulla pistola, per farmi scagionare senza troppi problemi!”
Gonzo continua a scorreggiare con indifferenza mentre parla di Linda.
Poi, d’un tratto, si sente il suono di sirene nell’aria, e, davanti al cancello di casa, arriva la polizia.
Gonzo estrae una pistola che sembra un cannone, e comincia a fare fuoco. La polizia risponde al fuoco, Gonzo si butta per terra, rotola fingendo agilità, in realtà è molto ridicolo, si nasconde dietro un muretto e continua a fare fuoco.
Ma non conosceva gente alla polizia, cazzo! Sibilo a Lan mentre ci nascondiamo dietro un muretto. Lan fa una faccia incredula, io alzo le mani e esco dalla copertura gridando:
“Fermi cazzo, fermi, cosa state facendo?!?”
Un proiettile mi colpisce alla spalla. Non sento proprio dolore, è più un fluire di disperazione ed incredulità. Cado in ginocchio, poi il dolore alla spalla si fa sentire, con un bruciore acuto ed affilato, perdo molto sangue. Sto svenendo, penso. Sto morendo, forse. Continuo a tenermi stretta la spalla, sento ancora il rumore di spari, Gonzo che grida “Vi fotterò, maledetti sbirri!”.
Chiudo gli occhi. Sto perdendo conoscenza. Dio ha creato i cani per fotterli, penso, un attimo prima di cadere in uno strano torpore, dove tutto è ovattato e fatto di carta velina rosa, celeste e giallo canarino.
 
La ferita alla spalla mi fa male, ma neppure troppo, mi hanno sistemato bene all’ospedale. La polizia ha preso Gonzo, lasciandoci andare dopo un interrogatorio.
Adesso, tanto per distrarmi un po’, sto scopando una bionda conosciuta ad un convegno sui diritti della foca bianca. In verità è lei che mi sta scopando, io ho la mente assente e pensierosa, mi stiracchio distrattamente, palpandole il seno sinistro ed osservandole il tatuaggio sotto l’ombelico, che, noto adesso, essere a forma di foca. Sembra quasi di fottere uno di quegli animaletti dal culo burroso e non riesco a capire se la cosa mi faccia più arrapare o incazzare.
Penso mi faccia incazzare, visto che mi sento il cazzo morto. La sensazione si estende, fino al punto in cui provo un sentore insolito, come se fossi morto veramente.
La guardo dritta negli occhi e le chiedo:
“Com’è fottere un morto, eh? Com’è fottere un morto del cazzo???”
Lei non risponde, distoglie solo lo sguardo ed emette gridolini di piacere.
Mi stanco di fottere quella foca bianca e la metto a pecora. Sul culo ha tatuato un grosso punto interrogativo. E’ forse una richiesta implicita di metterglielo nel culo?
Io non batto ciglio, le sputo fra le chiappe, e glielo infilo nel pertugio. Lei gode come un’ossessa, oppure soffre. Ma sembra più che goda in effetti, comunque sia non me ne frega un cazzo.
Pompo qualche minuto con foga, facendo bizzarre facce davanti allo specchio e cercando di cogliere il significato del Tutto, senza riuscirci molto bene. Ma è nel preciso istante in cui eiaculo avvertendo il fluire del seme all’interno del mio membro, che comprendo l’immensa magnificenza di Dio, dimenticandomene subito dopo, e svenendo nel letto.
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categoria:richard
mercoledì, 12 settembre 2007
 
