giovedì, 31 gennaio 2008
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martedì, 29 gennaio 2008
HD9
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martedì, 29 gennaio 2008
Ieri ho riscoperto vecchie foto (venivano stampate su carta, STUPORE!!!) e ne ho scannerizzata qualcuna, visto che non avevo un cazzo da fare...

 

 

Qui avevo l’espressione felice...

 

 

 

Qui cazzo iniziano i problemi... cioè... porco il mondo, va bene che tu, genitore crudele, mi vesta da cane, ma accidenti al maiale ingordo lurido, cosa cazzo me lo metti a fare il rossetto?!?!?!? Volevi fare, non so, una sorta di cane ricchione? Checcane, checcane... mah!

 

 

Qui raggiungiamo il top... maglietta di candy candy, e shorts al limite della pedofilia... non so, i miei genitori volevano adescare qualche disturbato del cazzo? O pensavano fossi buco già da bambino? Che poi uno si fa tante domande, perché sarò così, cosa c’è che non va in me... Ma porca di quella puttana, è tutta colpa dei genitori!!!!

 

 

Raggiungiamo tempi più moderni, un quadro non finito... dopo aver visto le foto dell'infanzia è più facile capire i miei quadri...

Qui avrò avuto 18 anni, ed ero metallaro peso... come mai un metallaro peso si vestirà a fiori??? E’ COLPA DEI GENITORI, CAZZO!!!!!

 

 

Qualche anno fa... gonfio a mangiare sushi con smalto nero... poi l'avvento delle digitali, e il sogno delle foto stampate è finito...

 

lunedì, 28 gennaio 2008

Senza titolo 83

 

C’è abbastanza spazio

Dentro

Per colmare la noia?

 

Il tuo sangue,

Non so,

Ha il gusto

Di mandorle e pesche.

 

Vorrei massacrarti,

Piangi, adesso?

 

Rallegrati

E guarda

La luna


Ha il sorriso sporco,

Stasera,
Di un cadavere

Sciolto dal cielo.

domenica, 27 gennaio 2008
HD8
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sabato, 26 gennaio 2008
HD7
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giovedì, 24 gennaio 2008
HD6
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martedì, 22 gennaio 2008

UNE CHAROGNE

Charles Baudelaire

 

Rappelez-vous l’objet que nous vîmes, mon âme,

Ce beau matin d’été si doux :

Au détour d’un sentier une charogne infâme

Sur un lit semé de cailloux,

 

Le ventre en l’air, comme une femme lubrique,

Brûlante et suant les poisons,

Ouvrait d’une façon nonchalante et cynique

Son ventre plein d’exhalaisons.

 

Le soleil rayonnait sur cette pou

Comme afin de la cuire à point,

Et de rendre au centuple à la grande Nature

Tout ce qu’ensemble elle avait joint ;

 

Et le ciel regardait la carcasse superbe

Comme une fleur s’épanouir.

La puanteur était si forte, que sur l’herbe

Vous crûtes vous évanouir.

 

Les mouches bourdonnaient sur ce ventre putride,

D’où sortaient de noirs bataillons

De larves, qui coulaient comme un épais liquide

Le long de ces vivants haillons.

 

Tout cela descendait, montait comme une vague

Ou s’élançait en pétillant ;

On eût dit que le corps, enflé d’un souffle vague,

Vivait en se multipliant.

 

Et ce monde rendait une étrange musique,

Comme l’eau courante et le vent,

Ou le grain qu’un vanneur d’un mouvement rythmique

Agite et tourne dans son van.

 

Les formes s’effaçaient et n’étaient plus qu’un rêve,

Une ébauche lente à venir,

Sur la toile oubliée, et que l’artiste achève

Seulement par le souvenir.

 

Derrière les rochers une chienne inquiète

Nous regardait d’un œil fâché,

Epiant le moment de reprendre au squelette

Le morceau qu’elle avait lâché.

