venerdì, 28 marzo 2008
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giovedì, 27 marzo 2008

Focomelico

 

Se l’apogeo divenisse instabile,

Deturpato da feretri lucenti,

E la pioggia sempiterna stremasse

Ogni piccolo gesto, ogni emozione,

 

E l’ecumenica preghiera assolta

Non fosse che polvere desolata

Scivolosa e serpeggiante sul cuore,

Agiresti tu, chimera insensata?

 

V’è un eremo invalicato di

Ombre sottese, letarghi avviliti,

Sfiniti obelischi eretti in rovina.

 

Non irrompono né fuggono grida,

Vi è solo il livore della pioggia

Che desolata infrange, lenta spira.

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categoria:poesia, fregnacce, endecasillabi
martedì, 25 marzo 2008
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venerdì, 21 marzo 2008
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venerdì, 21 marzo 2008
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giovedì, 20 marzo 2008
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martedì, 18 marzo 2008
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domenica, 16 marzo 2008
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venerdì, 14 marzo 2008

 

 

 

 

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giovedì, 13 marzo 2008

L'Uomo Pagliaccio

si mette in ghingheri

e si prepara

al prossimo concorso.

Ingrandiscilo

Olio su tela

150x100 cm

2007

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categoria:arte, quadri, tela
martedì, 11 marzo 2008

Infanticidio

 

Eviscerò il pesce e ne pulì

Le carni. Trangugiò caldi intestini

Singhiozzando lacrime inabitate.

Guizzava il dubbio su fradice polpe

 

Imbrattate di colpe innominate.

Gustò adagio la coppa insolente

E penitente decadde stremato.

Lambì da terra riversa l’iride,

 

Azzannando poi la testa tranciata,

L’elsa inclinata sgretolava l’indole,

Gocciando seme di lutto agghindato.

Sotto al feretro lo scheletro nero

 

Raschiava esperto il silenzio smodato

Giungendo infine nell’eremo ostile.

Giaceva riversa l’urna nel fango

Come oscuro disperato monile.

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categoria:poesie, poesia, endecasillabi
mercoledì, 05 marzo 2008

Orazione

 

Nei tragitti oscuri, trame affilate

E seducenti distolgono l’estro,

La creatività primaria. Riponi

Labili térmiti in angoli bui,

 

Stanze segrete tra illuse prodezze;

Trattieni, su mani afflitte in carezze,

Dall’epidermide chiara sopra ogni

Cosa, danzanti interiora predate.

 

Sazia con floride dita l’encomia

Introversa, incessante nel perpetuo

Dilaniare. Appassisci. Affiora lungo

 

La linea d’aurora impietosa, come

Tremolio sognante appena. La vena

Recisa lasciava il segno del tempo,

 

Sfilava. E stanca variava al manto

Dei fiori increduli, bocci assolati.

Nell’ombra di meraviglie invadenti,

Fresche, speranzose, si culla invano

 

Il prelibato succo delizioso.

Prezioso di cipigli chini s’erge,

Sussulta. La volta del cielo curva

Brandisce ora le necrofore mani.
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categoria:poesie, poesia, paura del buio, deficienza, mestruo cosmico, imene ancestrale
martedì, 04 marzo 2008

Erezione

 

Scenderanno cazzi dal cielo, e tu ne succhierai.

Della voce intarsiata di cadaveri indotti

Rimarranno le prove, embrioni immaturi

Immolati all’ego, all’estatico abbaglio.

 

Cellule morte cadranno in sorrisi,

In sciocchi giochi di carezze assonnate

(Notti agognate vomitate in bisogni?),

E dei sogni rimarrà un involucro vuoto.

 

Non serviranno lacrime a riportare
La luce soffusa, il declinato senso
Digiuno di remote grida ansimanti.

 

Assapora. Sosteranno puttane su

Altari splendenti, e madonne

Penitenti, capitoleranno al giogo.