"L'assurdo ciclo della vita e della morte." leggo su un cartello, davanti alla porta di un lussuoso palazzo. La parola ciclo è scritta in rosso. Sono nel posto giusto, penso. Faccio l'ultimo tiro dal fondino ed entro nell'atrio. L'ascensore emette strani cigolii mentre arriva al piano della mostra di Dafne. Ho seguito le indicazioni sul volantino che mi sono trovato davanti tempo fa, dopo l’ennesimo devastante risveglio. Si aprono le porte. L'arredamento è moderno, non ci sono molte persone. L'aria ha un odore strano, come verdure arrostite e patate in salsa tzatziki. Ma non è così forte da essere fastidioso. Vedo molti piccoli quadri rossi, appesi alle pareti di un pallido azzurro chiaro. M’incammino per la mostra, partendo dalla grande sala centrale. Illuminata dall’ampia vetrata, c'è una lapide che ha una pala di bronzo conficcata nel centro.
Appesa da sola alla parete, in una piccola bacheca di plexiglass sporco di rosso, su una tela di seta bianca c'è agganciato, con ganci chirurgici arrugginiti, un ammasso di carne dal colore grigiastro tendente al verde. Si vedono anche dei peli neri. Leggo il titolo inciso in una targhetta d'argento: “Aborto Spontaneo. 2di2”, c'è scritto. Dopo un brivido iniziale sorrido ricordando la stessa opera a casa di Gonzo e comprendendo l'intima genialità dell’artista. Vicino a me c'è un enorme uomo in camicia verde. È tutto sudato e sembra tremare. Ha il riporto, e gli occhiali rosa leggermente offuscati. Sta fissando un’opera che dalla posizione in cui mi trovo non riesco a vedere. Ha una mano in tasca, e la agita intento in quella che sembra una proficua masturbazione. Gira la testa e mi fissa per un attimo, tirandosi giù leggermente gli occhiali. Ha piccoli occhi appiccicosi, di un nero intenso. Smette di toccarsi e va nel corridoio stizzito. Sto per andare a vedere l'opera che l’ha tanto arrapato, quando mi sento toccare sulla spalla. Mi giro, c'è un’anziana signora, con i capelli tinti color grano maturo, che mi guarda. Stringe tra le dita un bocchino d'avorio. Tossisce e mi dice, con voce tendente al baritono: “Sai dov'è il cesso?”
“Come, scusi?” Rispondo io, che sto ancora fissando sbigottito la signora. Ha una giacca rosa, con ricami antichi sui bordi. Sotto porta un lungo vestito blu elettrico, e ai piedi ha scarpette da schiava color argento. Dalla cima spuntano lunghe unghie ricurve, smaltate di rosso.
“Il cesso, sai dov'è? Piscio sangue!”
“Penso sia di là, signora...” le dico indicando il cesso degli handicappati. La signora mi sorride mostrandomi un incisivo scheggiato, e va verso la porta che le ho indicato. Sulla schiena ha uno zaino con colori psichedelici e, noto soltanto adesso, lungo le gambe, le corrono due rivoli di liquido rosso scuro che le arrivano fino alle caviglie.
Vado verso il quadro che guardava l'obeso. È uno dei più grandi della sala. Riconosco subito Landford, ai tempi del liceo, con i capelli lunghi. Si trova nel centro della scena. L’opera è tutta composta di leggerissime sfumature di rosso. La ragazza dipinge con il mestruo, d’altronde. Nel quadro c'è anche lei, da giovane. È legata al letto, un letto a baldacchino. Nella stanza c'è la finestra aperta, le tende sventolano. Landford, con un gigantesco cazzo la penetra da dietro, inarcandole la schiena. Con una mano dagli artigli lunghissimi le strappa un seno. Il volto della ragazza è un misto tra piacere e dolore, mentre quello di Landford è inespressivo, tranne che per un leggero sorriso, quasi impercettibile. Sulle mattonelle, ai piedi del letto, c'è un nano che stringe in mano un teschio di cane. Tiene il suo grosso cazzo (ma più piccolo di quello di Lan) nell’altra mano mentre osserva eccitato la scena.
Secondo me il grassone si è arrapato guardando quest’ultima parte di quadro. Il titolo dell’opera è “Plagio dell’Eterno Augurio”.
Proseguo per la sala, ma non noto nient’altro che attiri troppo la mia attenzione. Forse il volto di una ragazza con il labbro leporino. Ma c’è qualcosa di grumoso negli occhi che rovina l’atmosfera, secondo me.
C’è un vecchio con i capelli bianchi e i baffi neri nel mezzo di un’altra sala. Porta il cappello e tiene in mano due grosse borse. Ci guarda dentro spesso, di nascosto, come per non svelare il contenuto.
“Cosa ci tiene?” Gli chiedo. La mia curiosità è troppa per potermi trattenere.
“Te lo dico solo perché mi sei simpatico...” Risponde con una strana calata nella voce. “Nella sinistra ci tengo bombe a mano, mentre nell’altra delle serpi. Le serpi sono intelligenti, riescono a riconoscere le mie mani in modo da non mordermi. Benché le serpi siano così intelligenti, le devo tenere separate dalle bombe... altrimenti mi farebbero saltare in aria!” Fa una piccola pausa. “Quelle serpi...” Conclude prima di allontanarsi “Hanno l’istinto omicida...”
Sapere dell’istinto omicida di quelle serpi del cazzo mi farà stare con un senso d’inquietudine per tutto il giorno.
Continuo per la mostra. C’è un quadro di Gonzo in una posizione simile a quella del dio indiano Ganesa, ha quattro braccia, e tiene, nelle quattro mani, una pistola, un vibratore, un martello e un fiore di loto. S’intitola “Coito Interrotto”.
Nella mostra non c’è traccia di Dafne, peccato, penso, magari mi avrebbe scopato in modo bizzarro come l’altra volta, e chissà dove mi avrebbe portato.
Mi soffermo su una piccola tela. C’è raffigurato un volto molto simile al mio... anzi, potrei essere anch’io all’età del Liceo. Ho un ghigno sulla faccia e, ai lati della bocca, due lunghi tagli che, percorrendo entrambe le guance, mi danno l’aspetto di un joker psicopatico. Il titolo è “Fallogenesi Purulenta” ma non riesco a comprendere il perché.
Sulla sinistra c’è un cestino, vengo attratto da un foglio di carta tutto sporco, che sembra una lettera. Lo raccolgo e inizio a leggere:
 