 

Et pourtant vous serez semblable à cette ordure,

A cette horrible infection,

Etoile de mes yeux, soleil de ma nature,

Vous, mon ange et ma passion !

 

Oui ! telle vous serez, ô la reine des grâces,

Après les derniers sacrements,

Quand vous irez, sous l’herbe et les floraisons grasses,

Moisir parmi les ossements.

 

Alors, ô ma beauté ! dites à la vermine

Qui vous mangera de baisers,

Que j’ai gardé la forme et l’essence divine

De mes amours décomposés !

 

_____________________________________________________

 

UNA CAROGNA

 

Ricordi tu l’oggetto, anima mia,

che vedemmo quel mattino d’estate così dolce?

Alla svolta d’un sentiero un’infame carogna

sopra un letto di sassi,

 

le gambe all’aria, come una femmina impudica,

bruciando e sudando i suoi veleni,

spalancava, con noncuranza e cinismo,

il suo ventre pieno d’esalazioni.

 

Il sole dardeggiava su quel marciume

come volendolo cuocere interamente,

rendendo centuplicato alla Natura

quanto essa aveva insieme mischiato;

 

e il cielo contemplava la carcassa

superba sbocciare come un fiore.

Il puzzo era tale che tu fosti

per venir meno sull’erba.

 

Le mosche ronzavano sul ventre putrido

da cui uscivano neri battaglioni

di larve colanti come un liquame

denso lungo gli stracci della carne.

 

Tutto discendeva e risaliva come un’onda,

o si slanciava brulicando:

si sarebbe detto che il corpo gonfio

d’un vuoto soffio, vivesse moltiplicandosi.

 

E tutto esalava una strana musica,

simile all’acqua corrente o al vento,

o al grano che il vagliatore con ritmico movimento

agita e volge nel vaglio.

 

Le forme si cancellavano riducendosi a puro sogno:

schizzo, lento a compiersi,

sulla tela (dimenticata) che l’artista

condurrà a termine a memoria.

 

Dietro le rocce una cagna inquieta

ci guardava con occhio offeso,

spiando il momento in cui riprendere

allo scheletro il brano abbandonato.

 

- Eppure tu sarai simile a quell’immondizia,

a quell’orribile peste,

stella degli occhi miei, sole della mia natura,

mia passione, mio angelo!

 

Sì, tu, regina delle grazie,

sarai tale dopo l’estremo sacramento,

allora che, sotto l’erba e i fiori grassi,

andrai a marcire fra le ossa.

 

Allora, o bella, dillo, ai vermi

che ti mangeranno di baci,

che io ho conservato la forma e l’essenza divina

di tutti i miei decomposti amori.

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martedì, 22 gennaio 2008

POEMA FALLICO

 

 

PARTE PRIMA

 

PRELUDIO

 

Nefasta fu la mia marmorea verga,

Quantunque sognar di venir

Tra gli altipiani colli

Ivi goder trovava il giusto loco

Mi venne in mente!

Ah nobil fanciulla dal fallico volto,

Felice facetti quand’i’ donotti

Cotanta ferrea nerchia

E di filante speme

Ricopritti il volto!

 

Ah lussuriosa giovine

Quanto risonovve

Il mio fatato legno

Che i’ battovvi tra capo e colle!

Eri gaudente suina,

Quand’ivi succhiasti

Il mi’ sublim batacchio

Reso irto dall’eccitazion

Che la tu’ scrofica essenza

Si portava seco!

 

E godetti e godovvi

Quando l’inquilin che al

Pian di sotto vive

Intra le tue umidicce labbra

Sfrecciava lesto

E i’ ribaltovvi in mille e mille pose

E bacciovvi qui, e leccovvi qua

E goder vi vidi quan

In fra le rassode mele

Intrufolovvi il median dito del compiacimento!

 

E tu ansiman godendo

Pienamente molle e sudata andante

Tessevi pregiate lodi

Ad Alberto, regal Regnante

E principe glorioso!

