









Scusate la qualità delle foto, ma avevo solo il cellulare, e quello ho usato...
sono le mie onomatopee preferite.
Sbavatura di lumache striscianti
Pietà di sigillo su rosea carne,
Affetta, afflitta, di nero macchiata,
Languente all’ombra di petali scuri,
Cuori insicuri azzannati con cura.
L’abito intatto di bianche vestigia
Respira a fatica, sbiadita l’arte
Di tenere grida, osando l’arsura,
Venerea sutura avvinta da dita.
Nell’epitaffio svilito sul petto,
Ho stretto a me flagellabili mura
Di sbavatura accennabile appena,
Serena insolenza di troie ansanti,
Striscianti d’ossequi, ardenti di vita:
Turpe risveglio grondante di fica.
| « La gente deve essere presa a piccole dosi. » | |
| « Io non sono razzista, odio tutto il mondo. » | |
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(Anonimo)
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| « Escluso qualche pezzo di fica, se l'umanità intera dovesse sparire all'istante sarei felice come una lumaca. Dopotutto è la gente che mi ha reso infelice. » | |
La misantropia è l'odio o sfiducia nei confronti della razza umana, l'attitudine all'antipatia e alla sfiducia verso le altre persone. L'etimologia della parola proviene dal greco μίσος ("odio") + άνθρωπος ("uomo, essere umano"). Un misantropo è una persona che odia o non si fida dell'umanità e nella maggior parte dei casi della propria umanità.
La misantropia non implica necessariamente sadismo o masochismo, o una disposizione antisociale e sociopatica verso l'umanità.
Benché i misantropi esprimano avversione per l'umanità in generale, tendono ad avere relazioni personali normali con altri individui. La misantropia può essere motivata da sentimenti di isolamento o alienazione. La misantropia può assumere forma di arroganza culturale, quando una persona prova avversione verso l'umanità per una percezione di superiorità mentale sugli altri.
Rappresentazioni di misantropia sono comuni nella satira e nella comicità, anche se forme estreme sono generalmente rare, espressioni sottili sono più comuni, specialmente quelle che evidenziano i difetti e i limiti dell'umanità. In casi estremi, i misantropi possono ritirarsi dalla società, diventando eremiti o reclusi.
Giacomo Leopardi venne più volte tacciato di misantropia, anche se nelle sue opere, particolarmente nelle Operette Morali e nello Zibaldone, nega esplicitamente di essere misantropo:
| « Chi sostiene che la mia filosofia conduce diritto alla misantropia, vede le cose molto in superficie » |
La visione del Leopardi della misantropia è un malumore, un vero e proprio odio verso i propri simili, che non si affronta quasi mai direttamente, e che deriva dalla convinzione che la propria infelicità sia causata dai propri simili.
La sua opera, secondo quanto afferma,


Ho visto il più bell’episodio dei simpson della storia, quello con Lisa buddhista, e ho goduto come un cigno
(ora vado a dipingere)
Avventure alle quali ho assistita ma delle quali non ero il protagonista:
Capitan America: Io sono Capitan America! Mentre lei parla con Thor. Si volta, mi guarda e lo dico ancora una volta, io sono Capitan America e non ho niente da dimostrare. Se vuoi ti lascio il numero. Tu che super eroe sei? Mah, non saprei... Io dico che sei Catwoman.
Vomito: vomito dal finestrino mentre l’auto corre veloce. Vomito bile e succhi gastrici, l’esofago mi brucia, sono vicino al coma etilico, la gastrite e il mal di gola si fanno presenti.