Cara Dafne,
Ho le vene del pene rigonfie di sangue, mentre scrivo questa lettera. Ho passato quasi tutto il giorno a masturbarmi pensando a te, e alle tue opere. Mentre mi masturbavo mi sono titillato anche le emorroidi,  aumentano il piacere a dismisura, se si fa con delicatezza. Ho provato anche ad infilarmi una banana nel buco del culo, una sorta di sacrificio in tuo onore, ma il dolore è stato troppo e non ci sono riuscito. Quando ho sfilato la banana aveva la punta rossa e marrone. Magari piano piano un giorno riuscirò ad omaggiarti anche con questo gesto. Per adesso mi sono limitato a leccare i miei prodotti, con delizia.
Mi eccita tantissimo odorare le tue opere, me lo fanno diventare di granito, perché sanno profondamente di te.
A pranzo oggi mi sono cibato della mia stessa merda, e tu? Mi ricorda l’odore delle tue opere, della tua vagina.
So già che non mi risponderai, e che butterai questa lettera nella spazzatura, come altre volte.
Ma ricordati una cosa, mia cara Danfne: i neri non scherzano mai.
 
Mr. Shit
 
Mi avvio verso l’uscita, un po’ deluso sinceramente, e schiaccio il pulsante dell’ascensore. Si aprono le porte emettendo cigolii di sgomento. Entro dentro dandomi uno sguardo negli specchi. Di sottofondo c’è una strana musichetta inquietante, sembra parlare di cazzi e fiche in inglese, ma non ne sono completamente certo. Le porte si stanno per chiudere ma il grassone di prima in camicia verde, sfoggiando una corsa altalenante, si fionda dentro l’ascensore con incredibile destrezza, vista la sua stazza.
E’ tutto sudato ed appiccicoso, e mi guarda con occhi imperscrutabili, con una strana luce che mi rende irrequieto, prima di rimettersi gli occhiali da sole.
“Tu mi piaci.” dice, indicandomi e ritraendo subito la mano, come per timidezza. Nell’ascensore c’è un odore nauseabondo, come di sudore misto ad urina che aleggia nell’aria, ci sfiora i contorni, ci fotte le narici.
Io non rispondo, spero di aver capito male, spero che l’ascensore arrivi velocemente in fondo alla sua corsa.
“Tu mi piaci...” ripete il grasso “Ti voglio.”
“Hem... non sono interessato... non sei... ecco... non sei il mio tipo...”
“Non mi interessa, io ti voglio, tirati giù i pantaloni!”
“No, guarda...”
“Tirati giù i pantaloni!!!” grida quel grasso pederasta del cazzo, e colpisce con un pugno lo specchio, mandandolo in frantumi. Si lecca il sangue fuoriuscito dal taglio sulla mano guardandomi con desiderio, dopodiché preme il pulsante di stop dell’ascensore, e si avvicina minacciosamente.
Io sono pietrificato in un angolo, non riesco a muovermi.
Il grasso si avvicina, inizia a toccarmi, mi bacia sul collo. Io chiudo gli occhi, disgustato. Nella mia mente vedo puffi decapitati che corrono in una segheria. La testa di Puffetta rotola lungo una collina, arriva Gargamella di corsa, la raccoglie e le infila il cazzo in bocca. Cerco di reagire, di spingere quell’enorme obeso gay e puzzolente lontano da me, ma è troppo grosso, non ce la faccio. “Spero di non sentire troppo male” penso, scosso dalla nausea.
Il grasso si slaccia i pantaloni e tira fuori il cazzo, non troppo grosso per fortuna.
“Tirati giù i pantaloni” ordina, iniziandosi a masturbare la mediocre verga, visibilmente arrapato.
Cerco di colpirlo con un calcio, ma lui si para e mi sbatte contro le pareti dell’ascensore. “E’ finita” penso.