Ah che dì superbo,

Che maialanti ore!

E di fulgen letizia

Mi si empieva il cuore

Quando sortendo Alberto

 

Dall’ardente tana

Sorrider lo scorgevo nel suo rossastro volto.

Poi un ardir diletto

Mi venne in mente,

E il cuor m’esplose

Di liete nuove.

Estraotti il mio lussuoso attrezzo

Dall’umida guaina spampanata

E con lesto disinvolto fare

Te lo ripuosi insidiando l’interiora.

 

Ah che alti stridi

Risonovvero nell’aire,

Che ansimanti grida!

Ah quanto piaciotti

Il mi’ lussurioso ingegno

Che d’inaspettato godo

Ti sconquassava tutta!

E quanto gioioso facetti Alberto

Che il suo solenne nome

Si meritava tutto!

 

E ti battevo su le compatte

Mele con la mia cazzuta mano,

E i miei regal marroni

Sbattendoti sul clito

D’un imminente orgasmo

Recavano novella.

Ma trasceso e disattento da cotanta

Orgasmica faccenda

Non mi rendetti conto

Di quan funesto poteva farsi il tutto.

 

In mentre agile e disinvolto

Come un giovine cerbiatto mi movevo

Udii un lieve suono

Provenotti dal mio cazzo.

Fiero non vi badai

E continuotti nel mio andazzo,

Già nell’intelletto

Ponderando in gioioso modo

D’operarti un pigiamino

Con la mi’ fumante speme.

 

Ma disgraziata fu

La sconsiderata azione,

Poiché il maestoso legno
Che compagno avevo

Da epoche remote

Crocchiò in maldestra guisa

Proprio all’acme del piacere,

Procurommi smisurato dolo,

E sgraziatamente troncotto in due

Ripienovvi il culo.

 

Ma nel mentre, il mio fecondo

Seme, sgorgava in smisurata foggia

E non trovando sfogo

Empieva il lacerato Alberto

Che eslpovve in malandato modo.

Ah che truce final per 'sì meravigliosa storia,

Che malaugurata sorte!

E in conclusion costretto fui

Tra le gambette mie

A farmi far una bella passerina.

 

Questo è l’oscuro epilogo

Del Fallico Poema

Funesto e minaccioso,

Che sia per tutti voi esempio

E per voi tutti grave prova,

Se venovvi un mente

Di ripuorglielo nell’ano

In principio con abbondante modo

Di vasellin filante

Spalmateglielo piano!!!

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categoria:poema fallico, vecchie scritture
lunedì, 21 gennaio 2008

Charles Baudelaire

Spleen

 

Quand le ciel bas et lourd pèse comme un couvercle

Sur l'esprit gémissant en proie aux longs ennuis,

Et que de l'horizon embrassant tout le cercle

Il nous verse un jour noir plus triste que les nuits;

 

Quand la terre est changée en un cachot humide,

Où l'Espérance, comme une chauve-souris,

S'en va battant les murs de son aile timide

Et se cognant la tête à des plafonds pourris;

 

Quand la pluie étalant ses immenses traînées

D'une vaste prison imite les barreaux,

Et qu'un peuple muet d'infâmes araignées

Vient tendre ses filets au fond de nos cerveaux,

 

Des cloches tout à coup sautent avec furie

Et lancent vers le ciel un affreux hurlement,

Ainsi que des esprits errants et sans patrie

Qui se mettent à geindre opiniâtrément.

 

- Et de longs corbillards, sans tambours ni musique,

Défilent lentement dans mon âme; l'Espoir,

Vaincu, pleure, et l'Angoisse atroce, despotique,

Sur mon crâne incliné plante son drapeau noir.