Statemi lontano, sono un mostro.
Con il termine qualunquismo si indica un atteggiamento vagamente ispirato dalle azioni del movimento dell'Uomo qualunque, e che rinnega o almeno intenzionalmente ignora l'aspetto politico del vivere associato. Comparve in Italia nell'immediato dopoguerra.
È caratterizzato da una generica sfiducia nelle istituzioni, nei partiti, nei vari soggetti della politica, veduti come distanti, perniciosi o comunque di disturbo, di intralcio, nell'autonomo perseguimento delle soggettive scelte individuali. Questo atteggiamento è in genere considerato negativamente dagli individui politicamente attenti, che ne sottolineano i rischi connessi al rifiuto della partecipazione in un sistema democratico. Spesso l'attributo "qualunquista" è usato con senso spregiativo nel dibattito politico.
Sul qualunquismo si sono svolte analisi a diversi livelli, ad esempio in sociologia e in storia, partendo dall'assunzione dei contesti fattuali in cui ebbe a svilupparsi subito dopo l'instaurazione in Italia di un regime democratico. Le evidenze del tutto negative del mondo politico, subito dopo la sconfitta, offrivano molti spunti per lo sviluppo di sensazioni diffuse di insufficienza dei sistemi sociali, talvolta sfociando in non isolati casi di "depressione collettiva" per i quali il rigetto aprioristico della rappresentanza politica passiva ben poteva essere uno degli esiti. Fra i motivi di maggior disdegno della funzione di rappresentanza, vi erano certamente aspetti materiali come i lutti, le macerie, l'impoverimento, la perdita di status precedentemente acquisiti; e vi erano anche aspetti ideali come la guerra persa, la ferita gravissima all'immagine dell'appena costituita nazione, i tradimenti e le fronde, le riproposizioni e le camarille, l'attribuzione di potere a soggetti rivelatisi insufficienti (anche vista come causa delle negatività), e molti altri simili argomenti.
Si sono proposte perciò definizioni di vario genere, alcune influenzate da convincimenti personali, altre non nitidamente disinteressate, ma spesso concorrenti nell'indicare supposti riscontri di fenomeni psicologici collettivi. Un supposto fattore egoistico, opportunistico, potrebbe - si è detto - scardinare e rimuovere alla radice le motivazioni di adesione al contratto sociale, portando a considerare ciò che è "pubblico" come antagonistico, concorrenziale o belligerante, in qualche modo in danno, almeno temuto, della "sopravvivenza" o del restauro della tranquillità individuale. Ed anche l'aggravio delle sofferenze materiali nella quotidianità, effetto tipico dei tempi di crisi, condurrebbe naturalmente verso stati di necessità nei quali le esigenze individuali parrebbero del tutto sopraffare la possibilità di apertura all'attenzione verso le esigenze collettive, con conseguente demonizzazione di chi per ruolo o per convinzione tali istanze collettive rappresenti o solleciti (alcune analisi si sono spinte ad ipotizzare analogie con le risultanze di alcuni studi della sociologia criminale e della psichiatria forense).
Vi è perciò stato chi ha parlato di "fisiologicità" dello sviluppo di simili reazioni, come anche di una analoga fisiologicità per la quale questo tipo di reazione sarebbe di più pronta suscitazione presso i "delusi" di orientamento moderato-conservatore, essendo questi quelli maggiormente desiderosi di una strutturazione sociale "solida" e di una rappresentanza politica affidabile; per questo taluni hanno suggerito che potesse volgere a danno delle destre (rappresentanti modelli sociali "forti") attraverso un depauperamento dell'elettorato di riferimento. Da altri si è obiettato invece che il qualunquismo arrecherebbe vantaggio proprio a quelle parti della politica conservatrice che, dal disinteresse sullo svolgimento della delega democratica, trarrebbero miglior agio di introdurre modifiche sistemiche secondo comodo.
Storicamente, del resto, si registrarono simili orientamenti di quote di popolazione anche in altre nazioni, ad esempio in Francia, ove crebbe il Poujadismo ed ove si erano vissute analoghe delusioni con le note vicende di Vichy e con non minori danni, morali e materiali, di guerra.
In termini quotidiani, l'informazione e l'intrattenimento di massa offrono costanti espressioni di qualunquismo e lo coltivano come elemento di controllo del consumatore e dello spettatore, sono varii gli esempi nella pubblicità dove si presentano situazioni in cui la congruenza logica è volontariamente compromessa. O nella fiction televisiva, ad esempio la celebre serie "happy days" in cui il protagonista, a seconda della situazione del plot scelto per l'episodio si mostra estremamente insensibile, ottuso, magnanimo, coraggioso, arguto senza soluzione di continuità. Nella comunicazione, il qualunquismo può far parte di una strategia di livellamento popolare operata per ragioni commerciali o politiche.