Sento un rumore provenire dal soffitto dell’ascensore, alziamo gli occhi. Un rumore più forte. Colano gocce di sangue, che finiscono sul volto dell’obeso. Mi guarda per un attimo incredulo, poi il soffitto si sfonda e gli piomba addosso una strana figura.
Gli si avventa all’altezza del pube, e come una bestia rabbiosa scuote la testa mentre il grasso gay cerca di difendersi come può, grida, colpisce la testa dell’aggressore. La strana figura poi si volta, è l’uomo-pagliaccio, ha la faccia tutta insanguinata e digrigna i denti, dai quali pendono resti di piccolo pene che sembrano ritagli di carne di una macelleria.
“Non temere il colpevole, egli ha sempre ragione.”
Percepisco queste parole mentre l’uomo-pagliaccio mi guarda ed estrae qualcosa di molto simile ad un seghetto elettrico.
Il ciccione in camicia verde frigna in un angolo tenendosi con le mani ciò che resta del suo organo sessuale, e, quando vede il seghetto, spalanca gli occhi assumendo un’espressione veramente comica, se non fosse per il contesto.
L’uomo-pagliaccio gli tiene ferma la testa con una mano, ed inizia a segargli il cranio tutto intorno. A fine lavoro alza la calotta cranica e la tiene sollevata a mezz’aria per il riporto, mentre l’obeso si accascia in un angolo, scosso da piccoli tremori.
Osservo la scena con un certo distacco, pensando di essere in un sogno, in un film, in un fumetto truculento del cazzo.
L’uomo pagliaccio mi guarda, digrigna i denti, poi comincia a leccare il cervello del grasso che, ad ogni tocco di lingua, fa strani scatti con tutto il corpo. Il ciccione grida senza voce, ha gli occhi spalancati, si vedono nitidamente da dietro gli occhiali rosa.
Non contento l’uomo pagliaccio smette di leccare il cervello e gli sega mani e piedi, dopodiché, con un cavetto d’acciaio lo appende a testa in giù al soffitto dell’ascensore, dimostrando una forza sovrumana. Dagl’altoparlanti adesso esce musica classica, infarcita da tratti di tecno.
Lo lascia appeso per un po’, lo fa dondolare, lo sbeffeggia, poi, d’un tratto, gli recide il ventre e si mette a divorare le sue viscere.
Io faccio ripartire l’ascensore, si aprono le porte, per fortuna non c’è nessuno. Esco di corsa e per un attimo incrocio lo sguardo con uomo-pagliaccio che sembra dire: “Fuggi, e non temere il colpevole, egli ha sempre ragione.”
Esco sconvolto per strada, tutto è deserto, tutto sembra statico. Mi trovo davanti una bambina vestita di rosa con i capelli talmente biondi da sembrare bianchi, raccolti in trecce che sfiorano quasi per terra. Tiene una mano dietro la schiena e dice, con voce da filastrocca:
“Del sommo incesto arreco le prove,
Turpiloquio d’assiomi intriganti,
Di volti bianchi e spettrali,
Che degl’avi sciolgono il dove.”
Mi fissa per un attimo poi chiede:
“Mi ami? Tu mi ami?”
La guardo senza emettere parola, come impietrito.
Lei tira fuori l’altra mano, dove stringe un’enorme pistola scura, se la infila in bocca e, un attimo dopo, in un tripudio di schizzi rosso-grigiastri, si fa esplodere la piccola testa che, staccatasi di netto dal corpo, rotola per qualche secondo lungo il marciapiede fino ad una canaletta di scolo, dove rimanere completamente immobile.
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categoria:richard
mercoledì, 12 settembre 2007
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giovedì, 06 settembre 2007