 

 

 

 

Traduzione

 

Quando il cielo basso e greve pesa, come un coperchio

Sullo spirito gemente in preda a lunghi affanni

E, dell’orizzonte abbracciando tutto il cerchio,

ci versa una luce nera più triste delle notti;

 

quando la terra è mutata in un’umida segreta

dove la Speranza, come un pipistrello,

va battendo i muri con l’ala timorosa

e picchiando la testa contro putridi soffitti;

 

quando la pioggia sciorinando le sue immense strisce

imita le sbarre d’una vasta prigione,

e un popolo muto di infami ragni

viene a tendere le sue reti in fondo ai nostri cervelli,

 

campane a un tratto balzano su con furia

e lanciano verso il cielo un terribile urlìo,

come spiriti erranti e senza patria

che si mettano a gemere ostinatamente.

 

- E lunghi cortei funebri, senza tamburi né musica,

sfilano lenti nella mia anima; la Speranza,

vinta, piange, e l’Angoscia atroce, dispotica,

sul mio cranio chino pianta il suo vessillo nero.

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venerdì, 18 gennaio 2008
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martedì, 15 gennaio 2008

Capitolo 26

 

Arriviamo all’entrata del carcere, Gonzo ci aspetta lì, con una piccola borsa in mano. Entra in macchina, e partono abbracci e saluti di rito. Si vede che lui e Viscera sono cari amici. “Andiamo a farcelo succhiare dalle puttane!” Grida, proprio Viscera, quasi in estasi.

Nessuno si può opporre alla volontà di Viscera, così patiamo veloci. Lungo il tragitto Gonzo ci racconta della sua permanenza in cella, dell’amicizia che ha fatto con un certo Anthony, un Bielorusso di sangue misto che divideva la cella con lui. Aveva aperto il cranio e mangiato il cervello alla moglie per una scommessa fatta con degli amici spagnoli.

“Era una tipo a posto...” Dice Gonzo, mentre si autopicca il primo tubo. Tira forte, guarda il rosone di luce riflesso sulla mano, e lo passa a Viscera.

“Oggi, per la mia partenza, ha indossato una camicia bianca e mi ha detto:

Io ho le palle piene di acqua santa, poiché sono il portatore del verbo.”

Riprende il tubo, tira forte, e continua, sbuffandomi fumo addosso:

“In quel momento ho capito perché si era vestito così, ma non ve lo posso dire, è un segreto tra di noi... In cella mi parlava anche di un certo progetto N.E.R.C.H.I.A significa Nessuna Emozione Rispettosa Che Ha Infinite Amicizie... Forse non vorrà dire un cazzo, ma non suona male...”

Continua ancora, tirando fuori un foglio spiegazzato:

“Vi leggo una poesia che ho scritto quando era dentro... Ecchimosi... si intitola” si schiarisce la voce e la recita, con profondità catarrosa:

 

“Vettovaglie distorte

Spruzzi di merda

 

L’uomo

Di lato

Ha divorato

Un cervello

Di donna

Mi stendo

Sul fianco spossato

Carezzandomi

Le guaste membra


Al risveglio

Ecchimosi sul volto...”

 

Rimaniamo un po’ perplessi, poi, attizzando un altro tubo, riporto il discorso sul festino di ieri sera:

“Ma il Cristo che era alla festa che fine ha fatto?”

 “Non c’era nessun Cristo...” risponde Viscera.

“Sul serio?” chiedo perplesso. “Mi ricordo che qualcuno l’ha forato con un trapano e l’ha fottuto con falli fluorescenti, vuoi dire che me lo sono sognato?”

“Eri fatto, quella roba ti sballa!”

Ridiamo tutti, poi Viscera, facendosi serio, dice a Gonzo:

“E’ morto Dio...”.

“Nooooooo, povero Dio!!! Era così affettuoso! E come è morto?”

“L’ho... beh... l’ho ucciso io...” dico, armai in botta piena.

“Mi dispiace sul serio... non...”

Ma Viscera mi interrompe:

“Ci sono cazzi che non ne vogliono proprio sapere di entrare nel culo, e culi che non accoglierebbero mai cazzi... ma dai retta a me, quel cane è morto contento: niente è meglio di un cazzo nel culo.”

Per fortuna l’ha presa bene, ma la sua sessualità mi mette dei dubbi.

La conversazione verte poi su una vacanza di Gonzo e Viscera, è Gonzo questa volta a raccontare:

“Vomitava ed io ero fatto di coca, con gli spasmi nel letto...

“Come stai?” Gli chiesi.

Ma lui continuava a vomitare, e nelle pause bestemmiava.

Poi disse: “Sto vomitando gesù bambino, cazzo, sto vomitando gesù bambino!!!”

A questo punto ridiamo tutti in macchina. Continua il racconto:

“Poi altri conati di vomito. Io ho chiuso gli occhi, mi sono addormentato e ho sognato cose assurde.”

Finisce di raccontare mentre Viscera tira fuori un cd dalla tasca, e lo mette nel lettore.

“E’ il nostro album” dice, mentre parte la musica del primo brano e alza il volume. “La canzone che dà il titolo all’album, Glorification of the Boar God”

Il suono è sintetico, ma abbastanza lento e cupo, poi sale di tono. Parte la musica dell’esorcista, su di questa pulsanti assoli di chitarra.

Contianua per un po’ poi Viscera urla:

“UOOOOOOOOOOOOOOOH”

 

Ancora un po’ di musica, con chitarre velocissime e batteria sparata.

Riparte:

 

“Glorification

Vanification

Determination

Masturbation

 

Glorificazione del Dio Verro

Lo sperma che cola ricopre il cielo

Ansima e disperditi, massacra

MASSACRA!

Il Dio Verro fotte il simbolo

Il Dio Verro domina e cosparge

IL DIO VERRO DOMINA E COSPARGE!!!!!

UOOOOOOOOOOOOOOOH

 

Grugnisco eiaculando

GRUGNISCO EIACULANDO!!!!

 

 

Il glande, l’abnegazione, il coito funesto

Dissacra le scritture, appoggia l’incesto

 

Glorification

Vanification

Determination

Masturbation

UOOOOOOOOOOH

 

Osservo il mio membro che scorre

La carne è rancida, la fica stride

Il Dio Verro è con me, lo sento

MASSACRA

Il Dio Verro è potere, il Dio Verro è gloria

Glorifica il Dio Verro

GLORIFICA IL DIO VERRO!!!!!

UOOOOOOOOOOOOOOOH

 

Grugnisco eiaculando

GRUGNISCO EIACULANDO!!!!

 

Il glande, l’abnegazione, il coito funesto

Dissacra le scritture, appoggia l’incesto

 

Glorification

Vanification

Determination

Masturbation

 

UOOOOOOOOOOH

UOOOOOOOOOOH

UOOOOOOOOOOH

 

Glorification

Vanification

Determination

Masturbation

UOOOOOOOOOOOOOOOOOOH

MASSACRA
MASSACRA
MASSACRA
MASSACRA

UOOOOOOOOOOOOOOOOH

 

“Quelle troie mi convincono!” Grida Lan, mentre finisce la canzone che abbiamo ballato battendo le mani sul tettino e agitando la testa come pazzi.

Sono due, di colore, una un po’ in carne e l’altra quasi anoressica. Mi fermo.

“Salite?” Chiede Lan con un sorriso beffardo.

“Certo amore, certo...” Le troie montano, una su Lan, una su Gonzo, sul sedile posteriore. 

"AAAAAAH" urla Gonzo. La troia gli ha schiacciato le dita nella portiera.

Ridiamo e partiamo a razzo. Ci indicano la strada per il loro appartamento, mentre nella macchina siamo in sei e chi può tasta dove capita.

La troia ripete “Amore... Amore...” dando le indicazioni, che non comprendo.