Are... you... devoured... by... vermin? L’arido terreno assorbe la mia urina come una spugna famelica di succo. Mentre piscio ad occhi chiusi penso a quanto sarebbe magnifico eiaculare sangue e merda. Avrebbe sicuramente un sapore agrodolce, come quello delle salse che ti rifilano nei ristoranti cinesi. Barcollo all’indietro e sorrido, sgrullandomi il glande rosso e carnoso. Sento qualcosa affiorare dalle mie natiche. Ci infilo un dito dentro ed annuso... è merda. Mi sono cagato addosso e non me ne sono accorto...
E cosa ci faccio poi in questo deserto del cazzo? Come ho fatto ad arrivare qui? Le stelle sono incandescenti comete rosse, l’urina diventa sangue, le piccole piantine spoglie sembrano bestie in fase di accoppiamento, la notte e il giorno cessano di esistere, divenendo stessa identica cosa. Sanguino come una puttana. Ho lamette conficcate nell’addome, sento larve muoversi sottopelle, e, chiudendo gli occhi, continuo a vedere microrganismi trasparenti e luminosi, come al microscopio.
Tra le stelle volano, come streghe, luride vecchie senza mutande, hanno labbra raggrinzite e riarse fiche dalle quali cadono pezzi appiccicosi molto simili a croste di lebbra e formaggio. Qualcuno canta canzoni bellissime, quasi angeliche, che non riesco a comprendere. Mi scendono lacrime, come minuziosi clitoridi rigonfi e deformi. Il mio ano, sporco di merda, boccheggia frasi in codice morse. Linea punto punto. Punto punto. Linea linea linea. Pausa. Linea punto. Linea linea linea. Linea punto. Pausa. Punto. Punto punto punto. Punto punto. Punto punto punto. Linea. Punto.
Are... you... devoured... by... vermin?

 

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martedì, 04 settembre 2007

L'agriturismo

Vista dall'agriturismo

Castello del Buonconsiglio - Trento

Castello del Buonconsiglio - Trento

vista dal Castello del Buonconsiglio - Trento

corte del Castello del Buonconsiglio - Trento

Diavolo nel Castello del Buonconsiglio - Trento

Torre del Castello del Buonconsiglio - Trento

Esterno del Castello del Buonconsiglio - Trento

Esterno del Castello del Buonconsiglio - Trento

Muro di Mattarello con nascosto dietro il Castello di Mattarello

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categoria:trento, mattarello
martedì, 04 settembre 2007

 

Durante una collettiva a Mattarello, vicino Trento, questa mia opera ha subito uno sfregio, con un pennarello, direttamente sul pisello.

 

Dopo l’incazzatura iniziale, l’organizzatore della mostra (un geniale signore che si definisce un Cavaliere del 900 a.c.) mi ha fatto capire che ero riuscito a suscitare almeno una reazione, e che l’opera è uscita dal proprio contesto iniziale elevandosi a monito, quindi ho deciso che non cercherò di sistemarla.

A breve la foto del pisello “sfregiato”.

 

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