Dopo aver vagato per un po’ arriviamo alla casa giusta, parcheggio e scendiamo . Viscera e Gonzo aspettano giù, saliamo io e Lan.

Percorro il vialetto in uno strano stato di agitazione, non ho mai pagato una donna per farmelo succhiare, di solito me lo hanno sempre succhiato gratis, e con molto gusto. Ma dobbiamo festeggiare il ritorno di Gonzo e mi voglio proprio assaporare questo pompino.

Quando attraversiamo il portone, l’atmosfera è leggermente tesa, nessuno sa cosa dire. Saliamo sull’ascensore, è di un rosso allucinante, quasi intrauterino.  Per un attimo penso di proporre un’orgia a quattro, ma lascio cadere l’idea.

Entriamo nell’appartamento, Lan ha già scelto, se lo farà succhiare da quella un po’ più grossa con l’apparecchio, io invece ho subito puntato alla quasi anoressica, voglio proprio fottere le ossa di questa troia.

Una volta in camera, mi distendo sul letto. Lei cerca di slacciarmi la cintura con il teschio, ma faccio da solo. Me lo tiro fuori, è talmente moscio che dubito che mai si alzerà. La troia prende il preservativo, me lo mette sul cazzo con la bocca e inizia a pompare, tempo zero il cazzo le riempie la gola.

Inizio a toccarle il culo, a sfiorarle le cosce, mi arrapa questa troia nera, ma il pompino non mi appaga, la voglio sbattere. Lei continua a succhiare come un’ingorda, ma avverto una certa freddezza nei suoi gesti.

“Quanto vuoi per scopare?”

“Cinquanta...”

“Ok, scopiamo.”

Mi alzo, e mi spoglio completamente, lei fa lo stesso lasciandosi però gli stivali.

Vuole i soldi prima, la troia, così pago lasciando anche un’ampia mancia.

“Scopami amore...” dice.

Le monto sopra, lei allarga le gambe, prende il cazzo e se lo infila dentro senza indugi, senza esitazioni.

La luce si riflette sulla sua pelle, sul suo corpo magro da troia, creando un effetto bellissimo, quasi commovente.

Lei gode a tratti, mugola ogni tanto, quando se lo ricorda, io continuo a pompare, portandole le gambe in alto, sopra le mie spalle, fiero di fottere una fica nera, quasi anoressica.

Dopo un po’ mi stanco di questa posizione, la faccio mettere a pecora.

Lei si gira, mi mostra le belle chiappe nere, la sculaccio, inizio a fotterla. La prendo per le spalle, la strattono, lei si spinge contro il mio cazzo, ma ancora non vengo. Le prendo la pancia, la sollevo stantuffando affannosamente. Continuo un altro po’, poi mi stanco ancora, e la invito a salire sopra. “Scopami tu!” le ordino.

Mi monta, la troia, sbattendomi veloce. Io mi distendo sul letto, allargo le braccia e mi sento un po’ Cristo mentre cerco di entrarle dentro il più possibile. Le afferro le tette, le tocco il culo, le infilo un dito dentro, ma ha il buco del culo secco, non mi convince.

Continuiamo per un po’ così, poi la troia si sfianca “Te lo succhio, amore...” dice, fermandosi.

Anch’io mi sono rotto le palle, non riesco a venire, allora me lo prende in bocca, succhia, succhia, ma niente. Inizia a leccarmi le palle, mentre con la mano me lo raspa di brutto, allora vengo, un orgasmo abbastanza fiacco per la verità, ma soddisfacente.

Dopo essermi pulito il cazzo e rivestito mi guardo nello specchio, in profondità, come mai prima di ora. Nel mio dna c’è la follia di mio padre, mi piace, ma ne ho anche paura.

Osservo per un’ultima volta la stanza, il letto, poi chiamo Lan, che ha finito di farselo succhiare da un pezzo e ora sta facendo conversazione con la tipa con l’apparecchio. Usciamo e andiamo a recuperare Gonzo e Viscera, per il loro turno.

Una volta in macchina ci accendiamo una paglia e parliamo di quello che abbiamo fatto dalle rispettive troie.

“Ti sentivo ansimare!” racconta ridendo “l’avevo capito che la stavi scopando!”

Rido anch’io “Un pompino non mi bastava, avevo bisogno di fotterla! Te lo sei fatto solo succhiare?”

"Sì, avevo voglia di un pompino fatto da una nera con l'apparecchio..."

Intanto sul  vialetto che porta agli appartamenti passano le troie più assurde, vestite nei modi più disparati.

Una è una chiatta immensa, che sta per fottere con un ragazzino.

Ci fumiamo una canna nell’attesa, e facciamo discorsi allucinanti.

Tornano gli altri, sorridenti, salgono e la macchina riparte tra gli applausi e il delirio generale.

“Devo pisciare” dico dopo un po’... “Fermiamoci a quel bar!”

Ci fermiamo, vado diretto nel cesso.

Piscio osservando il rimasuglio del mio pene. Alzo gli occhi un attimo leggendo sulla parete, scritto a caratteri infantili: “W la passera umida!” Sorrido e, mentre mi lavo le mani penso: “Niente è splendido come pisciare.”

Fuori dal cesso c’è una bambina bionda con delle profondissime occhiaie che mi osserva con sguardo assente e avvilito mentre compro le birre, pago lentamente ed esco.

Prima di entrare in macchina alzo di nuovo lo sguardo, vedo che mi fissa ancora attraverso i vetri e, per un attimo, vorrei poterle aprire il cranio e divorarle quel piccolo cervello del cazzo.

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categoria:richard
martedì, 15 gennaio 2008

E io pensavo che Clerks e Clerks 2 fossero avanti...

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sabato, 12 gennaio 2008

“Ci sono coloro che guardano le cose come sono, e si chiedono perché..... Io sogno cose che non ci sono mai state, e mi chiedo perché no.”

                       Robert Francis Kennedy

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giovedì, 10 gennaio 2008

ACHTUNG!!!

Il capitolo 25 parteciperà ad un concorso letterario e, causa regolamento, ho dovuto toglierlo dal blog.

Chi fosse interessato alla lettura (mmmmh, qualche pazzo psicopatico con tendenze omicide?) mi contatti in pvt o per mail e gli verrà prontamente inviato insieme ad un pacchetto di supposte ruvide formato gigante in omaggio.

Saluti


Loboto

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categoria:richard
lunedì, 07 gennaio 2008
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categoria:angoscia, babbo natale
sabato, 05 gennaio 2008

Quando ci si muove rispetto ad un sistema di riferimento il tempo rallenta e la massa aumenta in maniera crescente man mano che ci si avvicina alla velocità della luce.

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venerdì, 04 gennaio 2008

Ebbro frusciare di foglie cadenti

 

Del sangue intorno ho intravisto la

Noia, la malevola piaga, l’estro

Sommo di un vagito frugale. Ho

Di noia dipinto orrori danzanti

 

Clini sugl’archi in rovina del tempo,

Nel bianco candore d’abbracci, di

Lodi inumate rivolte all’eterno.

(Dov’è il vostro dio dai lemmi splendenti?)


I ridenti singhiozzi legavano

L’ardore di giochi silenti, scossi

Bagliori, incanti defunti rivolti


Alle delizie dei giorni, dei canti

Avidi, spenti in lacrime fragranti,

Ebbro frusciare di foglie cadenti.

postato da: loboto alle ore 15:54 | Permalink | commenti (8)
categoria:poesie, poesia,
giovedì, 03 gennaio 2008
HD5
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giovedì, 03 gennaio 2008

Ho visto le chiavi di ricerca più assurde per giungere al mio blog e non me ne sono mai preoccupato più di tanto, ma se becco quello che c’è arrivato cercando “fica di bambina” lo eviro, gli spacco il culo a calci e glielo ricucio tipo cappottino vintage.

Sei avvertito.

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martedì, 01 gennaio 2008

Verità Assolute derivanti dalla serata:

 

·       Le cene con gli amici sono spesso divertenti quanto devastanti

·       La mancanza di autostima annichilisce

·       Un amico che, dopo cena, si infila un dito in culo, non ha prezzo

·       Il tragitto può essere esaltante

·       Anche se a prima vista potrebbe sembrare, non sono gay

·       Non riesco a socializzare perché odio l’umanità

·       Le donne ubriache sono le migliori

·       La vulva è un’icona, io forse sono un iconoclasta, ma anche no

·       Non sono cattivo, in verità, e neppure un serial killer psicopatico del cazzo

·       La maggior parte delle persone con cui parlo non crede e/o odia dio

·       Il siero antivipera serve quando meno te lo aspetti

·       Non chiamarmi bianco, non chiamarmi bianco

·       E’ sempre l’ora per baciare le mie sode chiappette

·       Il tempo non è relativo, siamo noi a relazionarci ad esso

·       Nel 2008 non mi sforzerò minimamente di essere più buono

Don't Call Me White - NOFX

Don't call me white, Don't call me white
Don't call me white, Don't call me white

The connotations wearing my nerves thin
Could it be semantics generating the mess we're in?
I understand that language breeds stereotype
But what's the explanation for the malice, for the spite?

Don't call me white, Don't call me white
Don't call me white, Don't call me white

I wasn't brought here, I was born
Circumsized, categorized, allegiance sworn,
Does this mean I have to take such shit
For being fairskinned? No!
I ain't a part of no conspiracy,
I'm just you're average Joe.

Don't call me white, Don't call me white
Don't call me white, Don't call me white

Represents everything I hate,
The soap shoved in your mouth to cleanse the mind
The vast majority of sheep
A buttoned collar, starched and bleached
Constricting veins, the blood flow to the brain slows
They're so fuckin' ordinary white

Don't call me white, Don't call me white
Don't call me white, Don't call me white

We're better off this way
Say what you're gonna say
So go ahead and label me
An asshole cause I can
Accept responsibility, for what I've done
But not for who I am

Don't call me white, Don't call me white
Don't call me white, Don't call me white
Don't call me white, Don't call me white

 

 

 

Non Chiamarmi Bianco

Non chiamarmi bianco, non chiamarmi bianco
Non chiamarmi bianco, non chiamarmi bianco
I significati impliciti logorano i miei deboli nervi
Potrebbe essere la semantica a generare il casino in cui ci troviamo?
Capisco che il linguaggio origina stereotipi
Ma qual'e' la spiegazione per la malevolenza, per il rancore?

Non chiamarmi bianco, non chiamarmi bianco
Non chiamarmi bianco, non chiamarmi bianco

Non sono stato portato qui, sono nato
Circonciso, catalogato, legato da un giuramento all'obbedienza
Questo significa che devo accettare una tale merda per essere chiaro di pelle? No!
Non faccio parte di nessuna cospirazione, sono solo il tuo Joe normale
Rappresenta tutto quello che odio
Il sapone ficcato in bocca per purificare la mente della grande maggioranza delle pecore
Un collare abbottonato, inamidato e imbiancato
Restringendo le vene, il sangue scorre lento al cervello
Tanto che loro sono cosi' fottutamente comuni bianchi

Non chiamarmi bianco, non chiamrmi bianco
Non chiamarmi bianco, non chiamarmi bianco

Oh, stiamo meglio fuori da questa situazione?
Oh, di' quello che stai per dire
Percio' vai avanti ed etichettami come uno stronzo
Perche' posso accettare responsabilita' per quello che ho fatto
Ma non per quello che sono.

 

postato da: loboto alle ore 14:44 | Permalink | commenti (3)
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